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Come deve firmare il mandato alle liti l'amministratore di condominio?
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Come deve firmare il mandato alle liti l'amministratore di condominio?

Quando l'amministratore firma un documento in nome e per conto del condominio

Avv. Alessandro Gallucci  

La domanda che abbiamo posto nel titolo non è casuale o frutto di una particolare "vena cavillatoria", ma trae spunto da un fatto reale proposto da una sentenza di Cassazione, la n. 17493 del 31 luglio 2014.

In breve, il fatto è questo: un amministratore firmava il mandato alle liti all'avvocato del condominio e lo faceva indicando solamente il suo nome senza spendere la qualifica di legale rappresentante della compagine.

La controparte eccepiva la carenza di rappresentanza processuale per mancata indicazione della qualifica: un modo di mettere fuori gioco il condominio dalla causa.

Prima di vedere che cosa ha deciso la Cassazione in merito a questa eccezione è utile ricordare che cos'è la procura alle liti e come, la spendita del potere di rappresentanza, in altre circostanze, è fondamentale per evitare disguidi (rogne direbbe qualcun altro) all'amministratore stesso.

Ai sensi dei primi due commi dell'art. 83 c.p.c.

Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura.

La procura alle liti può essere generale o speciale e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Una firma può costar caro. I limiti del mandato dell'amministratore

Il terzo comma specifica su quale atto ed in quale parte dello stesso possa essere conferita la procura.

Chiaramente siccome l'amministratore la conferisce in nome e per conto del condominio che rappresenta, tale fatto deve essere chiaro e lampante, ai fini della riconoscibilità piena del soggetto contenuto (il condominio).

Purtuttavia, non è necessario che la qualifica sia menzionata espressamente nella procura se essa è comunque rinvenibile nell'atto di costituzione in giudizio.

In tal senso la Cassazione, con la sentenza citata in principio, ha ribadito "che la procura alle liti è valida anche se la persona fisica che la conferisce non indichi espressamene la qualità di rappresentante della persona giuridica per la quale agisce, purché tale qualità risulti dall''intestazione o anche dal contesto dell'atto cui inerisce, in considerazione del collegamento materiale dei due atti ed attesa la possibilità che nel conferimento della procura alle liti la spendita del nome assuma forme implicite)" (Cass. 31 luglio 2014 n. 17493).

Non ammette sottointesi, si accennava vagamente in precedenza, un'altra fattispecie nella quale l'amministratore firma un documento in nome e per conto del condominio; si tratta degli assegni bancari.

Rispetto a questo particolare titolo di credito, infatti, la Cassazione avuto modo di affermare che non basta l'esistenza di una procura o di un potere ex lege ma che è necessaria anche "l'apposizione della sottoscrizione sul titolo con l'indicazione di tale qualità pur senza l'assunzione di formule sacramentali e con le sole modalità idonee a rendere evidenti ai terzi l'avvenuta assunzione dell'obbligazione in nome altrui (Cass. 13906 del 2005; in tema di obbligazione cambiaria Cass. 10388 del 2012).

In mancanza di tale specificazione le conseguenze giuridiche conseguenti all'emissione del titolo sono esclusivamente a carico di chi risulti averlo sottoscritto (Cass. 10417 del 2010, con riferimento all'illecito amministrativo relativo all'emissione di assegno bancario o postale privo di provvista o senza l'autorizzazione del trattario)" (Cass. 12 novembre 2013 n. 25371).

L'amministratore che emette un assegno scoperto senza dichiarare di essere l'amministratore del condominio si prende un bel protesto.

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