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Perché se il manufatto è abusivo si può chiedere comunque l'accertamento dell'acquisto per usucapione?
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Perché se il manufatto è abusivo si può chiedere comunque l'accertamento dell'acquisto per usucapione?

Accertamento dell'acquisto per usucapione anche se il manufatto è abusivo

Avv. Alessandro Gallucci 

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 3979 dello scorso 18 febbraio, risponde con chiarezza, confutando nuovamente un precedente contrario orientamento, alla domanda che abbiamo posto nel titolo dell'articolo.

Tutto nasce, nemmeno a farlo apposta, dalla più classica delle "beghe" di vicinato.
Tizio eseguiva opere di manutenzione della propria abitazione e Caio gli constava, citandolo in giudizio, la loro irregolarità.

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A quel punto Tizio, nel difendersi, chiedeva l'eliminazione di altre opere eseguite da Caio su un cortile comune perché a suo dire queste erano abusive.

Caio chiedeva l'acquisto per intervenuta usucapione dei manufatti realizzati nel cortile comune.

Risultato: sia in primo che in secondo grado Tizio veniva condannato a rimuovere le opere abusive e Caio otteneva l'accertamento dell'usucapione.

Da qui il ricorso per Cassazione che nella sostanza, tra le altre, ha dovuto rispondere alla seguente domanda: com'è possibile acquistare per usucapione delle opere edilizie abusive.

Vedi anche: Acquisto per usucapione: se lo sanno in pochi il possesso non è pubblico e quindi non parte il conto alla rovescia per l'acquisto

La risposta fornita dalla Suprema Corte è articolata e convincente.

Secondo gli ermellini "la mancanza di concessione edilizia non può costituire impedimento all'acquisto per usucapione, in presenza dei presupposti di cui all'art. 1158 c.c. e, cioè, del possesso ultraventennale della costruzione, con opere, quindi, visibili e permanenti, in presenza, inoltre, di un possesso continuo, non interrotto, non viziato da violenza o clandestinità" (Cass. 18 febbraio 2013, n. 3979).

Ciò perché, proseguono da piazza Cavour" il difetto di concessione edilizia della costruzione esula dal giudizio che attiene al rispetto della disciplina delle distanze la cui disposizioni attengono alla tutela del diritto soggettivo del privato e, d'altra parte, tale diritto non subisce alcuna compressione per il rilascio della concessione stessa, trattandosi di provvedimento amministrativo che esaurisce la sua rilevanza nell'ambito del rapporto pubblicistico tra l'amministrazione ed il privato che ha realizzato la costruzione.

=> Pericolosità dello stabile abusivamente realizzato.

Consegue che la mancanza di detto provvedimento autorizzativo non può neppure incidere sui requisiti del possesso "ad usucapionem", in linea, fra l'altro, con la sentenza di questa Corte n. 594/1990 (citata dal giudice di appello), laddove si afferma che l'esecuzione di una costruzione in violazione delle norme edilizie da luogo ad un illecito permanente e la cessazione della permanenza è determinata, fra le altre cause, dal decorso del termine ventennale utile per l'usucapione del diritto di mantenere la costruzione nelle condizioni in cui si trova.

Conformemente a tale precedente giurisprudenziale, in più recenti pronunce di questa sezione è stato affermato il principio che, in materia di violazione delle distanze legali tra proprietà confinanti, deve ritenersi ammissibile l'acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata dalle norme del codice civile o da quelle de regolamenti e degli strumenti urbanistici (Cass. n. 4240/2010; n. 22824/2012) (Cass. 18 febbraio 2013, n. 3979).

Insomma secondo la Cassazione una cosa sono le violazioni delle norme amministrative finalizzate all'ottenimento dei provvedimenti necessari per costruire e quindi i rapporti tra privati e pubblica amministrazione, altro le irregolarità delle disposizioni dettate in materia di distanze o più in generale quelle afferenti profili relativi a rapporti tra privati.

In questo contesto, chiosano i giudici spazzando via ogni dubbio sulla bontà di precedenti giurisprudenziali difformi, "anche per il diritto di proprietà, benché imprescrittibile, opera la distinzione tra effetto estintivo ed effetto acquisitivo in relazione al decorso del tempo sicché, coerentemente con la disciplina di tale diritto, comprensivo di quello al rispetto delle distanze legali, non vi è ragione per escludere, nell'ambito del rapporto privatistico, l'usucapione da parte del confinante del diritto a mantenere l'immobile a distanza inferiore a quella legale, ferma restando, nel rapporto tra privati e P.A., la disciplina pubblicistica dettata per la tutela delle prescrizioni urbanistiche di pubblico interesse.

In tal modo viene contemperato l'interesse del privato a non sottostare alla possibilità che il vicino possa agire in ogni tempo per il rispetto delle distanze legali, con la salvaguardia dei poteri riservati in materia alla P.A. che, in quanto autorità deputata al controllo del territorio, può incidere esclusivamente sul rapporto pubblicistico con il proprietario e responsabile dell'abuso, reprimendo l'illecito edilizio anche attraverso l'ordine di demolizione della costruzione eseguita in assenza o totale difformità o variazione essenziale della concessione edilizia" (Cass. 18 febbraio 2013, n. 3979).

=> Usucapione, cosa succede se il proprietario contesta il possesso?

=> La proprietà: se ne può chiedere l'acquisto per l'usucapione anche in sede d'appello

Cerca: usucapione costruzione distanze

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