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Edifici con facciate rivestite in "tessere di mosaico" realizzate in ceramica. È possibile rinnovarle sfruttando il Sismabonus 110%?

In alcune città italiane molti edifici, soprattutto quelli costruiti negli anni '60 e 70, presentano le facciate rivestite con piccolissime piastrelle che, col tempo, possono staccarsi…
Ing. Cristian Angeli Ing. Cristian Angeli 

Ogni tempo ha le sue mode e ciò vale tanto nei gusti quanto nei vestiti.

Vale anche nell'architettura e così, anche per chi non è un tecnico, è facile distinguere un edificio realizzato negli anni '60 da uno realizzato negli anni '90, oppure oggi.

A volte si differenziano per le forme, altre volte per piccoli dettagli, come ad esempio le finiture o i colori.

Anche i rivestimenti possono costituire uno di questi tratti distintivi. Ad esempio molti edifici presentano le facciate completamente ricoperte con piccolissime piastrelle di ceramica, o vetrose, o in gres, che conferiscono caratteristici colori e lucentezza.

La manutenzione "leggera" delle facciate rivestite in mosaico

È normale che col tempo i rivestimenti ceramici perdano la loro lucentezza, per effetto dello smog, degli agenti atmosferici, o per vera e propria usura dei materiali.

In questi casi, se il rivestimento si presenta saldamente ancorato al supporto in laterizio, l'intervento di manutenzione necessario è relativamente semplice e consiste nel lavaggio chimico, a pressione, delle superfici con conseguente disincrostazione.

Qualora vi siano parti ammalorate più in profondità, ad esempio soggette a distacco, si può intervenire mediante ripristini parziali. Una sorta di "scuci e cuci" volto a ristabilire le condizioni di solidità delle pareti, che però, purtroppo, non è sempre sinonimo di uniformità cromatica.

In questi casi il costo degli interventi potrà essere detratto mediante il cosiddetto "bonus facciate" al 60%, a condizione che il pagamento avvenga entro il 31 dicembre 2022.

Dal 1 gennaio 2023, infatti, il bonus facciate non ci sarà più e allora si potrà beneficiare del bonus per recupero edilizio (al 50%), ma solamente per i lavori di natura "ricostruttiva", come ad esempio il ripristino mediante sostituzione delle parti ammalorate.

Se le piastrelle si staccano si può beneficiare del Sismabonus al 110%

Può succedere che, con l'andare del tempo, le "tessere di mosaico" che rivestono la facciata, pur essendo singolarmente molto piccole (dell'ordine dei 20-50mm cadauna) e quindi molto leggere, inizino a staccarsi dal supporto murario.

Si tratta di processi che, una volta avviati, risultano progressivi e irreversibili, poiché si determina una sorta di "effetto a catena" che può portare nel giro di pochi anni alla caduta di intere "specchiature" del rivestimento.

In questi casi non c'è tempo da perdere, perché il distacco è un fenomeno di tipo "fragile", ovvero non da segni di avvertimento quando si raggiunge il "fine vita" del manufatto. E così si creano situazioni molto pericolose, sia in termini di incolumità delle persone, sia di responsabilità per l'amministratore di condominio.

In questi casi è consigliabile effettuare la totale sostituzione o la totale rimozione del rivestimento, così da risolvere il problema alla radice. Le superfici delle facciate potranno poi essere rivestite con nuove piastrelle, attaccate con nuovi collanti, oppure potranno essere rifinite con una semplice rasatura di cemento, a effetto intonaco.

Le relative spese potranno beneficiare del Super Sismabonus 110%, a condizione che un tecnico sia in grado di attestare la riduzione del rischio sismico conseguente all'intervento.

In tal modo tutti i costi delle opere eseguite (e pagate) entro il 31/12/2023 potranno essere detratte (o cedute a terzi) con la percentuale del 110%, mentre quelle eventualmente sostenute nel 2024 potranno godere della detrazione ridotta al 70%.

Quali caratteristiche deve avere l'intervento per poter beneficiare del Super Sismabonus

L'intervento di sostituzione o di rimozione delle piastrelle deve essere tale da ridurre il rischio sismico e, più in generale, le condizioni di sicurezza strutturale. Questo risultato può essere conseguito in due modi diversi, che il tecnico strutturista dovrà ben motivare nella pratica edilizia e nelle asseverazioni:

  • In primo luogo la sostituzione o la rimozione di materiali costruttivi (le piastrelle in questo caso) soggetti a distacco rappresenta un intervento di messa in sicurezza, poiché si elimina il rischio di caduta a terra di frammenti pericolosi
  • In secondo luogo le nuove finiture, da applicare a seguito della rimozione del rivestimento preesistente, dovranno avere un peso inferiore, così da ridurre la "massa" dell'edificio soggetta ad azioni sismiche, riducendo i rischi di danni alle strutture portanti in caso di terremoto.

È del tutto ininfluente il fatto che le "tessere" abbiano dimensioni piccole (mediamente dell'ordine dei 20-50 mm), in quanto il peso al quale viene fatto riferimento è quello a metro quadrato, che non cambia se le singole piastrelle sono piccole oppure se sono di dimensioni ordinarie.

I mosaici sul parapetto dei balconi e il marcapiano sommitale sono beni comuni

Per ridurre i pesi si può optare o per l'applicazione di piastrelle più sottili, oppure di piastrelle realizzate con materiali che hanno peso specifico inferiore.

In alternativa si può sostituire il preesistente rivestimento con un sottile strato di "rasatura" a effetto intonaco, avente certamente un peso inferiore rispetto alla ceramica o al gres.

In questi casi, se l'intervento non interessa strati di intonaco preesistente di superficie superiore al 10% delle facciate, non è necessario procedere all'adeguamento energetico del fabbricato, ovvero non serve introdurre il cappotto termico.

Quest'ultimo importante concetto è stato chiarito con la circolare 2/E/2020 dell'Agenzia delle Entrate, p.to 2.1 "Efficienza energetica - interventi influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10 per cento dell'intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell'edificio", con riferimento al caso del "Bonus facciate".

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