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Ingiunzione fondata su bilancio preventivo: valida soltanto fino a chiusura esercizio

L'emissione del decreto ingiuntivo nei confronti del condominio moroso sulla base del bilancio di previsione è sempre possibile?
Avv. Eliana Messineo Avv. Eliana Messineo 

L'amministratore, tra le varie attribuzioni previste dalla legge, ha il compito fondamentale di redigere il bilancio condominiale ossia il documento di rendiconto della gestione del condominio.

Il rendiconto condominiale, definito dall'art. 1130 bis c.c., contiene tutte le voci di entrata e di uscita ed ogni altro dato inerente la situazione patrimoniale del condominio nel corso dell'anno di esercizio.

Al fine di riscuotere le quote dai condòmini l'amministratore redige un bilancio preventivo ossia un documento contenente le voci di spesa previste nell'anno di gestione in corso ossia nell'anno successivo a quello chiuso con il bilancio consuntivo.

Sulla base del preventivo di gestione, l'amministratore di condominio può richiedere ed ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, ai sensi dell'art. 63 disp. att. c.c.

L'art. 63 disp. att. c.c. così recita: "Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea, l'amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi".

La legge impone all'amministratore un vero e proprio obbligo di chiedere l'emissione di decreto ingiuntivo contro tutti i condòmini morosi. Se l'amministratore non agisce entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell'esercizio può essere revocato ed è tenuto al risarcimento del danno.

La legge, però, non specifica se per l'emissione del decreto ingiuntivo sia necessario il rendiconto consuntivo di gestione.

A tale interrogativo ha risposto la giurisprudenza.

Sul punto, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito (cfr. Cass. n-. n. 4616/2001; Cass. n. 24299/2008; Cass. n. 28517/2013) che per il recupero della morosità condominiale l'amministratore può chiedere l'emissione del decreto ingiuntivo, anche sulla base del solo bilancio preventivo (con relativo piano di riparto necessario per ottenere la provvisoria esecutività) senza necessità di attendere l'approvazione assembleare di quello consuntivo.

Sin qui nulla quaestio.

Tuttavia, la giurisprudenza si è posta un ulteriore problema: se la possibilità per l'amministratore di richiedere l'emissione del decreto ingiuntivo nei confronti del condominio moroso sulla base del bilancio di previsione sia sempre possibile oppure se tale prerogativa venga meno con la chiusura dell'esercizio annuale.

Il Tribunale di Ivrea, con una recente sentenza n. 526 del 3 maggio 2022, ha ribadito il consolidato e granitico orientamento giurisprudenziale secondo cui "per la riscossione dei contributi condominiali, l'amministratore può chiedere il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, ai sensi dell'art. 63 disp. att. cod. civ., nei confronti del condomino moroso, in base al preventivo delle spese approvato dall'assemblea, soltanto fino a che l'esercizio cui tali spese si riferiscono non sia terminato, dovendo altrimenti agire in base al consuntivo della gestione annuale".

Ingiunzione fondata su bilancio preventivo: valida soltanto fino a chiusura esercizio. La vicenda

Un Condominio chiedeva ed otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti di una condòmina per il pagamento di una somma a titolo di spese di riscaldamento relative all'anno precedente quantificate in forza di preventivi di spesa approvati con delibera assembleare.

La condomina proponeva opposizione rilevando l'insussistenza delle condizioni di emissione del decreto ingiuntivo poiché emesso in base al solo bilancio preventivo, in mancanza di consuntivo, mai approvato dall'assemblea a causa di disordini contabili ascrivibili al precedente amministratore, che per l'appunto era stato revocato giudizialmente.

Il condominio si costituiva chiedendo la conferma del decreto opposto e rilevando l'inammissibilità della opposizione perché preclusa in ragione della mancata impugnazione della delibera. Rilevava che il bilancio preventivo è un documento contabile idoneo a fondare la pretesa azionata essendo irrilevante l'assenza del consuntivo.

Il Tribunale di Ivrea ha accolto l'opposizione e revocato il decreto ingiuntivo.

Vediamo le ragioni della decisione.

Ingiunzione fondata su bilancio preventivo: valida soltanto fino a chiusura esercizio. Le ragioni della decisione

Il Tribunale di Ivrea, richiamando il consolidato orientamento di legittimità, ha chiarito che il bilancio preventivo legittima la richiesta di emissione di decreto ingiuntivo del condominio nei confronti di un condòmino, ai sensi dell'art. 63 disp. att. c.c., fino a quando l'esercizio cui tali spese si riferiscono non sia cessato.

Qualora, invece, l'esercizio cui le spese si riferiscono sia chiuso, l'amministratore dovrà azionare la pretesa monitoria sulla base del rendiconto annuale.

Nella specie, il decreto ingiuntivo opposto era stato richiesto durante la vigenza dell'esercizio finanziario dell'anno successivo in base a preventivi di spesa approvati con delibera l'anno precedente. Ai preventivi di spesa, però, non aveva mai fatto seguito l'approvazione del bilancio consuntivo né entro l'anno dal preventivo, né successivamente, a causa di disordini contabili imputabili al precedente amministratore.

Ne discende che, sebbene sia indiscusso il potere dell'amministratore di chiedere ed ottenere l'emissione in favore del condominio di un decreto monitorio immediatamente esecutivo sulla scorta del bilancio preventivo, è altrettanto vero che tale prerogativa cessa con la chiusura dell'esercizio, poiché, secondo il combinato disposto degli articoli 1130 n. 10 e 1130 bis c.c. l'amministratore è obbligato a predisporre il rendiconto annuale per consentire ai condòmini di valutare la gestione patrimoniale.

In mancanza di approvazione del consuntivo, deve ritenersi ab origine insussistente il titolo posto a fondamento della richiesta monitoria.

Sentenza
Scarica Trib. Ivrea 3 maggio 2022 n. 526

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Pasqualino Bosco
Pasqualino Bosco 29-06-2022 11:54:40

Gentilissima Collega, mi permetto di dissentire dalle conclusioni e, soprattutto, dalla sentenza. Posto che nel caso concreto la domanda potrebbe essere stata fondata sotto altro aspetto (quello della illegittima ripartizione ex art. 1123 cc al posto dei misuratori), la giurisprudenza di legittimità dice l'opposto di quello che ha sostenuto il Tribunale di Ivrea (che, invero, con la sua motivazione dimostra di non aver letto approfonditamente le motivazioni dei precedenti). Il precedente orientamento (Cass. 1789/93) - che si basava su una poco approfondita disamina della questione - è stato ampiamente superato dal successivo (Cass. 24299/2008) - che, cogliendo nel segno, la risolve con oggettiva logica dimostrando la perfetta conoscenza delle dinamiche condominiali - secondo cui, in sintesi e al contrario di quanto sostenuto dal Tribunale, è possibile agire sulla scorta del preventivo di esercizio sino a quando non viene approvato il consuntivo (e NON FINO AL TERMINE DELL'ESERCIZIO CONTABILE DI RIFERIMENTO). Tale ultima pronuncia, infatti, è attenta anche a precisare che il consuntivo potrebbe anche non venire approvato. In pratica il Tribunale afferma l'opposto della logica e del diritto e sarà sicuramente censurato dal Giudice Superiore così come la Suprema Corte censurò quello di prossimità affermando: "La sentenza impugnata afferma l’erroneo principio secondo cui il bilancio preventivo sarebbe azionabile sino a che non sia scaduto l’esercizio cui esso si riferisce; tale principio, se applicato, renderebbe impossibile la riscossione degli oneri – e, quindi, la gestione del condominio – per tutto il tempo intercorrente tra la scadenza dell’esercizio e l’approvazione del consuntivo, periodo che potrebbe ipotizzarsi anche lungo in relazione a molteplici possibili eventi, tra cui, non ultimo, la non approvazione del progetto da parte dell’assemblea".

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Cavaliere
Cavaliere 30-06-2022 12:00:02

Qualora l'assemblea non abbia approvato la ripartizione individuale dei costi per un intervento straordinario - perché non fornitole dall'amministratore prima dell'assemblea - e non abbia provveduto alla costituzione del fondo di accantonamento obbligatorio - art. 1135 c. 4 c.c. - il giudice può emettere decreto ingiuntivo sulla base di una successiva (dopo oltre 3 mesi dall'assemblea) ripartizione comunicata dall'amministratore ai condomini? Ritengo sia contro la lettura letterale del c.c.!

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Pasqualino Bosco
Pasqualino Bosco 30-06-2022 12:48:26

Cavaliere,
il Giudice rende il decreto, l'ingiunto lo oppone.
- se l'assemblea ha approvato la spesa straordinaria (ma non anche la ripartizione), il decreto può essere emesso, però, senza provvisoria esecutorietà (ex Cass. 10621/17). Nell'opposizione il condominio deve provare il suo credito e la correttezza della quota.
- se si tratta di opere di straordinaria amministrazione ex art. 1135 4c cc (di rilevante entità) e non è stato approvato il fondo cassa il decreto potrebbe essere opposto facendo rilevare la nullità radicale della delibera (quindi anche se sono decorsi i termini di 30 gg). La giurisprudenza maggioritaria di merito ritiene che si tratti di norma inderogabile.
Se i lavori, soprattutto se non di rilevante entità, sono stati già eseguiti, e magari anche pagati, non credo sia necessaria l'approvazione del fondo spese.
La questione, quindi, va valutata nel caso concreto al fine di comprendere la sussistenza dei presupposti dell'opposizione a la sua opportunità.

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