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L'usucapione del posto auto in condominio.
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L'usucapione del posto auto in condominio.

Per l'usucapione del posto auto bisogna agire da “padrone” ed occorre dimostrare tale status in giudizio con prove inequivocabili al fine

Avv. Rosario Dolce  

Per poter far accertare in giudizio il diritto all'usucapione di un posto auto all'interno di un'autorimessa condominiale occorre provare soprattutto l'esclusione degli altri dal concomitante possesso dell'area.

In altri termini, chiunque voglia intraprendere una simile azione deve precostituirsi la prove in grado di attestare il diritto di escludere gli altri condòmini dall'uso dello spazio riservato al parcheggio (la cosiddetta “interversione” nel possesso).

Con sentenza pubblicata il 13 gennaio scorso nr 769, la Suprema Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul tema, rilevando che la mancata prova sull'elemento della “continuità” del possesso rende irrilevante l'esame di una simile richiesta.

=> L'area destinata a parcheggio condominiale può essere usucapita con il termine breve

Il fatto.Tizio ha citato in giudizio tutti i condòmini del proprio stabile al fine di chiedere l'accertamento del diritto di usucapione di uno spazio a parcheggio, all'interno dell'autorimessa condominiale.

La domanda è stata respinta sia in primo che in secondo grado.

I Giudici di merito hanno ritenuto non provato il mutamento del compossesso in possesso solitario. Lo spazio sito nel garage condominiale era stato utilizzato in modo indiscriminato da parte degli altri comproprietari.

I posti auto sarebbero stati utilizzati senza alcun ordine predeterminato e, per un certo periodo di tempo, anche a rotazione.

Era stato, altresì, negato che il possesso potesse dirsi pacifico, stante le continue discussioni in sede assembleare aventi ad oggetto la predetta pretesa di godere in via esclusiva dello spazio in questione.

I predetti giudici di merito hanno ritenuto, dunque, che Tizio non avesse fornito la prova di un idoneo animus possidenti diretto a realizzare il godimento del bene come proprietario e non come condòmino.

Tizio, non pago della sonora sconfitta, ha deciso di ricorre in Cassazione.

=> L'acquisto per usucapione, chi decide e come

La Sentenza. Il primo motivo di gravame, degno di nota, è quello per cui a parere di Tizio sia la Corte di Appello che il Tribunale erano pervenute alle medesime conclusioni per un errore nell'interpretazione delle norme che disciplinano l'istituto dell'usucapione.

L'articolo 1163 codice civile qualifica come “pacifico” il possesso laddove non sia stato acquistato con violenza, mentre il contrasto con gli altri aventi diritto vale solo ad escludere il diverso carattere della buona fede del compossessore.

In questi termini, le continue diatribe condominiali circa le rispettive pretese volte ad utilizzare sempre quel posto auto – non permettendo la rotazione - erano in grado, ad avviso di Tizio, di supportare la rispettiva tesi e di dimostrare l'avvenuta maturazione del diritto all'usucapione del posto auto.

Il motivo è stato però anche qui respinto. L'argomentazione adottata al Tribunale, a mente della quale “perché il compartecipe alla comunione inizi il possesso utile ai fini dell'usucapione, occorre che il suo legittimo uso della cosa si estenda con il compimento di atti idonei a mutare il titolo del possesso”, è stata ritenuta legittima e scevra di vizi.

La valutazione dell'inesistenza di prove circa la “continuità del possesso”, dall'altra parte ha inibito la Corte di Cassazione di poter pronunciarsi sul merito. Per quanto è dato leggere in sentenza, non sono state, difatti, riprodotte le prove documentali che, secondo l'assunto di Tizio, erano in grado di dimostrare siffatto elemento dimostrativo.

La sentenza impugnata, pertanto, è stata confermata.

=> L'usucapione delle parti comuni in condominio: chi partecipa al giudizio.

Conclusione.L'articolo 1158 del Codice civile così recita «la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per vent'anni». Tuttavia, il solo utilizzo non è sufficiente per ottenere definitivamente il parcheggio. Serve ben altro.

In particolare, occorre dimostrare di aver gestito, in tale arco temporale, lo spazio in questione come se si fosse stati relativi “padroni”, ponendo in essere, a tal fine, segni evidenti e palese, come quello, ad esempio, di recintare il posto auto o di inibirne l'utilizzo agli altri con una catenella.

Tutto sui parcheggi in condominio

Scarica Corte di Cassazione, sez. II Civile, 13 gennaio 2017, n. 769

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