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Scarico delle acque grigie abusivo, legittimo il sequestro preventivo per impedirne l'uso
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Scarico delle acque grigie abusivo, legittimo il sequestro preventivo per impedirne l'uso

Scaricare acque grigie può essere considerato un reato ove ciò non avvenga nei modi indicati dalla legge.

Avv. Alessandro Gallucci  

È legittimo il provvedimento del Tribunale che dispone il sequestro preventivo di un tubo di scarico delle acque grigie derivanti dalla cucina di un appartamento che scolano su una parte comune dell'edificio.

Il sequestro, infatti, preclude la possibilità di reiterazione del reato previsto e punito dell'art. 674 del codice penale, ovvero getto pericoloso di cose.

Questa, in breve sintesi, la conclusione cui è la giunta la Corte di Cassazione, Terza Sezione penale, con la sentenza n. 21636 depositata in cancelleria il 16 maggio 2018, in seguito a discussione in pubblica udienza avvenuta il 18 dicembre 2017.

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Sequestro preventivo

In ambito penale, il sequestro preventivo è una misura cautelare reale (le altre misure sono dette personali, perché riguardano la persona) e hanno ad oggetto un particolare bene che ha specifica attinenza con il reato in contestazione.

Ad occuparsi del sequestro preventivo è l'art. 321 del codice di procedura penale, a mente del quale il giudice dispone il sequestro su richiesta del pubblico ministero, allorquando vi sia pericolo che «la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati».

Il codice di procedura penale delinea il procedimento col quale si arriva all'adozione del provvedimento di sequestro, nonché l'appello avverso il suddetto atto ovvero contro quello di diniego della misura cautelare.

Getto pericoloso di cose nel caso di scarico d'acque grigie

Un reato contravvenzionale previsto dal codice penale è quello che punisce chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso (come sono le parti comuni di un condominio), cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone.

Scaricare acque grigie, ossia acque non contenenti materiale fecale e derivanti dagli scarichi di lavandini, può essere considerato un reato ove ciò non avvenga nei modi indicati dalla legge. Tra le modalità che sicuramente non sono considerate lecite, v'è quella di scaricarle attraverso una tubazione che dall'abitazione disperda i liquidi in una strada condominiale.

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Tale condotta è certamente illecita e può integrare gli estremi del resto di getto pericoloso di cose.

Ricordiamo che il reato in ipotesi, punito dell'art. 674 c.p., è un reato di pericolo, ovvero per la sua configurabilità (e quindi contestazione) non necessita della verificazione di un danno concreto, essendo sufficiente che l'evento sia in grado di cagionarlo.

Per completezza è utile ricordare alcuni aspetti principali della fattispecie criminosa che ci occupa, ossia che:

  • trattandosi di reato contravvenzionale è punito d'ufficio, ossia non è necessario che sia presentata querela per la sua punizione, essendo all'uopo sufficiente una semplice segnalazione, ovvero l'intervento diretto sui luoghi degli agenti di polizia;
  • si tratta di reato punibile tanto a titolo di dolo quanto a titolo di colpa;
  • la pena prevista, alternativamente, l'arresto fino a un mese o l'ammenda fino a duecentosei euro.

I proprietari dell'appartamento dal quale provenivano gli scarichi erano stati accusati del reato in esame, in quanto come dimostravano alcuni elementi di prova (fotografie scattate da alcuni condòmini) emergeva una situazione chiarissima di scarico di acque miste a detersivo da una tubazione privata sulla strada condominiale.

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Sequestro preventivo di un tubo di scarico di acque grigie

Nel caso risolto dalla sentenza n. 21636, il giudice delle indagini preliminari non aveva disposto il sequestro, che invece era stato concesso dal Tribunale in sede d'appello.

Da qui il ricorso in Cassazione dei condòmini che s'erano visti sequestrata la tubazione di scarico, proprio con lo scopo di impedire che lo scarico continuasse a riversarsi sulla strada creando molestie ai passanti che altresì rischiavano di cadere.

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La sentenza di Cassazione ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito della vicenda, com'è normale che sia per i provvedimenti resi dal giudice di legittimità (che per l'appunto giudice interviene per giudicare la corretta applicazione delle norme).

Insomma per gli ermellini, il ricorso era inammissibile in quanto non chiedeva di valutare se le norme erano state applicate correttamente, ma si domandava una rivisitazione dei fatti, cosa non possibile in sede di legittimità.

Ciò che si può trarre come generale insegnamento da una lettura complessiva della sentenza n. 21636, è il seguente principio: in materia di getto pericoloso di cose, nella specie di scarico di acque grigie, è legittimo il sequestro preventivo del tubo di scarico dal quale provengono i liquami - al fine di interromperne la fuoriuscita - essendo lo stesso revocabile in sede d'appello o di legittimità solamente dove agli indizi che ne hanno suffragato la concessione si frappongano elementi probatori «di un'evidenza tale escludere in radice la stessa valenza indiziaria degli elementi indicati dal giudice a sostegno della propria decisione».

Scarica Cass. 16/05/2018 n. 21636

Cerca: scarico lavandino su parte comune

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Nelli
Nelli lunedì 02 luglio 2018 alle ore 12:59

E' possibile che lo scarico di acque grigie in pluviale in un palazzo notificato ai sensi della legge 1089 del 39 non venga perseguito perché il responsabile sostiene che era precedente gli anni 60 e che lo ha condonato? Può dunque continuare a inquinare impunemente?

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