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Norma uni 10200: verso l'eliminazione delle criticità
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Norma uni 10200: verso l'eliminazione delle criticità

Revisionata la Norma UNI 10200 sulla ripartizione delle spese per gli impianti di riscaldamento centralizzati: rispondendo alle numerose critiche degli operatori del settore, la nuova versione, molto più tecnica, prevede una ripartizione dei costi più det

Angelo Pesce  

Lo scorso 30 giugno 2017, in base al decreto Milleproroghe, scadeva il termine per l'installazione obbligatoria dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione dei consumi individuali per il riscaldamento e l'acqua calda sanitaria nei condomini con impianto di riscaldamento centralizzato e si fissavano le metodologie per il riparto delle spese (indicate nel D.Lgs. 102/2014, modificato e integrato dal D.Lgs. 141/2016 e dal D.L. 244/2016) attraverso i criteri stabiliti dalla norma UNI10200:2013.

=> Con il progetto di norma nazionale E0208F600 la norma UNI 10200 non sarà più vincolante

A cosa serve? Ricordiamo che la finalità dell'installazione di questi sistemi di regolazione e contabilizzazione del calore, è quella di razionalizzare i consumi e favorire il contenimento degli sprechi a salvaguardia dei consumatori, approntando schemi di ripartizione delle spese per la climatizzazione (invernale, estiva e acqua calda sanitaria) nei condomini a impianto centralizzato, distinguendo i consumi volontari delle singole unità immobiliari da quelli involontari:

  • consumi volontari: sono dovuti all'azione dell'utente mediante i dispositivi di termoregolazione; vengono calcolati a partire dalle indicazioni fornite dai dispositivi di lettura (contabilizzatori di calore);
  • consumi involontari: derivanti dalle dispersioni di calore della rete di distribuzione; vengono stimati in base ai millesimi termici calcolati secondo il fabbisogno di energia termica utile dell'unità abitativa cal­colati secondo le specifiche tecniche UNI/TS 11300.

=> Il problema degli edifici esistenti con impianti centralizzati

Le critiche. Tuttavia la norma UNI 10200, ritenuta migliorabile sotto diversi aspetti, forniva un metodo oggettivo e chiaro per la ripartizione della spesa tra i condomini, ma poneva perplessità in merito alla sua applicabilità sul singolo condomino: non consentiva, cioè, di differenziare i costi per quei condomìni che, nei casi specifici degli edifici datati e quindi non correttamente coibentati, erano costretti, a causa della posizione planimetrica o di piano sfavorevole della propria unità immobiliare, a pagare consumi volontari e involontari (cioè derivanti da dispersioni termiche) più elevati rispetto ad altri (la norma UNI, infatti, ripartisce i costi involontari in base al fabbisogno dei singoli appartamenti).

Altre critiche derivavano dal fatto che la norma UNI imporrebbe ai condomini il ricorso ad un progetto e ad una diagnosi energetica per adeguare gli impianti alle finalità di efficientamento energetico, con indubbi aggravi di costi.

Questi interventi in realtà, non avrebbero nulla a che fare con la contabilizzazione e la termoregolazione che richiederebbero semplicemente l'installazione e la messa in opera dei ripartitori di calore senza modificarne l'impianto; all'atto dell'installazione delle valvole termostatiche, che prevedono invece un bilanciamento dell'impianto termico, sarebbe sufficiente il coinvolgimento di un termotecnico, senza dover ricorrere ad un progettista.

=> Quando la delibera può considerarsi è nulla per erronea applicazione del d.lgs 102/2014 e della norma uni 10200/2015?

=> Impianti di riscaldamento centralizzati: tempistiche, temperature e accorgimenti per ridurre i consumi

A seguito della fase di inchiesta pubblica, la CT 271 "Contabilizzazione del Calore", si è giunti, pertanto, ad una riscrittura della norma UNI 10200 che ha portato, nel complesso, a criteri di calcolo più accurati per la ripartizione delle spese e non solo: introduzione della ripartizione delle spese anche nel caso di climatizzazione estiva o raffrescamento, ripartizione delle spese per gli edifici ad utilizzazione discontinua o saltuaria, procedura di calcolo di ripartizione per alcuni casi particolari (tubazioni correnti nelle unità immobiliari, o particolari configurazioni impiantistiche), fissazione di 4 livelli per la determinazione della potenza dei corpi scaldanti, ecc.

La nuova versione, che sostituisce quella del 2015, ha dovuto fare i conti con una serie di disposizioni legislative e di regolamenti, dai decreti di recepimento della Direttiva europea sull'efficienza energetica, ai regolamenti condominiali, dai dettami della normazione alle disposizioni del Codice Civile.Nel dettaglio, possiamo così riassumere (Tab. 1)

Tab. 1 - Revisione norma UNI 10200

Determinazione del consumo involontario per edifici ad uso discontinuo

o saltuario

  • nel caso di contabilizzazione indiretta [1] , il consumo involontario viene calcolato in funzione dell'effettivo uso dell'edificio: la quota involontaria è calcolata in base all'eventuale utilizzo parziale o saltuario dell'immobile (es. le case vacanza);
  • questo "fattore d'uso" dell'immobile, va calcolato su base annuale, al fine di quantificare in maniera adeguata il fattore finv(consumo involontario), che incide in maniera inversamente proporzionale rispetto al minore utilizzo dell'edificio (meno è utilizzato, maggiore è l'incidenza della componente involontaria);
  • il fattore finv non va applicato al fabbisogno ideale del condominio bensì all'energia stagionale effettivamente erogata ed immessa in rete annualmente.

Formulazione

della previsione

di consumo involontario

nel prospetto previsionale, al fine della rendicontazione stagionale, viene rivista la procedura di calcolo e pertanto il consumo involontario totale dovrà essere stimato a priori per ottenere poi, per differenza, il consumo volontario.

Configurazioni impiantistiche particolari

la procedura di ripartizione delle spese cambia nei casi di configurazioni impiantistiche particolari, come ad es., edifici con contabilizzazione sia diretta che indiretta (supercondomini, immobili polifunzionali, ecc.); in presenza di più edifici, la ripartizione va distinta per singolo edificio tenendo conto sia della distribuzione comune (da ripartirsi tra i fabbricati) sia dei tratti di distribuzione interna a ciascun fabbricato;

un caso particolare è quello delle tubazioni correnti all'interno della singola unità immobiliare; queste si distinguono in:

  • tubazioni di "pertinenza" (es. anello monotubo): sono equiparabili a corpi scaldanti aggiuntivi e vanno pertanto calcolate le emissioni che incrementano la potenza installata e dunque anche i millesimi (con ulteriore spesa, denominata "consumo obbligato")
  • tubazioni di "non pertinenza" (es. montanti verticali a vista), sono ritenute di servitù per cui le emissioni non sono attribuibili all'unità immobiliare e pertanto ricomprese nel consumo involontario;

ancora altri casi particolari vengono dettagliati dalla nuova versione della norma.

Diagnosi energetica

si introduce un nuovo paragrafo relativo alla diagnosi energetica, dettagliando i parametri energetici teorici necessari per il calcolo e le modalità di valutazione; tali parametri sono finalizzati ai millesimi, al prospetto previsionale e a quello consuntivo e rapportati a diverse modalità di valutazione (A2 e A3).


[1] Il sistema di contabilizzazione indiretta è impiegato quanto vi è impossibilità di installazione di quello diretto e prevede l'installazione di sistemi di misura del calore su ogni singolo corpo scaldante con l'adozione anche di valvole termostatiche (se dovesse risultare troppo onerosa rispetto ai potenziali risparmi, ci si può ritenere esonerati).

Il sistema di contabilizzazione diretta, invece, è quella relativa agli impianti centralizzati a distribuzione orizzontale, ove ciascuna unità immobiliare è collegata alla rete di distribuzione tramite una sola derivazione d'utenza, che richiede la dotazione di sottocontatori; può ritenersi non eseguibile laddove risulti onerosa rispetto ai potenziali risparmi conseguibili.

Cerca: revisione della norma uni 10200

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Aldo Boldi
Aldo Boldi martedì 02 ottobre 2018 alle ore 11:52

Chiedo agli esperti: ma il D.L 141/2016 che fine ha fatto? Lo stesso consentiva deroghe per la ripartizione dei costi involontari. Nel mio condominio, dopo la riformulazione dei fabbisogni individuali, e determinazione dei nuovi millesimi di riscaldamneto da parte del professionista incaricato dall'assemblea nel 2015, premetto che dal 2015 i 20 condomini hanno regolaremente installato le valvole a norma UNI 10200 e i lettoori di consumo individuali, hanno deciso di deliberare, il 25 giugno 2018, in applicazione, secondo lo scrivente errata,della deroga accennata, ma non normata o chiara, che anzichè applicare i nuovi millesimi di riscaldamneto asseverati dal professionista incaricato, di ripartire i costi involontari in quota fissa uguale per tutti i 20 condomini, non applicando, quindi, i fabbisogni individuali determinati dal professionista e di conseguenza i nuovi millesimi di riscaldamento riformulati.
Se la delibera fosse valida chiedo: e' corretto che ogni condomini si acolli anche il maggiore fabbisogno di altri condomini (esempio alcuni avevano, con le nuove direttive, millesimi, derivanti dai fabbisogni superiori rispetto alle precedenti norme vecchie norme. Quindi l'assemblea ha deciso di ripartire, derogando e non applicando i nuovi millesimi di riscaldamento asseverati, i consumi involontari (nel mio condominio da decenni il riparto è: 80% consumo gas volontario e 20% residuo consumo gas + costo manutenzione impianto)per tutti attribuendo quota 50 ciascuni per 20 condomini.

E' una delibera corretta?

Ing. Bagnus
Ing. Bagnus mercoledì 10 ottobre 2018 alle ore 10:50

Aldo Boldi secondo il Dlgs 141 del 18/07/2016 è possibile andare in deroga rispetto alla UNI10200 (e quindi ai nuovi millesimi di fabbisogno calcolati dal professionista) solo in seguito ad una relazione tecnica asseverata che comprovi differenze del fabbisogno per m2 superiori al 50% (quasi sempre verificato, ma va asseverato dal profesisonista). Il decreto parla di una quota volontaria di almento il 70% (quindi l'80% è corretto), mentre la rimanenza andrebbe suddivisa su millesimi, m2 o m3 riscaldati o potenza installata (elenco non esaustivo, secondo la norma...). L'unico dubbio rimane dunque sull'attribuzione di uguali millesimi per tutti (stabiliti o calcolati in che modo...?), per il resto, se esiste l'asseverazione, la delibera è (purtroppo) corretta.

Aldo Boldi
Aldo Boldi mercoledì 10 ottobre 2018 alle ore 11:14

Egregio Ingegnere, grazie per la risposta, molto chiara. In merito "all'unico dubbio" preciso l'asseverazione del professionista, suo collega, è solo per i valori di fabbisogno rideterminati in applicazione delle nuove norme e con determinazione dei relativi millesimi di riscaldamento Non è stata fatta, né richiesta in fase di delibere assembleare di conferimento d'incarico al professionista, nessun'aktra asseverazione da lei richiamata, se ho ben capito. Il riparto dei costi involontari in quote procapite pari a 50 per condomino (n°20 condomini) è stato deliberato dall'assemblea ricorrendo ad una deroga prevista dal D.L 141 del 2016, deroga che però a mio avviso prevedeva il ricorso ai millesimi di proprietà se si fosse verificato il caso di condomini che, per effetto dei nuovi fabbisogni, si sono visti lievitare e di molto (solo 3 condomini su 20) sia i fabbisogni che i corrispondenti millesimi di riscaldamento. L'assemblea ha deciso per socializzazione, di considerare tutti i condomini, per la ripartizione dei costi involontari, uguali "contibuenti" sia queli che hanno 10 unità riscaldanti che altri che ne hanno 9. La delibera, quindi, è stata corretta? Il professionista incaricato nel determinare i nuovi fabbisogni doveva anche fare un raffronto dei vecchi fabbisogni determinati, nel 2006, con altre normativa, e certificare le differenze?

Mi scuso e la ringrazio di un cortese riscontro
Aldo Bodi

Leonardo Villani
Leonardo Villani giovedì 18 ottobre 2018 alle ore 17:22

E come ci comporteremo con i condomini già dotati di progetto di ripartizione approvato in assemblea e con lavori eseguiti?
Continueremo a ripartire con la "vecchia" norma o dovremo rifare i calcoli daccapo e farli ri-approvare in assemblea?
E la variazione della norma può portare a contenzioso in caso di "non adeguamento" dei criteri di ripartizione?
Grazie per le risposte vorrete darmi

Maurizio Terenziani
Maurizio Terenziani mercoledì 24 ottobre 2018 alle ore 11:03

Ripartizione spese involontarie di riscaldamento.

Ritenendo inapplicabile l’attribuzione a millesimi delle spese involontarie di riscaldamento ne spiego i motivi e propongo la soluzione alternativa.

Definire i millesimi e imputando dispersione maggiore agli appartamenti al 4º ed ultimo piano per il motivo che non hanno una superficie riscaldata dopo di loro ma solo il soffitto e poi il tetto, pone la domanda: Ma se il 4 piano spegne i termosifoni la tabella millesimale, che viene applicata al 4 piano, viene applicata al terzo piano in quanto sopra ad esso non c’è più riscaldamento? Se i millesimi rimangono come sono per l’impossibilità di controllo e di verifica e se il riscaldamento di un appartamento è attivo o no, questo sistema di calcolo non è applicabile.

Se nei piani intermedi che sono ora favoriti da questo sistema di calcolo millesimale, supponiamo il 2º piano, che sta ristrutturando finestre aperte e termosifoni spenti, dovremmo applicare al primo piano che sta sotto i millesimi del 4º piano, e al 3º piano avendo freddo al di sotto i millesimi del piano terreno.

Io penso che gli attuali costi di consumo involontario siano da dividere in due partii.

Costi per dispersione che avviene con i tubi che portano acqua ad ogni termosifone di ogni piano e costi del calore che viene espulso con i fumi di combustione della caldaia in quanto non riesce per ragioni fisiche a trasferire il 100% del calore all’acqua.

Da qui ritenendo che i tubi della colonna debbano sempre essere a giusta temperatura perché ognuno abbia la possibilità immediata di riscaldarsi come vuole, definendo una spesa fissa uguale per tutti. Fissa perché la dispersione che avviene nei tubi della colonna avviene sia che ci sia un appartamento grande sia che ci sia un appartamento piccolo in uguale maniera, sia che siano attivi i termosifoni sia che siano inattivi.

Stop testo !?

Marco Lodi
Marco Lodi venerdì 02 novembre 2018 alle ore 16:07

Il dlgs141 è applicabile anche sull'acqua calda sanitaria?

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