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Il tavolo tecnico delle associazioni: quale futuro per gli amministratori di condominio?
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Il tavolo tecnico delle associazioni: quale futuro per gli amministratori di condominio?

Mancano poche ore al tavolo di lavoro per discutere del futuro degli amministratori di condominio

Daniela Zeba 

Ormai ci siamo: mancano poche ore al tavolo di lavoro presieduto dal Sottosegretario alla Giustizia, On. Jacopo Morrone, per discutere del futuro degli amministratori di condominio. 39 associazioni, invitate a più riprese, siederanno attorno ad un tavolo, per la prima volta dalla riforma, scoprendo finalmente le carte, ed esprimendosi sul futuro della categoria: registro sì o registro no?

Già il fatto che la Segreteria del Ministero abbia dovuto allargare l'invito in ben due occasioni, spostando l'appuntamento di una settimana rispetto alla data prevista inizialmente, denota che il primo fondamentale motivo per cui un Registro sia essenziale è anche solo quello, banalissimo, di individuare correttamente chi sono gli amministratori di condominio professionisti e dove "pescarli".Non avendo alternativa, il Ministero si è rivolto al mondo associativo, quale principale interlocutore, ma ricordiamo che l'iscrizione alle associazioni da parte degli amministratori è facoltativa ed avviene su base volontaria. Inoltre vi sono associazioni che pur vantando un alto numero di iscritti, annoverano tra le loro file un esiguo numero di amministratori effettivi.

Si apprezzano comunque le buone intenzioni del Ministero, ma si rileva che sono state dimenticate associazioni, che per qualità e numero di iscritti, avrebbero potuto partecipare alla discussione, sicuramente a maggior titolo di altre presenti al tavolo.

È un pò oscuro il criterio adottatoper la diffusione degli inviti: non tutte le associazioni invitate sono iscritte al MISE, alcune sono confederazioni al cui interno vi sono professionisti di ogni genere, altre che non hanno amministratori di condominio iscritti.

Rimane da capire anche su che base gli inviti sono stati allargati una prima ed una seconda volta, visto che non tutte le associazioni che hanno richiesto la partecipazione sono state accreditate. Vi sono più di una ventina di associazioni di amministratori a cui domani non verrà data voce.

Vi sono amministratori non appartenenti ad alcuna associazione, che domani non potranno esprimere il loro pensiero, sia perché difettano di rappresentanza, sia perché, comunque, non riescono a fare lobby nel momento in cui si presenta un'occasione come quella offerta dal Sottosegretario Morrone.

Non ho letto nessuna critica costruttiva, qualche accoglienza tiepida e diffidente, ma soprattutto lamentele sul fatto che si sprecherà anche questa occasione, che si tratta di pura campagna pre-elettorale.

Comprensibile il pessimismo, ma almeno una volta, dare il beneficio del dubbio e cercare di farsi trovare preparati quando le istituzioni mostrano di avere un certo interesse per la nostra categoria, sarebbe una mossa intelligente.

Come? Attraverso tutti i canali a nostra disposizione: post su social, mail, appelli su gruppi e pagine, documenti condivisi. Con volontà e determinazione i messaggi possono arrivare.

Dai tempi della storica fusione di due associazioni, nella metà degli anni 90, invece che imparare la lezione e cercare di replicare la mossa intelligente della fusione, gli amministratori hanno imboccato la strada della polverizzazione, auto condannandosi all'invisibilità di categoria. Direi che sarebbe l'ora di invertire la tendenza, visto che i tempi sembrerebbero maturi per un confronto con le istituzioni. Fare tesoro degli errori del passato per salvaguardare gli interessi degli amministratori professionisti, prima di quelli delle associazioni, dovrebbe essere la nostra principale missione, poiché è il nostro futuro ad essere in gioco e, quali operatori che assolvono ad una funzione sociale importante, abbiamo diritto a pretendere tutela e rispetto.

L'amministratore al centro e non comparsa. L'amministratore deve poter incidere sul proprio futuro per poter contare come persona e non come numero d'iscrizione ad una associazione.

Per fare questo, al sottosegretario Morrone deve arrivare, forte e chiaro, il messaggio che l'amministratore non può che essere favorevole all'istituzione di un Registro o Albo, controllato dallo Stato,che abbia la funzione di accertamento pubblico dell'idoneità del professionista;il ruolo delle associazioni dovrebbe limitarsi all'assistenza propedeutica alla formazione, valutata successivamente da una commissione statale, tramite esame di abilitazione.

In quest'ottica dovrà prevedersi la modificazione dell'attuale art. 71 disp.att. c.c., subordinando l'esercizio professionale all' iscrizione obbligatoria a tale Registro.

Al Sottosegretario dovrà essere fatto presente che l'istituzione di tale Registro o Albo abbia il fine di tutelare gli operatori del settore e l'utenza (=condòmini) e non si concretizzi in un mero balzello burocratico o, peggio ancora, confermi la tendenza a sfruttare gli amministratori, come operatori non riconosciuti al servizio del fisco e dell'ordine pubblico.

L'amministratore serio deve pretendere l'esclusivo esercizio della professione. Per non vanificare la straordinaria attenzione dimostrata dal sottosegretario nei confronti della nostra professione, facciamoci sentire, affinché quello di domani sia solo il primo passo verso una rifondazione seria del settore, a tutela degli amministratori, ma soprattutto dei condòmini e del patrimonio immobiliare che la categoria rappresenta.

Rendiamoci disponibili a proposte concrete e a tavoli di approfondimento che vedano al centro l'amministratore e non soggetti portatori di interessi non affini se non addirittura contrastanti con la nostra categoria, la nostra dignità e la nostra professionalità.Fuori i teorici, fuori gli approfittatori: amministratore ora tocca a te.

È la tua occasione: vedi di non sprecarla!

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Uberto
Uberto giovedì 09 maggio 2019 alle ore 16:20

Buongiorno,
Ho fatto l'amministratore immobiliare per più di trent'anni ed in questo lungo periodo ho avuto solo il piacere di sentire che il nostro governo ha riconosciuto il lavoro l'amministratore come una professione e basta. È mai possibile che ci debbano essere una moltitudine di associazioni invece di essercene una sola nazionale? Un tariffario unico e non centinaia di tariffari differenti?
In alcuni stati l'amministrazione è addirittura paragonato al valore di un notaio e qui,in Italia, non è considerato?
Il discorso sarebbe ancora lungo ma mi fermo qui.

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