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Il Registro degli amministratori di condominio. Tutto cambia perché nulla cambi.
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Il Registro degli amministratori di condominio. Tutto cambia perché nulla cambi.

Continua il dibattito sulla necessità o meno di istituire un registro per gli amministratori di condominio. Cosa è cambiato in due anni?

Redazione Condominioweb 

Lavori in corso. Nello scorso anno, il sottosegretario alla giustizia Jacopo Morrone, durante una tavola rotonda, aveva espresso la volontà di dare tutele alla categoria degli amministratori di condominio.

Infatti, secondo il sottosegretario "è allo studio la costituzione di un registro o di un albo per il comparto, in modo da definire regole e compiti precisi".

Successivamente, nel corso della Biennale del condominio tenutasi a Bari, l'Onorevole Tateo aveva illustrato delle novità in ambito condominiale.

Di particolare importanza è stata la notizia della volontà (dell'attuale governo) di introdurre un registro nazionale obbligatorio per gli amministratori di condominio.

Secondo le prime indiscrezioni, il registro in esame dovrebbe prevedere una tassa da pagare per gli iscritti.

Inoltre, secondo l'Onorevole, al fine del raggiungimento di tale obbiettivo, occorrerà la realizzazione di un tavolo tecnico con tutte le associazioni di categoria al fine di avere una visione comune e soprattutto l'obbiettivo unico di una maggiore regolamentazione della professione dell'amministratore.

Le recenti posizioni e Il confronto con le associazioni. Nel 2017, la nostra redazione si era già occupata della questione realizzando un sondaggio a cui hanno partecipato numerose associazione. Ad oggi, attraverso le notizie apprese dagli organi di stampa specializzata, si è appreso di un nuovo dibattito, da parte di alcune associazioni, in merito alla questione del registro. Ecco cosa è emerso.

CONFRONTO DELLE ASSOCIAZIONI

Sondaggio 2017 (risposte in breve)

per maggiori dettagli => Registro degli amministratori di condominio. C'è chi dice no!

Nuove dichiarazioni 2019

ANAMMI (contraria). Secondo il presidente dell'associazioneGiuseppe Bica, con il registro non si colpirebbe il fenomeno dei corsi-truffa e la vendita di finti certificati, ottenuti on-line dietro pagamento.Di conseguenza, a parere di ANAMMI, il fine pubblicistico del registro non premia il ruolo svolto dalle Associazioni in questi anni a favore della categoria.

Giuseppe Bica, ha confermato la contrarietà all'Albo. Secondo il presidente esistono tanti problemi nella categoria: dalla lotto agli abusivi alla formazione senza controllo. Inoltre, da quanto appreso, il Registro servirà solo a chi ha "condomìni importanti". Inoltre,il registro non servirà a colpire i corsi truffa.

UNAI (a favore). In proposito Rosario Calabrese(presidente) aveva precisato che la tenuta dello stesso presso il Ministero della Giustizia emancipa la categoria degli amministratori di condominio differenziandola rispetto agli altri professionisti elencati presso il Ministero dell'Economia, assimilandola agli altri albi professionali che sono, appunto vigilati da tale dicastero.Questo finalmente introdurrà un discrimine tra la formazione acquisita presso enti seri, validi, qualificanti ed enti raffazzonati, non qualificanti, spesso truffaldini.

Rosario Calabrese conferma l'obbligatorietà dell'albo. In proposito, il presidente aggiunge la che la Direttiva 2005/36/CE non dice affatto che gli albi siano vietati (il Registro serve solo a fare liste di proscrizione).

L'unica cosa che serve è verificare e controllare chi rilascia gli attestati della formazione. Questo serve e non il registro.

Dunque, non è l'Albo il vero obbiettivo, ma il riconoscimento stabilito dalla direttiva 2005/36/CE.

In ogni caso, nell'Albo ci si può iscrivere solo dopo aver dimostrato formazione, pratica ed esame di Stato.

CONFEDILIZIA (contraria). A parere di Giorgio Spaziani Testa (presidente di Confedilizia). Si tratterebbe di una burocratizzazione fuori dal tempo, che sembra avere il solo scopo di ostacolare l'attività di tanti amministratori del proprio condominio: una figura apprezzata dai condòmini di tutta Italia, alla quale la riforma del condominio ha anche dato una valorizzazione ulteriore.

Il presidente di ALAC(Milano) Riccardo Vedovato, ha espresso una «non contrarietà» al registro, e una perplessità sulla formulazione iniziale di affidamento alla CCiaa. A parere del presidente, con l'affidamento alle CCiaa ci sarebbe solo la volontà di marginalizzare le associazioni. Inoltre, va bene quindi parlare di registro ma prima occorre mettere il punto sul giusto compenso.

CENTRO STUDI AMi (a favore).Il presidente ha sostenuto che l'associazione ritiene opportuno istituire un registro di amministratore di condominio non solo volto ad arginare la lotta all'evasione fiscale nel settore, ma soprattutto volto ad arginare una professione considerata nel passato come lavoro di serie B, dove regna nel maggior caso incompetenza e mancanza di aggiornamento.

Il presidente di ANAPI, Vittorio Fusco, ha detto che il Registro sembra essere più una volontà di micro associazioni che vogliono mettere in ombra quelle storiche. Già il nostro registro pubblicato sul sito in base alla legge 4/2013 sarebbe sufficiente. Si potrebbe però dare un giro di vite ai "corsifici" , normando le attività di formazione mettendo al centro le Associazioni.

ANAIP (a favore). A tal proposito, l'associazione ha precisato chesolo obbligando, anche con la collaborazione delle Associazioni di Categoria del settore, tutti coloro che vogliono svolgere tale attività a dichiararlo formalmente al Ministero della Giustizia si può evitare che i condomini si trovino ad essere amministrati da coloro che non solo non posseggono alcun requisito previsto per legge.

Secondo Giovanni Zullo, presidente di BM Italia, esiste un'idea di supportare il Registro per avere la possibilità di tutelare l'utenza lavorando insieme tra Associazioni, grandi e piccole. Poi serve un dialogo con l'Agenzia delle Entrate per capire cosa vada bene e cosa no.

Inoltre l'articolo 71bisdisp. att. c.c. dovrebbe essere rivisto evitare che il condomino si improvvisi amministratore.

ConfAMMINISTRARE (a favore).Secondo l'associazione questo sarà fondamentale per una maggiore qualificazione della Categoria, ma anche per non rendere vani gli obiettivi fissati dal Senato, come sappiamo "arginare il dilagante fenomeno dell'esercizio abusivo dell'attività e la correlata evasione fiscale", innescati oggi dall'infinito numero di "amministratori abusivi".

L'auspicio è poi quello che nel prossimo futuro si intervenga in modo ancora più incisivo per la regolamentazione di una professione che indubbiamente oggi giorno riveste anche un'importante funzione sociale".

Secondo Matteo Rezzonico, presidente di FNA-Federamministratoriil problema non è se il Registro sia necessario o meno e se la categoria venga danneggiata. Occorre quindi un coordinamento tra associazioni organizzato dal Mise che controlli e organizzi la formazione, rilasciando anche una certificazione.

Anche con una leggera modifica dell'articolo 71bis, altrimenti si arriva a un registro a livello nazionale ma il controllo non può essere fatto dal ministero ma dalle associazioni. Difatti, le associazioni hanno il compito di fare formazione e irrogare sanzioni.

UPPI (a favore). Secondo il giudizio del presidente Uppi Gabriele Bruyére,sarebbemeglio che fosse il Ministero a tenerlo ma devono essere specificati quali siano le associazioni che possono predisporre i corsi e gli esami per i nuovi amministratori e come possano iscriversi gli amministratori che svolgano l'attività regolarmente dopo avere seguito gli attuali corsi.

Secondo Massimo Bargiacchi, presidente di GESTICOND, si dovrebbe partire dalla legge 4/2013che disciplina professioni non organizzate in ordini o collegi:"Non è un caso che Morrone abbia parlato di Registro, perché non ha gli obblighi e gli oneri di un Albo". Ma solo un elenco di persone che hanno adempiuto a un certo numero di obblighi.

La legge 4/2013 regola le professioni, quindi anche quella dell'amministratore. "Anzi, è la legge 220 che non c'entra con l'amministratore"

MAPI (favorevole). Anche l'Avv. Gerardo Michele Matino esprime parere positivo, ponendo alcune condizioni per la sua attuazione: il nuovo registro nazionale, dovrebbe evidenziare i professionisti aggiornati e iscritti alle associazioni di categoria, a scapito degli improvvisatori e i dopolavoristi che gravano di ulteriori problemi la già difficile quotidiana gestione condominiale.

ANAP (favorevoli con riserva). L'istituzione di un registro che non si comprende su quali basi venga istituito e soprattutto con quali modalità venga verificato circa la veridicità e la rispondenza di quanto ivi indicato, sembra del tutto inutile a combattere il c.d. sommerso e rischia di diventare unicamente un ulteriore malcelato strumento di monitoraggio fiscale cui pare esclusivamente rivolto.

ADUC (contraria).Il Ministero della Giustizia, potrebbe attivarsi immediatamente per rivedere i contenuti del decreto ministeriale n. 140 del 2014, dimostratosi fin dalle sue prime applicazioni un guazzabuglio piuttosto che un regolamento così come indica il titolo.

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Antonio
Antonio martedì 19 marzo 2019 alle ore 18:53

Ritorna in auge l'annoso argomento della costituzione di un registro. E addirittura di un albo. Ma chi propone queste cose non ha le idee molto chiare. Posto che un amministratore abbia come minimo un titolo di studio di scuola superiore (diploma o maturità quinquennali) si potrebbe tutt'al più parlare di iscrizione ad un "registro". Non si può infatti parlare di allorché non si sia conseguita una laurea (triennale o magistrale), con successivo superamento di un esame di Stato per l'abilitazione alla professione. Fatto (nuovamente) questo importante chiarimento, parlare di albo o registro per gli amministratori condominiali/immobiliari allorché perfino la (più) recente normativa (L. 220/2012) prevede che chi, all'entrata in vigore della medesima, già amministrava, può continuare a svolgere la sua attività pur non essendo in possesso di un diploma. E rimanendo, oltretutto, esentato dall'obbligo di seguire corsi di aggiornamento annuali, è francamente qualcosa di inammissibile. Qualora il parlamento approvasse finalmente una nuova legge che preveda almeno una laurea breve per l'esercizio dell'attività di amministratore condominiale/immobiliare, allora avrebbe senso, forse, parlare di "albo". Ma fino a quando ciò non avviene, l'argomento registro e/o albo è quanto meno anacronistico. Inutile sostenere che l'esperienza è di per sé sufficiente per svolgere l'attività di amministratore condominiale/immobiliare. Non è proprio così. Al giorno d'oggi - lungi dal voler offendere chicchessia - se non si ha una effettiva e adeguata preparazione scolastica superiore/universitaria, espletare mansioni delicate come quelle di chi amministra patrimoni immobiliari, può addirittura rivelarsi controproducente (e rischioso) per gli stessi amministrati.

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