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Voto in conflitto d'interessi, la sentenza che lo esclude dev'essere ben motivata
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Voto in conflitto d'interessi, la sentenza che lo esclude dev'essere ben motivata

Chiedere l'annullamento della deliberazione per conflitto d'interessi

Avv. Alessandro Gallucci  

In tema di condominio negli edifici, l'assenza di conflitto d'interessi in capo ad un condomino dev'essere ben motivata nella sentenza che lo esclude con specifico riferimento alle circostanze che lo fanno ritenere insussistente.

Questa, in estrema sintesi, la decisione resa dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 12018 del 28 maggio 2014.

Che cos'è il conflitto d'interessi condominiale?

Si può parlare di conflitto d'interessi in condominio quando la posizione del singolo condomino è in contrasto, concreto ed attuale, con quella degli altri condomini considerati nel loro insieme.

Si pensi al condomino contro il quale il condominio vuole iniziare un'azione giudiziaria per violazione del regolamento di condominio, o ancora al condomino che potrebbe essere nominato amministratore di condominio. In questi casi, l'interessato, pur dovendo essere informato dello svolgimento dell'assemblea e pur potendovi partecipare, non ha diritto di voto.

Il codice civile, nelle norme dettate in materia condominiale, non ha previsto una disciplina ad hoc per il conflitto d'interessi. La giurisprudenza (cfr. Cass. 10 agosto 2009 n. 18192) ha specificato che al conflitto d'interessi in condominio si applica la disciplina societaria prevista dall'art. 2373 c.c. Il primo comma della norma testé citata recita:

=> La deliberazione approvata con il voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell'articolo 2377 qualora possa recarle danno.

Per arrivare a chiedere l'annullamento della deliberazione per conflitto d'interessi, dunque, il voto del condomino:

a) dev'essere determinante, sicché non è annullabile la delibera presa con il voto del condomino in conflitto se questi è ininfluente;

b) deve recare danno al condominio.

Il danno, evidentemente, dev'essere provato dal condomino impugnante.

In questo contesto, tuttavia, nella sentenza che esclude l'esistenza del conflitto d'interessi dev'essere spiegato con chiarezza il perché di questa presa di posizione.

In un caso risolto dalla Cassazione con la sentenza n. 12018, le parti litigavano in merito alla concessione, in locazione ad un condomino, d'una parte comune. Secondo il condomino impugnante la decisione era viziata da conflitto d'interessi.

Dopo aver invano cercato di ottenere ragione in sede di merito, la Cassazione ha aperto uno spiraglio. Motivo? La sentenza d'appello impugnata non spiegava chiaramente perché non vi fosse conflitto d'interessi.

Si legge in sentenza che il più volte citato conflitto potrebbe “dirsi esistente solo se risulti verificata una sicura divergenza tra le ragioni personali del singolo ed il contrario interesse istituzionale dell'ente di gestione (sul punto, vedi Cass. Sez. 2 n. 10754/2011; Cass. Sez. 2 n. 3944/2002; Cass. Sez. 2 n. 6853/2001): applicando il principio alla fattispecie in esame emerge la necessità della valutazione delle caratteristiche della cosa comune - la cui descrizione nella sentenza manca del tutto -; del suo uso pregresso e dell'incidenza che avrebbe potuto avere il diritto riconosciuto ai condomini con la delibera impugnata, verifiche che, presenti - per quanto emerge dalla narrativa di fatto contenuta nella gravata decisione - nella sentenza di primo grado, sono state del tutto omesse in quella di appello” (Cass. 28 maggio 2014 n. 12018).

Come dire: non essere chiari nell'escludere un fatto espone la sentenza a censure anche se, poi, rivisitando la questione potrebbe comunque arrivarsi alla declaratoria dell'assenza di conflitto.

=> Con la riforma come cambia il conflitto d'interessi nell'assemblea condominiale

Scarica Cass. 28 maggio 2014 n. 12018

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