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Voto per delega in assemblea condominiale, quando considerarlo espresso?
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Voto per delega in assemblea condominiale, quando considerarlo espresso?

Deleghe e voto in assemblea, responsabilità del delegato.

Avv. Alessandro Gallucci  

Quando il voto per delega espresso per conto di uno dei condòmini può essere considerato validamente manifestato?

Chi paga le conseguenze nel caso di mancata rilevazione?

Il quesito è stato posto nel nostro forum con una domanda che era pressappoco la seguente: nell'assemblea del condominio in cui vivo si vota per appello nominale. Viene eseguito l'appello dei condomini votanti chiamandoli dall'elenco dei presenti all'assemblea. In questo modo i presenti in sala sono chiamati a votare sia per loro, sia per i condòmini che rappresentano per delega.

E' successo che uno dei condòmini, dopo aver votato per se, si è allontanato dall'assemblea ed al momento della chiamata del condomino da lui delegato è risultato assente.

In questo contesto ci domandiamo: il voto del delegato è da considerarsi quello del delegante che aveva precedentemente votato, o si deve ritenere assente al momento della votazione?

Com'è noto la delega a partecipare all'assemblea di condominio rappresenta un classico caso di conferimento di mandato con rappresentanza, ossia di potere di agire in nome e per conto della persona delegante.

=> Perchè il voto per delega deve essere espresso al momento della deliberazione

La legge non specifica se il potere di rappresentanza può essere vincolato a uno specifico comportamento (es. votazione a favore della conferma dell'amministratore): poiché rispetto ai delegati a partecipare all'assemblea del supercondominio si specifica che non si possono apporre limiti al mandato (cfr. art. 67, quarto comma, c.c.), a contrario deve desumersi che nella delega personale (da un condomino al altro condomino) si possa vincolare il voto.

L'espressione di un voto in maniera diversa rappresenta un inadempimento che opera all'interno del rapporto tra mandante e mandatario, salvo possibilità di rilevazione diretta da parte del presidente.

=> Supercondominio: con più di sessanta partecipanti è obbligatoria la nomina del rappresentante all'assemblea?

In sostanza il delegato, al momento della partecipazione all'assemblea, è come si partecipasse per due (o più) persone: lui stesso ed il vicino che lo ha delegato.

Da ciò ne discende che l'espressione della volontà di voto dev'essere chiaramente riconducibile ad entrambe le figure rappresentate, ossia a sé stesso ed al delegante.

È fondamentale, quindi, che al momento della votazione – sia essa svolta per appello nominale o per alzata di mano - risulti chiaramente desumibile per chi sta votando il delegato e riportare l'espressione di volontà sua e quella che rappresenta; non è detto che le due coincidano.

Poiché delle operazioni di voto devono essere riportate tutte le informazioni utili a consentire la verifica della sussistenza dei quorum, l'assenza di conflitti d'interesse, ecc. ecc. è sempre consigliabile procedere alla votazione nominale, più ordinata rispetto a quella per alzata di mano, almeno nei consessi particolarmente numerosi.

Nel caso di specie parrebbe che il voto sia stato espresso solamente per la persona del delegato e non anche per il delegante che, quindi, al momento della votazione dev'essere considerato assente.

La responsabilità di questa situazione è del delegato, che eventualmente potrà essere chiamato da rispondere dei danni dal delegante e di nessun altro, a meno che non sia possibile dimostrare una negligenza del presidente dell'assemblea condominiale. Fatto, che non ci pare possibile, almeno stando alla descrizione del nostro utente.

=> Ecco come funzionano le deleghe per partecipare all'assemblea....

Cerca: assemblea voto espresso

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Nunzia
Nunzia domenica 29 ottobre 2017 alle ore 06:14

Mio nipote, da me delegato in assemblea cond. (tra l'altro già era delegato dalla madre, mia sorella, che possiede un altro locale nello stesso condominio)ha votato contro i miei interessi deliberando all'unanimità. Più specificatamente, ad ottobre 2015 dal soffitto del locale di mia proprietà, sito al 2° piano interrato, sono caduti grossi pezzi di intonaco. L'ingegnere chiamato dall'amministratrice ha relazionato per iscritto che a causa di un dissesto (causato dal transito delle auto) sul punto di accesso dalla rampa ad un garage con box, sito al piano sopra (1° piano interrato),si sono infiltrate le acque piovane;tali infiltrazioni a lungo andare hanno determinato lo spanciamento delle pignatte e la caduta di intonaco dal solaio per circa un metro-un metro e mezzo. In collaborazione con il mio inquilino, abbiamo avvertito sempre l'amministratrice, invitandola ad intervenire con urgenza ma oltre a mandare subito un operaio per far cadere l'intonaco pericolante, non ha fatto altro, malgrado le insistenze. Ha convocato però 3 assemblee proprio per discutere questo punto e deliberare le spese ma sono andate deserte tutte, tranne una in cui io non ero presente quando i condomini dopo aver chiesto di invertire l'ordine dei punti all'o d g poi hanno abbndonato l'assemblea, impedendo di fatto la discussione per mancanza di numero legale (avevo delegato l'affittuario). Nell'ultima assemblea del 31 maggio scorso, in cui avevo delegato appunto mio nipote,hanno deliberato all'unanimità i lavori e la ripartizione delle spese in questo modo: impermeabilizzaz e rifacimento del pavimento al 1°piano interrato nei locali box, a carico dei box, impermeabilizzazione delle colonne portanti e parte della rampa (zona di accesso ai box) a carico di tutto i condomini, rifacimento del solaio rotto nel mio locale al 50 % tra me e i proprietari dei box. Mi sembra incredibile dover pagare anche i danni dopo averli subiti. Cosa si può fare?

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