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Rendiconto condominiale errato o falsato, quali differenze?
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Rendiconto condominiale errato o falsato, quali differenze?

Rendiconto falsato o errato. Ecco le differenze...

Avv. Alessandro Gallucci  

Quando un rendiconto condominiale può dirsi errato?

Quando il medesimo documento può essere considerato falsato?

Quali sono le differenze delle conseguenze tra errore o falso contenuto in un rendiconto condominiale.

Prima di ogni cosa è utile rammentare che il rendiconto è quel documento contabile composito che l'amministratore – al termine di ogni anni di gestione – è tenuto a redigere e presentare all'assemblea per la sua approvazione.

È utile rammentare che l'assemblea per la discussione in merito al predetto atto dev'essere convocata entro centottanta giorni dalla data di chiusura della gestione di riferimento.

L'art. 1130-bis c.c. specifica che il rendiconto si deve comporre:

a) di un registro di contabilità;

b) di un riepilogo finanziario;

c) di una nota sintetica esplicativa della gestione con l'indicazione anche dei rapporti in corso e delle questioni pendenti.

Il primo periodo dell'articolo in esame recita: “Il rendiconto condominiale contiene le voci di entrata e di uscita ed ogni altro dato inerente alla situazione patrimoniale del condominio, ai fondi disponibili ed alle eventuali riserve, che devono essere espressi in modo da consentire l'immediata verifica”.

Chiarezza e semplicità, quindi, possono essere considerati due criteri cardine cui deve ispirarsi la redazione del rendiconto condominiale.

=> Un vademecum sul rendiconto condominiale. Una sentenza da non perdere assolutamente...

Il rendiconto è errato quando il suo redattore (l'amministratore) ha sbagliato nella sua predisposizione. L'errore può essere di calcolo, ad esempio, la somma complessiva si discosta dalle singole voci riguardanti una spesa o un gruppo di spese e, oppure nella ripartizione delle somme, quando è applicato un criterio di ripartizione diverso da quello previsto dalla legge o dal regolamento.

L'errore può essere anche omissivo, ossia sostanziarsi nella omessa indicazione di un costo sostenuto durante l'anno.

Nei casi di errori commissivi, cioè immediatamente evincibili dal documento, alla sua approvazione può seguire una richiesta d'invalidazione della delibera approvativa. Il vizio da cui il deliberato è affetto varia a seconda del tipo di errore.

=> Rendiconto non veritiero, va annullata la delibera.

L'applicazione di un criterio errato comporta l'annullabilità della delibera (cfr. Cass. n. 6714/2010), mentre la duplicazione di voci di spesa comporta nullità del deliberato per lesione del diritto dei singoli in relazione alle parti comuni dell'edificio (nella specie alla misura della contribuzione per la loro gestione).

Del pari le omissioni possono portare alla invalidazione del rendiconto: la valutazione del vizio anche in questa ipotesi va eseguita caso per caso.

Ad ogni buon conto, l'amministratore può sempre rimediare all'errore ad esempio convocando una successiva assemblea per la sostituzione del precedente rendiconto approvato. Restano ferme, in tali ipotesi, le conseguenze economiche degli eventuali giudizi d'impugnazione eventualmente instauratisi, ossia la così detta soccombenza virtuale.

È evidente che rispetto all'omissione la situazione divenga più delicata, potendo la stessa essere preordinata dalla volontaria falsificazione della situazione contabile/patrimoniale.

Più grave l'ipotesi di rendiconto falsato, ossia di documento contenente voci di spesa non esistenti o più in generale una rappresentazione non veritiera della situazione contabile o patrimoniale finalizzata alla sottrazione di somme o comunque alla realizzazione di un illecito profitto da parte dell'amministratore.

In simili circostanze, ove sia possibile dimostrare tali elementi, l'amministratore andrebbe sicuramente incontro a responsabilità di carattere penale.

=> Impugnazione delibera approvazione rendiconto, a chi rivolgersi?

Cerca: rendiconto condominiale

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Alfredo Bucalossi
Alfredo Bucalossi giovedì 01 marzo 2018 alle ore 18:57

Se è un rendiconto non può essere che per cassa perché in quanto tale può rendere conto solo spese ed entrate avvenute ; Se è un bilancio consuntivo condominiale, proprio perché consuntivo non può che considerare le spese "consuptae" cioè consumate , avvenute, ed è quindi per cassa
Se il nuovo rendiconto è composto dal c/c condominiale , dal registro di contabilità non c'è corrispondenza tra questi e le poste del bilancio redatto per competenza che registra spese anche non avvenute o entrate supposte- Non esiste pertanto corrispondenza tra c/c condominiale e registro di contabilità ed il principio di chiarezza va a farsi benedire
Detto questo, e considerato che la giurisprudenza è univoca nella rendicontazione per cassa,
1) Un bilancio redatto per competenza e che mi ha addebitato spese approvate ma non avvenute,( che io non ho pagato con conseguenti more aggiuntive ) è errato in quanto redatto con modalità improprie e con conseguente più elevato saldo consuntivo debitorio ?
2) la spesa non effettuata ma inserita per competenza può essere scomputata ( come fatto dall'Amministratore ) con un assegno di rimborso assicurativo fattomi in relazione ad un addebito fattomi sempre dall''amministratore per presunti danni ad altri condomini a me attribuiti ?

in altre parole una scrittura contabile di spesa non avvenuta ma iscritta a bilancio può essere scomputata dai miei costi tramite il versamento dell'assegno?

Vito46
Vito46 giovedì 01 marzo 2018 alle ore 20:32

La rendicontazione per cassa è la più semplice da capire soprattutto per i non addetti ai lavori. Nel Rendiconto per cassa ci sono corrispondenze dirette con il c/c a fine gestione al 31/12 di ogni anno.
Con il criterio di competenza e facile " inserire involontariamente" una singola fattura pagata oltre l'anno di gestione può "tranquillamente" essere inserita sia nell'anno di gestione che nel successivo perché "nella redazione per competenza" possono coesistere date di anni diversi mentre nel principio di cassa date di anni diversi sono più facili da scoprire.

Vito46
Vito46 sabato 03 marzo 2018 alle ore 13:37

Forse la Sua risposta è stata precipitosa.
Leggendo la mia senz'altro cambierà opinione sul sottoscritto, almeno spero.

Dante De Simoni
Dante De Simoni lunedì 05 marzo 2018 alle ore 16:41

Spero di non peccare di presunzione e neanche di voler fare il saputello, lungi da me, ma dopo 37 anni di attività posso permettermi di affermare che il rendiconto con la sola cassa (così lo insegnava anche il compianto Avv Pirelli, durante i primi corsi di formazione negli anni 80', ma non l'abbiamo mai ascoltato sul quel particolare) non è sufficiente ad avere una situazione contabile chiara e la recente riforma del condominio l'ha confermato.
Non avrò mai una equa ripartizione delle spese nei subentri tra proprietari e/o conduttori, da noi si fa, durante l'esercizio, se lavoro solo per cassa.
Gli Avv. sono bravi a scrivere ma a volte hanno difficoltà con i numeri mentre per poter disquisire bene sulle sentenze occorrerebbe poter visionare i documenti di causa per entrare bene e capire la situazione concreta delle fatture, dei movimenti del c/c ect ect, solo in quel modo è possibile valutare con precisione i vari casi.
Continueremo in ogni caso a redigere i rendiconti con il criterio misto cassa e competenza, completi di situazione patrimoniale e di relazione esplicativa con la quadratura con il saldo attivo o passivo del c/C, unico luogo di movimento di entrate e uscite.
Il testo dell'Avv Ginesi l'avevo visto, ma non condiviso..

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