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Officina rumorosa: va risarcito il proprietario dell'appartamento soprastante
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Officina rumorosa: va risarcito il proprietario dell'appartamento soprastante

Il danno alla salute può essere risarcito solo se il danneggiato ne fornisca la prova

Avv. Giuseppe Nuzzo  

In tema di immissioni intollerabili, il danno alla salute può essere risarcito solo se il danneggiato ne fornisca la prova, in quanto non sussiste "in re ipsa". L'assenza di un danno biologico non impedisce comunque il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare e la piena esplicazione delle abitudini di vita quotidiane. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 21554 del 3 settembre 2018.

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Il fatto.Il Tribunale condannava il titolare di un'officina al risarcimento dei danni causati al proprietario dell'appartamento soprastante, a causa delle immissioni di rumore intollerabili prevenienti dal proprio stabile.

In appello, il risarcimento veniva ridotto a 10.500 euro, escludendo il danno alla salute.

La Corte d'appello riteneva che, seppure le immissioni di rumore privavano il proprietario della possibilità di godere in modo pieno e pacifico della propria abitazione, non poteva ritenersi provato un danno alla salute, per cui l'unico danno risarcibile era quello della compromissione del pieno svolgimento della vita domestica.Consideravano inoltre che le immissioni provenienti dall'officina risultavano superare la soglia di normale tollerabilità in un solo ambiente della casa ed in misura contenuta (DA 3 a 5 DbA) enel solo orario di apertura dell'officina.

Il danneggiato proponeva quindi ricorso in cassazione per ottenere anche il risarcimento del danno alla salute.

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Il danno alla salute va dimostrato. La Suprema Corte conferma che il danno alla salute non può ritenersi sussistente in re ipsa, ma deve essere allegato e provato dal soggetto danneggiato.

Nel caso di specie, quindi, non avendo il ricorrente fornito alcuna prova del danno alla salute, i giudici hanno correttamente limitato il risarcimento dei soli danni derivanti dalla lesione al normale svolgimento della vita familiare.

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Diritto al normale svolgimento della vita familiare. L'assenza di un danno biologico documentato non impedisce il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, «allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché tutelati dall'articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo» (Cass. Ss.Uu.2611/2007).A tale indirizzo si è conformata la sentenza impugnata, la quale ha ritenuto che non potesse ritenersi provato un danno alla salute, riconoscendo al ricorrente il risarcimento del danno derivante dalla lesione al normale svolgimento della vita familiare.

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Il normale tollerabilità e priorità dell'uso. Discorso diverso, invece, per quanto concerne la presunta «priorità temporale dell'attività commerciale rispetto alla destinazione abitativa».

Su questo fronte, la Cassazione ritiene invece errata la sentenza impugnata, che «ha erroneamente considerato, ai fini dell'ammontare del risarcimento, pure il criterio della 'priorità dell'uso'».

Occorre dunque rivedere la cifra che i titolari dell'officina dovranno versare al proprietario dell'abitazione. E, in questa prospettiva,la Corte d'appello dovrà considerare che l'art. 844 c.c.

«impone, nei limiti della valutazione della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio»; ma «l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità comporta, nella liquidazione del danno da immissioni, l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso, in quanto, venendo in considerazione in tale ipotesi unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni e, specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile».

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Scarica Corte di Cassazione ordinanza n. 21554 del 3 settembre 2018

Cerca: danno immissioni officina rumorosa

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Cristina Ciccarelli
Cristina Ciccarelli giovedì 20 settembre 2018 alle ore 19:08

Ho inoltrato una richiesta di rimborso spese alla sanità locale -dipartimentodi prevenzione- perché ho dovuto sostenere delle spese dal post 2010 data in cui ho usato quasi quotidianamente un alloggio condominiale in una zona residenziale che ha delle attività produttive da zona industriale nell'area, cod comune italiano è I156.

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