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Rumori provenienti dal bagno del vicino. Non sempre scatta il risarcimento
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Rumori provenienti dal bagno del vicino. Non sempre scatta il risarcimento

Rumori. Il fastidio e la sua insopportabilità devono essere valutati caso per caso

Avv. Dario Balsamo  

Occorre, in prima battuta, sfatare una concezione errata: non esiste, in condominio, un diritto al silenzio assoluto. Ciò che invece certamente esiste ed è tutelato dal legislatore è il diritto a non subire rumori eccessivi che superino la normale tollerabilità tenuto conto delle situazioni soggettive. In altri termini, il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile. La normale tollerabilità è, infatti, ancorata ad una molteplicità di criteri.

Fatta questa breve ma necessaria premessa può quindi comprendersi meglio la recente pronuncia n. 5681/2018 del Tribunale di Napoli.

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I fatti di causa. Con atto di citazione, ritualmente notificato, il proprietario di un immobile napoletano facente capo di un complesso di nr. 5 villette su due livelli con mura perimetrali e confini adiacenti, conveniva in giudizio la sua vicina innanzi al Tribunale di Napoli.

Motivo di doglianza, che aveva già spinto l'attore ad esperire un procedimento di Accertamento Tecnico Preventivo, era che la convenuta aveva costruito - a suo dire - un nuovo bagno al piano superiore della sua proprietà, proprio adiacente al muro della propria camera da letto.

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L'attore lamentava di subire i rumori di diversa natura prodotti sia di giorno che di notte nel muro comune in corrispondenza della camera da letto e della cucina dell'attore a causa dei nuovi impianti idrici di carico e scarico, in violazione dell'art. 889 c.c..

Si instaurava il contraddittorio con la costituzione della convenuta la quale rappresentava che alcuna nuova costruzione era stata da lei realizzata, se non una mera ristrutturazione effettuata nell'anno 2000 (ovvero ben sei anni dall'instaurazione del presente giudizio) che aveva comportato solo un diverso posizionamento dei due bagni siti al piano superiore su cui già a far data dalla costruzione dell'edificio, (risalente agli anni '70), si rilevava l'esistenza di due bagni, di cui uno confinante con la camera da letto dell'abitazione attorea.
La convenuta, inoltre, eccepiva il carattere di ordinaria amministrazione di eventuali rumori, riferibili a quelli di lieve entità normalmente rilevabili tra immobili posti a confine (con carattere di reciprocità) e circoscritti, chiaramente, nei limiti di cui all'art. 844 c.c., in ogni caso non determinati dalla parziale ristrutturazione della villetta.

Depositate le memorie ex art. 183 comma VI c.p.c., veniva svolta nuova CTU e successivamente la causa veniva riservata in decisione.

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Il CTU designato nel condividere gli accertamenti sullo stato dei luoghi della CTU dell'ATP accertava che dalle piante originali fornite dal costruttore per il bagno del piano rialzato della convenuta, benché ristrutturato, gli impianti di carico e scarico erano rimasti nella posizione originaria.

Il CTU, inoltre,rilevava che il rumore originato dai servizi igienici ubicati nell'abitazione della vicina superava il limite di tollerabilità stabilito in +3 db rispetto al rumore di fondo sia continuo che istantaneo, sia al piano rialzato che al primo piano con la particolarità che al primo piano gli impianti sono in corrispondenza della parte comune.

Pertanto, il CTU proponeva per la soluzione della problematica denunciata o l'interposizione di elementi fonoassorbenti o nello spostamento delle sorgenti sonore.

Si ricorda che, su tale argomento, la Suprema Corte è costante nell'affermare che non avendo il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose carattere assoluto ma, essendo esso relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona alle abitudini degli abitanti, spetta al giudice del merito sia accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e l'individuazione degli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell'ambito della normale tollerabilità (vedi Cass. n. 3438/10).

Pertanto, il fastidio e la sua insopportabilità devono essere valutati caso per caso.
Nel caso in esame, quindi, è da ritenersi come osservata dalla parte convenuta che la causa dei rumori vada ricercata nella modalità costruttive originarie dei villini, carenti nell'isolamento acustico (vizio strutturale accettato dalle parti fin dall'acquisto), considerazione suffragata anche dal fatto che il CTU ha in effetti riscontrato che anche il bagno originario della convenuta, ad oggi immutato, risulterebbe rumoroso.

Oltre a questa analisi, il Giudice, ha altresì preso in debita considerazione un fatto sopravvenuto e cioè che, dall'estate 2016, il villino è rimasto disabitato per effetto del trasferimento di tutto il nucleo familiare della convenuta oltre che della medesima.
Di conseguenza i bagni posti al piano superiore sono stati utilizzati come zona notte con susseguente utilizzo ridotto in termini di tempo e nelle ore serali.

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Ne deriva, dunque, che i locali oggetto di giudizio non sono stati più utilizzati dopo il 2016 e la causazione dei rumori della zona notte sia avvenuta in modo discontinuo ed in orari di prima serata, circostanza che non possono arrecare all'attore alcun apprezzabile disturbo.

In conclusione, alla luce delle molteplici considerazioni finora svolte, la domanda attorea deve esser rigettata, restando all'attore, come magra consolazione, la compensazione integrale delle spese del giudizio ordinata dal Tribunale.

Sentenza inedita
Scarica Tribunale di Napoli, sez. VIII Civile, 8 giugno 2018, n. 5681

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