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Assemblea condominiale ed interpretazione di una delibera assembleare: quali norme applicare?
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Assemblea condominiale ed interpretazione di una delibera assembleare: quali norme applicare?

Interpretazione di un verbale di assemblea e applicazione analogica delle regole inerenti l'interpretazione dei contratti

 

Il corpo deliberante del condominio, ossia l'assemblea condominiale, "parla" attraverso degli atti che vengono denominati "delibere". Il contenuto di detti atti spesso è fonte di controversie dinanzi ad un Giudice ed a volte il terreno di scontro è rappresentato dalla interpretazione da dare alle parole contenute nel verbale, al fine di comprendere esattamente le volontà dei condomini deliberanti in esso contenute.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 11427/2016, è stata chiamata da ultimo a statuire un principio ormai consolidato in materia di interpretazione delle delibere assembleari di condominio.

=> Deliberazioni assembleari e loro interpretazione, quali norme si applicano?

Rimettendo la causa al giudice di merito, la Corte regolatrice ha formulato il seguente principio di diritto: "le delibere assembleari del condominio devono essere interpretate secondo i canoni ermeneutici stabiliti dagli articoli 1362 e ss. c.c., privilegiando, innanzitutto, l'elemento letterale, e quindi, nel caso in cui esso si appalesi insufficiente, gli altri criteri interpretativi sussidiari indicati dalla legge, tra cui quelli della valutazione del comportamento delle parti e della conservazione degli effetti dell'atto, che impone agli interpreti di attribuire alle espressioni letterali usate un qualche effetto giuridicamente rilevante anziché nessun effetto o un significato meramente programmatico".

Non è un mistero che la Cassazione, nel dover disciplinare l'interpretazione di un verbale di assemblea, sia ricorsa più volte all'applicazione analogica delle regole inerenti l'interpretazione dei contratti di cui agli artt.li 1362 e ss. c.c. .

Ed infatti: "le delibere devono essere interpretate secondo i criteri previsti nell'art. 1362 e segg. c.c. relativamente all'interpretazione dei contratti. Deve essere privilegiato l'elemento letterale e, solo nel caso in cui questo si dimostri insufficiente, si deve fare ricorso ad altri criteri interpretativi sussidiari indicati dalla legge, tra i quali quello della valutazione del comportamento delle parti e quello della conservazione degli effetti dell'atto" (Cass. 28 febbraio 2006 n. 4501 e Cass. 23 gennaio 2007 n. 1406).

=> Assemblea condominiale e interpretazione del regolamento

Ma vediamo cosa succede quando si deve interpretare una delibera alla luce dell'orientamento giurisprudenziale con riferimento alla disciplina codicistica in materia contrattuale.

L' interpretazione del contratto è quel procedimento al quale è chiamato il giurista ed in particolare il giudice, al fine di attribuire il corretto significato alla pattuizione che intercorre tra le parti e alla determinazione dell'intento pratico perseguito dalle stesse.

L'interpretazione del contratto ha l'obiettivo di individuare con precisione gli effetti giuridici dell'accordo raggiunto dalle parti e viene definita come una serie di regole procedimentali attraverso le quali si applicano i criteri che l'interprete deve osservare per attribuire un corretto significato al testo interpretato.

Il senso delle parole o di più frasi, contenute in un contratto, può dare luogo a controversie sul loro effettivo significato, rendendo necessario appurare il significato che i contraenti hanno inteso dare, e per questo è opportuno individuare criteri legali specificamente diretti all'interpretazione dello stesso.

Queste regole si trovano nel libro quarto del codice civile agli artt. 1362-1371, ed hanno come proprio scopo quello di dirigere il procedimento rivolto alla attribuzione di un significato al testo contrattuale.

Le norme dettate per l'interpretazione hanno la natura di precetti giuridici vincolanti.

I destinatari di questa normativa che detta le direttive sono sia il giudice sia coloro che siano interessati agli effetti del contratto che si vuole interpretare, e sono criteri che vincolano le parti, perché dal testo contrattuale deducono i diritti che a loro spettano o le obbligazioni che a loro derivano, e sono criteri dei quali si avvale il giudice quando è controversa tra le parti l'interpretazione del contratto sul quale è sorta controversia in giudizio.

Nell'interpretare un verbale di assemblea laddove sorgano divergenze, mutuando dalla disciplina contrattuale, si deve effettuare una ricerca della comune intenzione delle parti contraenti al momento della conclusione del contratto, laddove il primo e principale strumento dell'operazione interpretativa è costituito dalle parole ed espressioni del contratto, il cui rilievo deve essere verificato alla luce dell'intero contesto contrattuale, restando escluso, ove esse indichino un contenuto sufficientemente preciso, che l'interprete possa ricercare un significato diverso da quello letterale in base ad altri criteri ermeneutici, il ricorso ai quali presuppone la rigorosa dimostrazione dell'insufficienza del mero dato letterale ad evidenziare in modo soddisfacente la volontà contrattuale.

Il suggerimento quindi è quello di scrivere verbali di assemblea quando più possibile chiari e completi, utilizzando terminologie semplici ed efficaci, in modo di dare la possibilità all'interprete, qualunque esso sia dal condomino al giudice, di decifrare immediatamente e nella loro vera essenza le volontà del corpo deliberante.

=> Il regolamento condominiale si interpreta ma anche l'applicazione conta

Il regolamento condominiale si interpreta ma anche l'applicazione conta

Scarica Corte di Cassazione con la n. 11427 2016

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