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Condizionatori sui balconi e decoro dell'edificio

Unità esterna del condizionatore sul balcone dell'edificio, tra decoro architettonico e autorizzazioni amministrative.
Avv. Alessandro Gallucci 

E' possibile posizionare la così detta unità esterna dell'impianto di condizionamento dell'aria su un balcone in condominio senza, per ciò, andare incontro a contestazioni riguardanti l'alterazione del decoro dell'edificio?

Questa è, in sintesi, la domanda che ci è stata posta da un nostro lettore.

Riportiamo qui di seguito per esteso il quesito inviatoci:

«La scorsa estate ho installato un condizionatore d'aria per rinfrescare la mia abitazione; al fine di evitare lamentele da parte dei condomini ho fatto posizione l'unità esterna dell'impianto sul piano di calpestio del mio balcone.

Dall'esterno si vede solamente una sottile canalina in plastica che copre i fili dell'impianto e che scende sulla facciata corrispondente al mio balcone dal punto in cui all'interno c'è lo split fino al motore.

Qualche giorno fa un mio vicino mi ha detto che devo rimuovere l'apparecchio: il balcone ha un parapetto in ferro e l'unità esterna è chiaramente visibile dalla strada e quindi deturpa il decoro architettonico dell'edificio. Non ho capito che cosa imbruttisca, ci sono già altre situazioni simili, ma lui dice che il danno è evidente.

Che cosa devo fare? ».

Condizionatori, decoro architettonico e litigiosità

Ci sono casi in cui la litigiosità delle persone supera e dà un bel distacco ad ogni ipotesi di studio, sconfinando nella fantascienza giuridica; se questo non è un caso del genere, poco ci manca.

L'installazione di un impianto di condizionamento, si sa, è opera diventata sempre più ricorrente nel corso dell'ultimo decennio e di pari passo sono aumentate le contestazioni in merito.

Solitamente per i normali palazzi delle nostre città, l'installazione del condizionatore non necessita di alcuna autorizzazione di carattere amministrativo (si consiglia comunque di chiedere informazioni all'ufficio tecnico comunale).

Tanto possiamo desumere leggendo il glossario dell'edilizia libera, nel quale è scritto che per le attività di installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e/o messa a norma di pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW non è necessaria di alcuna autorizzazione.

Questa conclusione tacita e consente di superare quell'orientamento giurisprudenziale, il quale affermava che «non vi è dubbio che l'installazione di condizionatori, che incida sul prospetto dell'immobile, costituisca attività edilizia soggetta a d.i.a. (ora s.c.i.a.) dovendo risultare conforme alle prescrizioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi» (TAR Lazio 14 agosto 2015 n. 10826).

Attenzione a non generalizzare: in relazione agli edifici di particolare pregio storico artistico (vedi d.lgs n. 42 del 2004), infatti, l'installazione dei condizionatori non dev'essere considerata una semplice operazione a rilevanza condominiale, ma è necessario il consenso delle amministrazione competenti (leggasi sovraintendenza).

Quando un condizionatore può considerarsi lesivo del decoro architettonico dell'edificio?

Con questa locuzione, è bene ricordarlo, si fa riferimento alle linee ed alle strutture dell'edificio che lo caratterizzano e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità (cfr. Cass. n. 851/2007). L'estetica dell'edificio non dev'essere particolare, bastando una linea estremamente semplice per poter parlare di decoro architettonico.

Il danno al decoro deve tradursi in un pregiudizio economico per le parti comuni e/o per quelle di proprietà esclusiva (cfr. Cass. n. 1286/2010).

Il concetto di estetica, si evolve con il tempo e fa si che ciò che era mal percepito ieri, non lo sia oggi. A questa conclusione, che consente di poter parlare del decoro architettonico in una prospettiva evolutiva, è giunto qualche anno fa il giudice di pace di Grosseto, il quale affermo per l'appunto che determinati impianti, quali quelli di condizionamento e satellitari, non sono più considerati lesivi dell'estetica dell'edificio, essendo percepiti comunemente quali normali elementi presenti sugli stabili (cfr. GdP Grosseto 19 agosto 2011 n. 1038).

Resta fermo, in ogni caso, il potere del regolamento condominiale di natura contrattuale di vietare qualsivoglia modificazione dell'estetica dell'edificio anche sulle parti di proprietà esclusiva, nonché la possibilità per il regolamento assembleare di disciplinare l'uso delle cose comuni per salvaguardare il decoro dello stabile: tale ultima regolamentazione non può però mai tradursi in un divieto d'uso (es. posso dirti come installare il condizionatore ma non posso vietarti di farlo).

In questo contesto di carattere generale, pertanto, il nostro lettore dovrà:

a) valutare se il regolamento condominiale vieti o disciplini (a seconda della sua natura) questo genere d'installazioni;

b) valutare obiettivamente se l'installazione è pregiudizievole dell'estetica dell'edificio (ci vien da dire che difficilmente un motore di condizionatore poggiato sul piano di calpestio del balcone può essere considerato tale);

c) all'esito di questa valutazione in alternativa, porre in essere i rimedi necessari o lasciar blaterare il proprio vicino (sta sempre a chi si lamenta d'un fatto provarlo in giudizio) e se dovesse insistere nelle proprie lamentele diffidarlo formalmente chiedendogli di cessare ogni turbativa.

Con una specificazione: non trattandosi di prima modifica della facciata, egli ci riferisce chiaramente che vi sono state in passato altre modificazioni, queste non possono non essere tenute in considerazione al fine della valutazione del peggioramento dell'estetica dell'edificio.

Al riguardo, infatti, la Cassazione non ha mancato di sottolineare che la modificazione che s'inserisce in un contesto già alterato non può essere considerata tale se non apporti un incremento lesivo davvero rilevante (in veda in tal senso Cass. 8 maggio 2017 n. 11177).

Sirene allarme e facciata condominiale

Il condizionatore invadente va rimosso dalla parete.

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