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Giudizi sull'impugnazione della delibera e autorizzazione dell'assemblea condominiale
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Giudizi sull'impugnazione della delibera e autorizzazione dell'assemblea condominiale

Impugnazione della delibera e autorizzazione dell'assemblea

Avv. Alessandro Gallucci  

Che cosa può fare l'amministratore se nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione della delibera assembleare si rende necessario contestare una sentenza sfavorevole?

La domanda l'abbiamo posta, nella sostanza, in un articolo che rendeva conto della sentenza n. 8309 resa dalla Suprema Corte di Cassazione il 23 aprile 2015.

Che cosa dissero gli ermellini in quell'occasione?

In tema di condominio negli edifici, l'amministratore può resistere all'impugnazione della delibera assembleare e può gravare la relativa decisione del giudice, senza necessità di autorizzazione o ratifica dell'assemblea, giacché l'esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientra fra le attribuzioni proprie dello stesso” (Cass. n. 1451 del 2014; Cass. n. 27292 del 2005)" (Cass. 23 aprile 2015, n. 8309).

=> Poteri dell'amministratore condominiale nei giudizi d'impugnazione delle delibere

In quell'occasione la Cassazione specificò altresì che in questo contesto è da considerarsi legittimo l'affidamento dell'incarico di difesa in giudizio, insomma dell'incarico all'avvocato.

La materia della legittimazione attiva dell'amministratore condominiale (la legittimazione passiva a stare in giudizio dell'amministratore di condominio.), tuttavia, s'incaglia spesso nelle diverse (distorte?) letture fornite dalla Suprema Corte di Cassazione alla sentenza n. 18331/10 resa dalle Sezioni Unite, portando così a risultati diametralmente opposti.

Spieghiamo meglio.

Nel 2010, con la sentenza testé citata, la massima espressione della Corte nomofilattica ebbe a specificare che nelle cause rispetto alle quali l'amministratore non ha autonoma legittimazione ad agire o resistere in giudizio, il mandatario, se ritiene di dover proporre un'impugnazione, può anche farlo autonomamente, salvo l'obbligo di procurarsi una deliberazione di ratifica in mancanza della quale il gravame deve ritenersi inammissibile.

Le Sezioni Unite specificarono che questo principio di diritto era valevole per quelle ipotesi estranee all'autonoma legittimazione ex art. 1130-1131 c.c. Insomma per gli ermellini l'amministratore non aveva bisogno di autorizzazioni o ratifiche del proprio operato (leggasi decisione di proporre ricorso) se la controversia rientrava tra le sue attribuzioni.

È ius receptum (o almeno lo era) quello che vedeva nelle controversie sulla validità delle delibere un'ipotesi di legittimazione ex lege dell'amministratore condominiale.

Una pronuncia resa dalla stessa Suprema Corte, appena qualche giorno dopo la n. 8309, conclude diversamente; il riferimento è all'ordinanza n. 9661 depositata in cancelleria il 12 maggio 2015.

Il caso che ha portato alla decisione dei giudici di piazza Cavour è il seguente: due condòmini impugnano una delibera assembleare che disponeva la recinzione di uno spazio comune.

A loro modo di vedere quell'intervento era da considerarsi alla stregua di un'innovazione e come tale doveva essere deliberata. Il Tribunale, in primo grado gli dava torto.

Delibera legittima secondo i giudici di prime cure, ma non per quelli d'appello che annullavano la decisione di primo grado e quindi la delibera. Da qui il ricorso per Cassazione del condominio.

Ricorso inutile perché mancante della delibera assembleare.

Si legge nell'ordinanza che “il condominio resistente non ha provveduto a dare esecuzione all'ordinanza 8.4.2013 con cui il Collegio disponeva il deposito, nel termine di gg. 90, della delibera assembleare di autorizzazione dell'Amministratore del condominio a stare in giudizio; che, quindi, va dichiarata la inammissibilità del ricorso con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate come da dispositivo” (Cass. ord. 12 maggio 2015 n. 9661).

Fino a quando saremo costretti a rendere nota di queste decisioni in grado d'incidere enormemente sulla gestione di un condominio? Fino a quando l'iperassemblearismo sarà in grado di influenzare in questo modo le normali scelte di gestione di una compagine?

Scarica Cass. 12 maggio 2015 n. 9661

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