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Equo compenso. Cosa pensano veramente gli amministratori di condominio?
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Equo compenso. Cosa pensano veramente gli amministratori di condominio?

Equo compenso: ecco i pareri di 52 amministratori di condominio intervistati

 

L'associazione Garante Condominio ha intervistato diversi amministratori di condominio, operanti su tutto il territorio nazionale, su un tema molto spinoso ed attuale.

=> Equo compenso per tutte le professioni intellettuali.

Abbiamo più volte parlato dell'autostima e proprio in queste ultime settimane l'attenzione è ricaduta sull'equo compenso dell'amministratore di condominio. Facciamo il punto della situazione. L' amministratore di condominio non ha un albo ma abbiamo visto come questi in realtà abbia moltissime discipline da conoscere e nelle quali essere preparato per gestire al meglio il condominio.

Abbiamo detto poi che vi sono molte associazioni di categoria che inglobano un certo numero di amministratori ai quali offrono formazione e sostegno ed abbiamo anche detto che non esiste un reale rapporto tra le varie associazioni che vada a proteggere la categoria facendo fronte comune.

Abbiamo parlato poi di quanto sia difficile per un amministratore sopravvivere alla giungla lavorativa tra le varie vicissitudini talvolta improvvise e urgenti, senza tralasciare di considerare i rapporti più o meno buoni con i condomini.

In tutto questo marasma semiapocalittico vediamo gli amministratori quasi come dei crociati a difendere una professione che pare quasi invisibile ai piani alti.

La legge 4/2013 ha disciplinato le professioni non regolamentate in Ordini e Collegi, tra le quali vi è, a buon diritto, quella di amministratore di condominio. Con la suddetta disciplina, il professionista, che svolge la sua attività in forma continuativa, vede riconosciuta la propria attività in ambito socio-economico, pur se non appartenente ad un Ordine o a un Collegio, in quanto possono essere validamente iscritti a una Associazione che risponda ai parametri obbligatori, ex lege previsti, quali, soprattutto, l'adozione e l'obbligo di rispetto di regole deontologiche e la predisposizione di corsi di formazione permanente per i propri iscritti.

=> Il DL fiscale è legge. L'equo compenso sarà riconosciuto a tutti i professionisti.

Quale autostima quindi per un professionista sul cui lavoro pendono pretese da ogniddove pur non essendo tutelato o ''regolamentato''?

Recentemente la Commissione Bilancio del Senato ha inserito e approvato un emendamento al testo Decreto fiscale (148/2017) prevedendo che ci siano delle tariffe prestabilite anche per le professioni che non rientrano in un particolare regolamento ma che si svolgano con continuità. Tra queste professioni c'è anche quella dell'amministratore di condominio.

Seppure non in maniera esplicita, la categoria degli amministratori di condominio è stata ''vista''.
E ci poniamo il solito quesito: come si sente l'amministratore di condominio rispetto a questa novità?

Garante Condominio ha intervistato a campione alcuni amministratori ponendogli questa domanda e le riflessioni che hanno avuto luogo sono davvero interessanti. Riportiamo alcune osservazioni prese dalle nostre interviste.

Finalmente abbiamo una linea tariffaria grazie alla quale il nostro lavoro viene riconosciuto.
Questo è quanto affermano molti amministratori intervistati. I professionisti infatti ci riportano la loro difficoltà di far capire al cliente che il lavoro che svolgono è molto complesso e che la parcella procapite che chiedono è perfettamente in linea con quanto loro sanno di dover lavorare per gestire quel determinato condominio con quelle determinate caratteristiche.

In questo modo si mette fine alle scorrettezze di alcuni colleghi in sede di presentazione del preventivo. Alcuni amministratori ci riportano episodi in cui in sede di presentazione al condominio che avesse richiesto un preventivo, si sono trovati a competere economicamente con preventivi che riportavano 3 euro di competenze procapite che a malapena bastavano a coprire le spese citate nel preventivo! Ovviamente ii condomini, in una situazione economica di crisi, scelgono solitamente il preventivo più basso senza preoccuparsi minimamente del conteggio economico da cui esce fuori quella cifra.

C'è da vedere quali saranno questi equi compensi: sono abbastanza preoccupato!
Altri amministratori invece si dimostrano preoccupati per la non chiarezza delle informazioni circa l'equo compenso e attendono di capire più praticamente come saranno redatte le tabelle tariffarie.

E se i condòmini facessero fatica ad accettare le tariffe, seppur definite per legge?
Molti, quasi tutti gli intervistati si sono detti preoccupati all'idea di dovere illustrare eventuali cambi tariffari ai loro condòmini con la paura che , fatto salvo quanto la legge imporrebbe, il condominio si rivolga all'amministratore " amico" che per pochi spiccioli e senza la finezza burocratica gestirebbe il condominio per molto meno di quanto eventualmente indicato nel tariffario.

Ecco quindi che se da un lato l'amministratore di condominio riesce a prendere il buono da questa novità vero anche è che ci sono delle previsioni meno rosee sull'attuazione pratica dell'equo compenso.

Cerchiamo quindi di sedare le paure dell'amministratore di condominio fornendo uno strumento conoscitivo, grazie al quale potrebbe comunicare meglio con i condòmini, altra parte importantissima di tutto questo processo.

Si tratta di marketing. Il custode journey per i prodotti oggi si muove con un tipo di marketing che potremmo definire 3.0. In Italia purtroppo siamo ancora al marketing 2.0 e nel mondo dei servizi, specialmente quello del servizio di amministrazione condominiale siamo al marketing " -1".

Questo perché il condòmino che vuole "comprare" il servizio di un amministratore condominiale ha una serie di ritrosie psicologiche che difficilmente si possono abbattere con una spiegazione o con l'informazione.

E' difficile andare in assemblea, dimostrare la qualità del nostro servizio e non scontrarsi con le esigenze e i problemi economici dell'italiano medio che non si sente per niente tutelato dallo stato, dalle associazioni di categoria, dal ministero, dall'industria della salute e via dicendo, figuriamoci se si sente tutelato da un amministratore di condominio, per quanto questi sia onesto, bravo e competente.

Il condòmino oggi, a dire di molti amministratori che hanno partecipato alla ricerca del progetto +Vicini , sceglie l'amministratore in base al passaparola, alla conoscenza diretta o al basso costo della sua parcella.

Ma che impatto ha questo dato sulla psicologia dell'amministratore di condominio?
Per spiegarlo figuriamoci una situazione, in cui almeno una volta ci siamo trovati.
In sede di assemblea presentiamo un preventivo.

A 10 euro pro capite mensili.
Il condominio valuta la nostra proposta, ci conosce come dei bravi amministratori e si prende tempo per decidere.

Ad un certo punto ci arriva la telefonata di uno dei condomini che ci dice: " Amministratore, abbiamo ricevuto un preventivo a 8 euro al mese a famiglia.

Avevamo intenzione però di scegliere voi, non è che potete ridefinire il compenso a 7 euro?".
E, tra le varie lusinghe e l'allettante idea di prendere un condominio da 30 famiglie ( che ci fa reddito, diciamocelo!) scegliamo di scendere a patti.
Con un po' di amarezza iniziamo a lavorare al nuovo condominio.

E nel frattempo nella mente del nostro " cliente" si associa il valore del nostro lavoro ai 7 euro che siamo stati disposti a concedere come compenso per il nostro lavoro.
Il consumatore, in questo caso il condomino, è soggetto a quel meccanismo mentale per il quale il valore di ciò che compra è associato direttamente a quanto ha pagato.

E si comporta di conseguenza.
Facciamo un esempio: se dobbiamo andare a comprare un regalo di Natale alla nostra amata moglie e vediamo un oggetto a 50 euro e nel negozio successivo lo vediamo a 70 saremmo, magari presentato meglio o confezionato in modo più accattivante o solo meglio pubblicizzato in vetrina, saremo portati a comprare il secondo ( quello da 70) perche lo riteniamo migliore, in quanto costa di più.
Allo stesso modo, se acquistiamo un prodotto che costa 3 euro non avremmo per quel prodotto, anche se ci serve tantissimo, la stessa cura che abbiamo per quello che costa 30, magari che assolve alla stessa funzione.

Questo perché nella nostra mente si crea il concetto che possiamo permetterci di rispendere 3 euro, di cambiare il prodotto e di comprarne uno nuovo e soprattutto…3 euro non valgono poi tutta questa attenzione!

Ecco un poco quello che succede quando un servizio viene venduto a poco. Il cliente inizialmente è molto contento perché ha risparmiato, ma presto inizierà a trovare mille difetti a quel servizio. Difetti che ci sarebbero stai comunque ma che , dato il collegamento tra prezzo e servizio, si ricrea l'immagine mentale di qualcosa di cui poter fare a meno, di scadente.

Sicuramente questo meccanismo impatta sull'amministratore di condominio quando questi è costretto, pur di prendere il condominio, ad abbassare il suo compenso per mettersi a mercato e livellarsi sui prezzi della maggior parte dei suoi competitor.

L'equo compenso può risolvere questo problema in parte, in quanto esisterebbe una pezza di appoggio che limiterebbe i divari tra i vari preventivi. Vero anche è che l'amministratore deve in primo luogo dare un valore al suo lavoro che lo renda contento e che gli sia la possibilità di lavorare con piacere, un piacere del quale i condòmini stessi vedrebbero i frutti.

=> Equo compenso. In arrivo già le prime modifiche

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Giovanni
Giovanni venerdì 22 dicembre 2017 alle ore 14:14

E' indisponente quanto traspare dai vostri articoli.
Siete una casta di parte .
E più non dico.

Condominioweb
Condominioweb venerdì 22 dicembre 2017 alle ore 14:33

Egregio Sig. Giovanni, per la precisione l'autrice ha solo riportato l'esito di una intervista effettuata tra gli addetti ai lavori. Ovviamente, non si è aggiunto nulla di "soggettivo". Quindi non capiamo il motivo del Suo rammarico. Cordiali saluti.

Giemme
Giemme lunedì 25 dicembre 2017 alle ore 19:05

Mah personalmente mi pare più effetto psicologico che altro, un sorta di riconoscimento di essere in vita. Se, come ci sarà senz'altro, a pena d'incostituzionalità, la possibilità di deroga su accordo fra le parti, la corsa al ribasso formale per rientrare tramite mazzette et similia, continuerà a penalizzare i professionisti per bene. Merce rara ma non totalmente assente.
Piuttosto continuo a chiedermi per quale ragione non s'istituisca per legge un data base pubblico ove sia visibile chi amministra cosa. Visto e considerato che la norma di pubblicità-affissione introdotta dall'ultima riforma è diffusamente disattesa.

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