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Catasto impianti termici. Per ora i proprietari pagano gli adeguamenti, ma alcune Regioni non sanno dove archiviare i dati.

Proprietari ed inquilini alle prese con il nuovo libretto dedicato a caldaie e condizionatori
Ivan Meo - Angelo Pesce 

La corsa alle “case verdi” continua a bruciare risorse senza restituire i risultati promessi. Esborso di denari e tanta confusione. Le Amministrazioni regionali brancolano nel buio.

Le nuove norme. Proprietari ed inquilini sono già alle prese con il nuovo libretto dedicato a caldaie e condizionatori in cui dovrà essere redatto il «rapporto di efficienza energetica».

Una novità introdotta recentemente, dal D.M. 10/02/2014, che impone dal 15 ottobre scorso ai proprietari di mettersi in regola, pagando un extra, dai 20 ai 40 euro, per far compilare le 37 pagine che compongono la “nuova carta di identità”.

Contestualmente le Regioni avrebbero dovuto – in questo caso il condizionale è d'obbligo - istituire il catasto degli impianti termici (ex articolo 10, comma 4, lettera a) D.P.R. 74/2013), al fine di realizzare una sorta di Registro delle caldaie e dei condizionatori attraverso il quale l'ente locale potrà conoscere lo “stato di salute” dei relativi impianti al fine di svolgere in maniera più razionale controlli ed ispezioni.

=> https://www.condominioweb.com/regolamenti-e-tipologie-caldaie.1781

Perché il Catasto Regionale. Ad oggi i Catasti degli Impianti Termici sono gestiti in gran parte dai Comuni e dalle Province, fatta eccezione per alcune Regioni. Sulla base della nuova normativa, le Regioni dovranno istituire un catasto territoriale degli impianti termici e gestirlo in maniera tale che possa interfacciarsi con il Catasto degli Attestati di Prestazione Energetica (APE).

Ciascuna Regione, inoltre, dovrà anche occuparsi di sviluppare e promuovere campagne di sensibilizzazione e di informazione rivolte ai cittadini e istituire, cosa di non poco conto, un sistema di accreditamento degli organismi e dei soggetti cui affidare le attività di ispezione, così come previsto dall'Allegato C del D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74 che stabilisce i “Requisiti minimi, professionali e di indipendenza, degli organismi esterni incaricati delle ispezioni sugli impianti termici”.

Istituire un Catasto Unico Regionale degli impianti termici, consente di gestire tutti i dati relativi agli impianti presenti sul territorio e condividerli con la Pubblica Amministrazione che potrà quindi organizzare i dati in maniera completa ed unitaria e favorire l'attività di ispezione degli stessi impianti in maniera univoca.

A cosa serve. La raccolta dei dati in un sistema informatico accessibile a qualunque cittadino, consente allo stesso di controllare la situazione del proprio impianto ed acquisire tutte le informazioni opportune in materia di impianti termici ed efficienza energetica; inoltre, consente agli operatori degli impianti termici, di adempiere agli obblighi amministrativi previsti dalle norme vigenti ed alle Autorità Competenti di organizzare le attività relative alle ispezioni sugli impianti termici così come previsto dal D.P.R. 74/2013.

Il Catasto regionale dunque, consentirà sia di dematerializzare le pratiche amministrative imputandole in un canale informatico, sia di perseguire obiettivi specifici quali:

  • assicurare la raccolta e la condivisione dei dati in maniera univoca ed omogenea sull'intero territorio regionale;
  • realizzare servizi per i soggetti che a vario titolo sono coinvolti nella gestione dell'impianto termico nel corso dell'intero ciclo di vita dello stesso;
  • fornire alle Autorità Competenti e agli ispettori da queste incaricati, strumenti per la gestione delle attività ispettive e per la predisposizione degli eventuali provvedimenti sanzionatori;
  • gestire le anomalie e le prescrizioni per gli impianti termici che non risultino in regola, con il conseguente iter di sospensione dell'esercizio degli impianti fino alla loro regolarizzazione.

A che punto siamo? Al momento poche regioni si sono messe in regola. Ad oggi, da una nostra indagine, le Regioni che si sono adeguate sono:

  • Lombardia: ha adottato il sistema Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici (CURIT), nato nel 2008 come servizio rivolto a cittadini, operatori del settore e Autorità competenti per l'adempimento degli obblighi di natura amministrativa, individuati dalla normativa vigente per le attività di installazione, manutenzione e ispezione sugli impianti termici.
  • Veneto: operativo dal 2 gennaio il sistema telematico CIRCE (Catasto Impianti e Rapporti di Controllo di Efficienza Energetica) che rappresenta lo strumento di riferimento prioritario per organizzare, aggiornare e gestire i libretti di impianto e relativi rapporti di controllo di efficienza energetica registrati, le caratteristiche degli impianti, la loro ubicazione e titolarità, oltre che la presenza sul territorio di tecnici certificati disponibili.
  • Piemonte: è in funzione il CIT (Catasto Impianti Termici) dall'ottobre scorso, che ha sostituito il SIGIT (Sistema Informativo di Gestione degli Impianti Termici) con l'obiettivo di organizzare in modo unitario i dati relativi agli impianti termici e di favorire l'attività di ispezione sugli impianti stessi in tutto il territorio regionale.

    Il sistema consente anche ai cittadini, attraverso l'accesso via web, di verificare la situazione del proprio impianto e ottenere tutte le informazioni in materia di impianti termici ed efficienza energetica.

  • Liguria: Dal 1° gennaio 2015 la Liguria applicherà le nuove disposizioni.

    Infatti, il 22 dicembre 2014 lla Giunta regionale ha recepito le recenti normative in materia.

Le altre Regioni non hanno ancora affrontato la questione. Alcune, come la Sicilia, ha rinviato l'archiviazione dei dati per gli impianti.

Il rebus. Senza il catasto regionale tutti i dati computati nei nuovi libretti non potranno essere archiviati e le attività di ispezione continueranno a essere generalizzate perché non si potrà attivare la procedura di invio telematica all'ente di competenza, come previsto dal D.P.R. 74/2013.

A questo punto si apre un enigma: è corretto continuare ad inviare i nuovi rapporti ai vecchi registri comunali o provinciali laddove esistono?

Una situazione paradossale. I nuovi obblighi sono stati prontamente recepiti dai cittadini, che hanno dovuto provvedere da subito a mettere mano al portafogli, ma senza l'istituzione in tutte le regioni del nuovo libretto rischia di trasformarsi nell'ennesimo balzello a carico dei consumatori. Colpa dei ritardi, delle inadempienze della burocrazia e delle norme farraginose.

Fino ad oggi le uniche “vittime” sono i proprietari degli impianti che si sentono sotto la lente dei controlli senza garantire i risultati sperati.

=> Il nuovo libretto impianto costerà molto di più alle famiglie.

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