Vai al contenuto
Mauripol

Ripartizione spese acqua potabile - esclude chi non ci abita?

Buonasera e grazie per aver accettato la mia iscrizione. Volevo chiedere come dobbiamo comportarci di fronte al problema della ripartizione della bolletta acqua in un comune dove vige un regolamento comunale che assegna a tutte le unità immobiliari una fascia di consumo minima che va da 90 mc a 135 mc o 160 mc annui. in base a questo regolamento scaturito da una seduta del consiglio comunale della città anni fa, in un fabbricato se il condomino consuma o meno la sua quota è comunque tenuto a pagare il minimo stabilito in sede di contratto con l'ufficio acquedotti. il problema è questo: l'amministratore uscente, sostituito pochi giorni fa dopo una assemblea movimentata, ha sempre sostenuto che si doveva pagare in base all'effettivo consumo come da contatore e non come stabilito dal comune. nonostante vari solleciti e consultazioni con il dirigente dell'ufficio stesso, l'amm. ha continuato a insistere sulla sua personale opinione andando in conflitto con la maggioranza dei condomini che alla fine lo hanno destituito. Lo stesso amm. ha insistito sempre sul fatto che c'era la famosa sentenza della cassazione che diceva appunto che il consumo acqua va conteggiato in base all'effettivo consumo laddove esistono dei contatori. l'ufficio acquedotti del comune conosce la sentenza ma dice che è valida per quei comuni dove non c'è regolamentazione da parte delle amministrazioni comunali e quindi se uno vuole può impugnare la delibera comunale e farla annullare, ma fino a quel momento ci si deve attenere al regolamento stesso. Noi della maggioranza che ha causato la "cacciata" dell'amministratore siamo dell'idea che va comunque applicato il conteggio come stabilito dl comune, cioè a fasce di consumo, in quanto da noi ogni condominio deve fare il contratto collettivo e solo dopo ripartire le utenze tra chi ci abita. es. siamo in 47 unità e abbiamo stabilito 5500 mc all'anno totali da ripartire tra le fasce da 90-135-160 mc fatti scegliere tra l'altro dall'amm. uscente a suo tempo, quindi se per ipotesi, come succede, varie abitazioni sono non locate o chiuse per vari motivi, sempre 5500 mc si devono pagare, consumati o no, e chi li pagherà se l'amm. esclude chi non ci abita? Grazie e scusate per la lungaggine.

Io penso che abbiate ragione, anche se un appartamento è sfitto il proprietario dovrà pagare una quota fissa, imputabile anche per l'uso dell'acqua per le parti comuni ( pulizie, caldaia ). Però sono inesperto, meglio aspettare altri più competenti

Grazie paolo 88. All'amm. abbiamo fatto un esempio pratico: se nello stabile succede, per assurdo, che 1/3 o più dei condomini non abita nello stabile, le quote acqua dovute, sempre per effetto del contratto a 5.500 mc stipulato con il comune per l'intero condominio, chi le pagherebbe? Fino ad oggi lui le spalmate sulle nostre quote condominiali. Con quel signore non si ragiona proprio, dice che l'ufficio Acquedotti del comune non capisce niente di canone acqua!!! Non è nemmeno in grado di riscuotere le quote di condominio arretrate dei morosi o di chi ha venduto l'appartamento. Vedremo come andrà a finire, noi siamo dell'idea di portarlo in tribunale. Un saluto

Non penso debbano sussistere dubbi, nel vostro caso, sul concetto della ripartizione dell'acqua.

 

Se nella bolletta del gestore viene "evidenziata" la quota minima obbligatoria per ogni unità immobiliare, l'amministratore non potrà fare altro che fare il doppio conteggio, una parte in parti uguali tra tutti i proprietari, la restante parte in base ai consumi reali come specificato nel noto decreto che trovi al "solito" link:

 

http://www.condomini.altervista.org/ContatoriAcqua.htm

 

In mancanza di indicazione della quota "obbligatoria", la ripartizione avverrà tutta secondo il decreto citato.

buongiorno nel mio caso avviene cosi'. il condominio e' provvisto solo di un contatore e la bolletta' viene ripartita tra le sei unita' in parti uguali , considerando che in alcune unita' ci sono piu' abitanti un'unita' e' vuota , la ripartizione e' corretta'? per cambiare metodo di riparto ci vuole l'unanimita' o basta uno solo? non e' piu' corretto ripartire per millesimi ?

 

grazie

I criteri di ripartizione sono i più disparati. Derivano da un regolamento di condominio, da una decisione dell'assemblea. Ho sempre sostenuto la necessità che i consumi idrici vengano ripartiti in base al consumo effettivo rilevato dai contatori installati in ogni singola u.i. e quindi in proporzione ai consumi. Tuttavia, un diverso criterio è applicabile..

La decisione deve essere portata in assemblea, discussa e votata.

Da voi chi ha deciso che la ripartizione debba essere effettuata in parti uguali?

In passato dall'assemblea condominiale all'unanimita' ora essendoci piccole divergenze condominiali , mi chiedevo se questa spesa e' giusto che venga ripartita ad unita' considerando che una e' totalmente vuota da alcuni anni ed altre invece abitate da nuclei famigliari alcun da 3 altri due altri 4 con consumi ovviamente maggiori considerando ancje l'utilizzo di lavatrici.

Una ripartizione per millesimi sarebbe sbagliata?

×