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La veranda necessita del permesso di costruire
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La veranda necessita del permesso di costruire

La veranda è sempre un ambiente autonomamente fruibile e pertanto necessita del permesso di costruire

Angelo Pesce 

Ancora una sentenza che dichiara abusiva la veranda realizzata senza alcun titolo abilitativo; il manufatto costituisce un vero e proprio ambiente autonomo, privo dei requisiti di precarietà e pertanto assoggettabile al permesso di costruire.

=> Gli abusi edilizi in condominio

La vicenda. La proprietaria di un immobile fa realizzare una veranda con copertura a falde e struttura portante in legno, infissa a pavimento e adiacente alla costruzione; il manufatto, installato senza alcun titolo abilitativo, occupa una superficie di 55 mq. e una corrispondente cubatura di 180 mc.

A detta della stessa proprietaria, che ricorre in Cassazione dopo la condanna per il reato di abusivismo edilizio, la veranda risulterebbe una mera pertinenza dell'abitazione principale, conformata come apparato assolutamente precario, leggero (struttura in legno) e aperta su tre lati e pertanto non assoggettabile al preventivo rilascio del permesso di costruire, bensì alla semplice comunicazione perché rientrante fra le opere di "edilizia libera".

Il manufatto. Come detto, la veranda non rientra nell'elenco delle opere consentite in regime di edilizia libera riportate nel relativo "Glossario"(Decreto 2 marzo 2018 "Approvazione del glossario contenente l'elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, ai sensi dell'art. 1, co. 2, del D.Lgs. 25 novembre 2016, n. 222" con il quale viene ufficializzato l'elenco dei 58 interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo) perché ritenute (come anche confermato da varie massime giurisprudenziali), un ampliamento della volumetria dell'unità abitativa di pertinenza; in tale condizione, pertanto, la struttura è realizzabile solo con il preventivo rilascio del permesso di costruire o comunque con un titolo abilitativo edilizio perché, nel complesso, implica un aumento dello spazio fruibile (un vero e proprio vano aggiuntivo), spesso dotato di tutti i confort (impianto idrico, elettrico) e comportante, in molti casi, una modifica dell'identità strutturale e funzionale dell'edificio condominiale (vedasi, ad esempio, una veranda ripostiglio) o un rilevante mutamento dell'assetto edilizio ed urbanistico del territorio (vedasi, ad esempio, il caso di una veranda con copertura su balcone preesistente o su terrazza a vista).

Il Glossario considera interventi di edilizia libera strutture qualificabili come pergolati, pergotende o tende a pergola e coperture di arredo, tutteopere simili tra loro ma che risultano essere leggere, di ridotte dimensioni e atte a migliorare la vivibilità degli spazi esterni pertinenti all'unità abitativa; manufatti, dunque, che per consistenza, caratteristiche costruttive e funzione possono definirsi opere precarie destinate a soddisfare esigenze meramente temporanee.

=> Veranda in condominio e permessi necessari per la realizzazione

La decisione della Corte. La SCIA in sanatoria non può sopperire al reato di abusivismo edilizio riveniente dalla realizzazione della veranda senza alcun titolo abilitativo. Questo è quanto dichiara, in sintesi, la Cassazione, sez.

III, che, con la sentenza n. 18000/2019, ha condannato la proprietaria del manufatto per abusivismo edilizio.

La caratteristica di struttura precaria non incidente sotto l'aspetto urbanistico e destinata a sopperire ad esigenze temporanee e contingenti, come dichiarato dall'imputata, e dunque qualificabile come opera di edilizia libera, non è stata assolutamente condivisa dalla Corte; la veranda in questione, infatti, in senso tecnico-giuridico è assimilabile ad un nuovo locale autonomamente fruibile, privo della caratteristica di precarietà (è saldamente infisso al suolo) e destinato a durare nel tempo ampliando il godimento dell'immobile e dunque realizzabile solo previo rilascio del permesso di costruire.

Altra nota a sfavore della proprietaria vede la Corte definire il manufatto un "serio pericolo per l'incolumità pubblica" perché realizzato senza ottemperare alle prescrizioni previste dalle norme antisismiche. Il ricorso della proprietaria viene respinto e l'opera va rimossa.

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