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Collaborare e delegare. Quando l'amministratore di condominio mette alla prova la sua fiducia
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Collaborare e delegare. Quando l'amministratore di condominio mette alla prova la sua fiducia

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavoro di gruppo in uno studio di amministrazione condominiale?

Dott.ssa Federica Riccardi 

Nel precedente articolo abbiamo visto i vantaggi e gli svantaggi del lavoro di gruppo, abbiamo visto quanto lavorare in team sia una dimensione auspicabile ma non per questo immediatamente applicabile.

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L'amministratore di condominio vive nella propria professione un paradosso che oscilla tra la solitudine e la necessità/obbligo di avvalersi di "collaboratori" terzi che, come abbiamo visto, sono contemporaneamente risorsa e limite; a maggior ragione all'interno di una professione che ha confini labili per competenze, compensi e ambiti di applicazione.

Benché, quindi, l'amministratore sia spesso nella necessità di delegare, la domanda che sorge in primis spontanea è: cosa vuol dire ''delegare''? E poi….a chi delegare?

Facciamo un momento un salto nella vita quotidiana dell'amministratore. Egli si trova a dover affidare, quasi per forza, dei compiti a due figure fondamentalmente: una è la figura del professionista tecnico esperto in materie specifiche ( geometra, avvocato, architetto…) e l'altra è la figura del ''referente di condominio'', il caposcala, per dirla in Italian mood.

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Possiamo dire che generalmente il movimento di delega che l'amministratore mette in atto quotidianamente è un movimento doppio che si muove a latere nella delega ad altri professionisti di alcuni aspetti maggiormente tecnici della propria professione, ed un delega verso il basso, ovvero, quando l'amministratore, nella gestione di un condominio, delega delle proprie mansioni, non tecniche, ma applicative (ritiro delle quote condominiali , affissione avvisi di assemblea etc.) ad un condomino: il caposcala o capo condomino, che dir si voglia, il quale diviene referente dell'amministratore cheobiettivamente non può essere perennemente presente all'interno dei condomini che gestisce.

Seppure è facile individuare sul piano pratico delle figure a cui l'amministratore si possa rivolgere per delegare delle proprie mansioni e quindi ricevere un "aiuto" nella miriade di attività che svolge, sul piano psichico, la delega è un movimento di non facile attuazione perché delegare, dal latino, è un termine composto dalla particella "de" che indica allontanamento e "legare" che indica mandare; ovvero, delegare, nel suo significato più profondo, indica il "deputare qualcuno a far qualcosa investendolo della propria autorità e rendendolo rappresentante di se stesso".

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Non a caso sinonimo di delegare è il termine "affidare" che maggiormente rimanda al movimento psicologico che sottostà alla delega che rende quest'ultima tanto importante ma altrettanto complessa, ovvero,"la fiducia".

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L'amministratore, come qualsiasi soggetto che investa qualcun altro della carica di rappresentante di se stesso, per poter compiere questo movimento deve possedere non tanto la capacità di fidarsi di quella persona precisa quanto la capacità di fidarsi in generale,e, diciamola tutta, se questo aspetto è complesso per ogni individuo, sicuramente non è un movimento semplice per gli amministratori all'atto della delega non sono tutelati in termini di legge a causa della scarsa definizione di compiti e ruoli che caratterizza attualmente la professione.

Gli amministratori in ragione della natura scarsamente tutelata della propria professione vivono il costante timore che la persona a cui delegano le proprie competenze finisca per diventare, non tanto un rappresentate della propria autorità, ma un sostituto, timore non infondato perché non essendoci tutela sul confine della professione allora non ci può essere legislazione sul rispetto di tale confine, per cui tale rispetto ad oggi è tutto su base discrezionale per cui la delega per questi professionisti significa concedere fiducia non solo alle competenze tecniche del delegato ma anche e soprattutto alla persona che, obiettivamente, in ogni momento potrebbe dare con la mano destra e togliere con la sinistra appropriandosi del ruolo dell'amministratore in maniera ingannevole e anche con scarse conseguenze sul piano legale.

Tutto questo non rende la delega impossibile ma aggiunge un carico maggiore di complessità ad un atto che in altre professioni maggiormente tutelate è divenuta una prassi maggiormente accessibile.

In realtà la fiducia sulla quale l'atto della delega si fonda è un concetto su cui la psicologia si interroga fin dagli albori della disciplina e ha ampiamente dimostrato quanto sia complessa per cui anche le personeche si conoscono bene non possono dare per scontato l'affidabilità altrui.

In estrema sintesi secondo la psicologia fidarsi è complicato perché secondo una definizione ampiamente accettata, la fiducia è "uno stato psicologico che include l'intenzione di rendersi vulnerabile, sulla base dell'aspettativa positiva circa le intenzioni o il comportamento di un'altra" (Rousseau, Sitkin, Burt, & Camerer, 1998).

Nonostante questo le persone cooperano e si fidano per lo più quotidianamente e per lo più quotidianamente decidono di fidarsi perché dare fiducia non significa che non si abbia la consapevolezza del possibile tradimento ma si vive questa prospettiva come remota, ovvero, tendiamo a fidarci maggiormente quando sentiamo che in qualche modo il comportamento altrui possa essere prevedibile, ed ovviamente al contrario se il comportamento dell'altro è imprevedibile o vissuto come tale aumenta il senso di diffidenza.

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Questo è un limite che attraversa tutte le relazioni personali ma che dilania le relazioni professionali. Mentre in una relazione personale la prossimità aiuta questo senso di fiducia, la "conoscenza" dell'altro rende il suo comportamento via via maggiormente prevedibile, in ambito professionale, soprattutto se ci si avvale di collaborazioni saltuarie e non continuative, il senso di diffidenza può essere molto alto e dar vita a due movimenti entrambi estremamente rischiosi: o un eccessivo sospetto che di fatto annulla sul nascere ogni collaborazione, del tipo chi fa da sé fa per tre, con un carico eccessivo ed oberante di attività e il rischio che chi fa da sé spesso fa da solo e necessariamente deve tralasciare qualcosa, oppure un atteggiamento eccessivamente fiducioso del tipo alice nel paese delle meraviglie che prima o poi necessariamente esporrà a sfruttamenti e ''bluff ''da persone senza scrupoli.

Questo è il dilemma di ciascuno, il continuo oscillare tra fiducia e diffidenza, l'oscillare tra il fare tutto da sé e delegare compiti e responsabilità anche agli altri.

Questo dilemma è attualissimo e inalienabile nel caso dell'amministratore di condominio che in quanto categoria professionale scarsamente tutelata a livello di legge, a maggior ragione, innalza la diffidenza come difesa di un territorio che ad oggi ogni professionista deve difendere da sè perché non esiste un ente unitario che si assuma l'onere di una tutela.

Non esistendo un albo ma solo associazioni di settore, per quanto queste possano essere presenti ed attive nella tutela dei singoli soci, non si possono avere leggi legate all'abuso di professione che di fatto offrono ai professionisti di altri settori tutelati dagli albi una base di supporto, laddove, in seno ad una collaborazione, un delegato "esageri" volendo assumere in toto il posto e il ruolo del professionista da cui è demandato.

In estrema sintesi ogni persona di cui l'amministratore si avvale è un potenziale nemico da cui contemporaneamente si deve anche guardare le spalle, questo di sicuro non favorisce l'ipotesi di collaborazioni o la strutturazione del lavoro in team da parte di una categoria professionale che pure ha necessità quotidiana di supporto.

Stando alla situazione attuale della legge nel momento in cui l'amministratore di condominio affida un compito ad un collaboratore a latere o all'interno del condominio più che un atto di fiducia opera un atto di speranza così come inteso da Niklas Luhmann perché, mentre la fiducia è un atto decisionale per cui io posso decidere o meno di rischiare fidandomi, la speranza è un sentimento che accompagna ogni atto di fiducia "obbligato" e questo è proprio il caso dell'amministratore di condominio che è obbligato, per la tipologia stessa della professione, ad avvalersi di collaborazioni esterne delle quali non è possibile stimare con certezza la possibilità del "tradimento".

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Quanto detto fin qui non intende scoraggiare le collaborazioni professionali tra amministratore e altri professionisti e amministratore e capo condomino ma vuole evidenziare ancora una volta quanto l'assenza di un chiaro riferimento legislativo e di chiari confini professionali costituisca un limite della professione non solo in termini applicativi ma anche e sopratutto sul piano psicologico.

Perché se è vero che la fiducia è un atto complesso legato all'assunzione di un rischio è pur vero che quanto più i confini del sé e dell'altro sono chiari più è possibile assumersi anche dei rischi e quindi avvalersi in ultima analisi dei vantaggi che dall'assunzione di quel rischio comunque derivano.

Collaborare, delegare, sono atti che contengono un rischio, quello del tradimento, del furto, che non potrà mai essere eliminato del tutto, ma d'altro canto contengono una serie infinita di innegabili vantaggi che precedentemente abbiamo visto.

Ma è soprattutto una definizione dei confini netta e chiara, quindi riconoscibili senza equivoco,che riduce i rischi che la delega contiene in sé, permettendo di strutturare deleghe basate non sul sentimento della fiducia basata su sensazioni ma sull'atto di fiducia basata sul riconoscimento.

Tale passaggio è legato a doppia mandata alla definizione professionale che solo una legge chiara e la costituzione di un ordine professionale e di formazioni standardizzate potranno fornire.

Solo così l'amministratore potrà definire i propri e gli altrui confini stabilendo con chiarezza formale ciò che è proprio, ciò che è delegabile e ciò che invece attiene ad altre figure professionali con il raggiungimento di maggiore chiarezza per tutti i professionisti che gravitano intorno al condominio e dei condomini stessi.

Dott.ssa Valeria Ria

Dott.ssa Federica Ricciardi

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