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Cassazione 12 maggio 2010 n. 11486: uso della cosa comune, utilizzazione esclusiva da parte di uno dei comproprietari e richiesta dei danni.
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Cassazione 12 maggio 2010 n. 11486: uso della cosa comune, utilizzazione esclusiva da parte di uno dei comproprietari e richiesta dei danni.

Uso della cosa comune e delle conseguenze nel caso di utilizzazione esclusiva da parte di uno dei comproprietari

Avv. Alessandro Gallucci 

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione in materia di cose in comunione ci permette di tornare ad occuparci del sempre attuale tema dell’uso della cosa comune e delle conseguenze nel caso di utilizzazione esclusiva da parte di uno dei comproprietari.

La pronuncia resa in relazione ad una fattispecie avente ad oggetto un bene immobile in comunione, vista la genericità del principio, ha una propria rilevanza anche con riferimento all’uso della cosa comune nel condominio negli edifici.

Prima d’ogni cosa è utile comprendere che cosa dice l’art. 1102 c.c. ed in particolare il suo primo comma. A mente di tale norma: " ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa".

Detto in sintesi: tutti i comunisti hanno pari diritto di usare la cosa comune. La norma, in virtù del generico richiamo agli articoli sulla comunione contenuto nell’art. 1139 c.c., è applicabile anche al condominio negli edifici.

La giurisprudenza, in più d’un occasione, ha specificato qual è il significato da attribuire alla locuzione uso paritario della cosa comune. Secondo i giudici di legittimità “ il pari uso della cosa comune non postula necessariamente il contemporaneo uso della cosa da parte di tutti i partecipanti alla comunione, che resta affidata alla concreta regolamentazione per ragioni di coesistenza; che la nozione di pari uso del bene comune non è da intendersi nel senso di uso necessariamente identico e contemporaneo, fruito cioè da tutti i condomini nell’unità di tempo e di spazio, perché se si richiedesse il concorso simultaneo di tali circostanze si avrebbe la conseguenza della impossibilità per ogni condomino di usare la cosa comune tutte le volte che questa fosse insufficiente a tal fine; che, pertanto, la disciplina turnaria dei posti macchina, lungi dal comportare l’esclusione di un condomino dall’uso del bene comune, – come ritiene la sentenza impugnata, – è adottata per disciplinare l’uso di tale bene in modo da assicurarne ai condomini il massimo godimento possibile nell’uniformità di trattamento e secondo le circostanze; che la delibera, la quale disciplina l’uso di un bene comune può essere legittimamente assunta con le maggioranze di cui all’art. 1136 cod. civ., purché sia assicurato il pari uso di tutti i condomini, e cioè il massimo godimento possibile, come è avvenuto nel caso in esame” (su tutte Cass. 16 giugno 2005 n. 12873).

Che cosa accade se uno dei comproprietari utilizza in via esclusiva la cosa comune impedendo in sostanza il parti utilizzo agli comproprietari?

La risposta è molto semplice: questi ultimi potranno chiedere ed ottenere eventualmente anche per via giudiziale il rispetto dell’art. 1102 c.c. Alla domanda volta ad ottenere il ripristino della normale situazione può essere collegata quelle finalizzata ad ottenere un risarcimento del danno.

In tal caso, è questo il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte nella sentenza n. 11486, " laddove sia provata l'utilizzazione da parte di uno dei comunisti della cosa comune in via esclusiva in modo da impedirne l'uso, anche potenziale, agli altri comproprietari, il danno deve ritenersi "in re ipso" (Cass. 12 maggio 2010 n. 11486).

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