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Unità collabente senza riscaldamento: sì al supersismabonus
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Unità collabente senza riscaldamento: sì al supersismabonus

Se l'immobile collabente è privo di impianto di riscaldamento è possibile fruire del sismabonus al 110, ma non del superbonus per interventi di efficientamento energetico.

Avv. Valentina Papanice  

Unità collabente senza riscaldamento: sì al supersismabonus, no per efficientamenti energetici

In coerenza con quanto affermato sino ad oggi, l'AdE con la risposta n. 121 del 2021 afferma che l'unità collabente priva di impianto di riscaldamento è ammessa alla detrazione del 110 solo per gli interventi di sismabonus, e non anche per quelli di efficientamento energetico.

Vediamo da vicino la risposta all'interpello ed un cenno ad altri passaggi precedenti.

Interpello 121del 2021, l'immobile oggetto di intervento

L'istante è proprietario di un immobile pericolante composto da due unità collabenti, privo di impianto di riscaldamento e collocato in zona montana non servita dalle reti del gas, dell'acqua potabile e della fognatura pubblica, ma solo da corrente elettrica.

Unità collabenti e superbonus 110%

Egli intende demolire l'immobile e ricostruirne un altro con stessa forma e dimensione, e con frazionamento in sei unità immobiliari. Lo stesso intende poi realizzare gli impianti (reflui, adduzione e riscaldamento) a servizio sia del fabbricato da demolire e ricostruire, sia di un'altra unità immobiliare attigua, già esistente (detta "casottino").

Per quel che qui rileva, l'istante intende effettuare interventi fruendo delle agevolazioni del sismabonus al 110 e del superbonus.

Immobili collabenti, ecobonus e interventi di recupero

Riguardo alle detrazioni per ecobonus e interventi di recupero, l'AdE ricorda che la Circ. n. 19/E del 2020 ha ribadito che dette detrazioni spettano anche per gli interventi riguardanti immobili classificati nella categoria catastale F/2 ("unità collabenti") in quanto, pur "trattandosi di una categoria riferita a fabbricati totalmente o parzialmente inagibili e non produttivi di reddito, gli stessi possono essere considerati come edifici esistenti, trattandosi di manufatti già costruiti e individuati catastalmente". A rigore, nella Circ. n. 19/E del 2020, la risposta è data con riferimento all'ecobonus.

Inoltre, quanto all'ecobonus, si è detto (la Circ. n. 19/E del 2020 richiama un atto precedente) che gli edifici devono avere determinate caratteristiche tecniche e, in particolare, devono avere impianti di riscaldamento funzionanti posti negli ambienti dove si esegue l'intervento.

Tale condizione è richiesta per tutti gli interventi salvo che per l'installazione dei collettori solari per produzione di acqua calda e, dal 1° gennaio 2015, dei generatori alimentati a biomassa e delle schermature solari.

Per gli edifici collabenti, dove l'impianto non è funzionante, deve essere dimostrabile che l'edificio è dotato di impianto di riscaldamento rispondente alle caratteristiche tecniche previste dal D.Lgs. n. 192/2005 e che si trova situato negli ambienti dove si eseguono gli interventi di riqualificazione energetica (si richiama la Risoluzione 12.08.2009 n. 215).

Immobili collabenti e superbonus

Come chiarito nella Circ. n. 30/E, per effetto del richiamo nella norma del superbonus alle detrazioni dell'ecobonus (art. 14 D.L. n.63/2013) e all'art. 16 del D.L. 63/2013, i principi sopraenunciati si applicano anche nel Superbonus.

Superbonus al 110%: la misura della detrazione

Pertanto, è possibile fruire del Superbonus anche per gli interventi realizzati su edifici classificati nella categoria catastale F/2; a condizione, però, che a lavori ultimati l'immobile rientri in una delle categorie catastali ammesse al beneficio (cioè gli immobili residenziali diversi da A/1, A/8, A/9 e relative pertinenze).

Detrazioni, accorpamento, divisione e limiti di spesa

L'AdE poi ricorda un principio più volte ribadito e cioè che per l'individuazione dei limiti di spesa in caso di interventi che comportino l'accorpamento di più unità immobiliari o la suddivisione in più immobili di un'unica unità abitativa, vanno tenute in considerazione le unità immobiliari censite in Catasto all'inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori.

Superbonus, la documentazione necessaria

Dunque quella che rileva è la situazione esistente all'inizio dei lavori e non quella risultante dagli stessi.

Lo stesso criterio vale per il Superbonus.

Immobili collabenti, demolizione e ricostruzione e superbonus

Per il quale, inoltre, l'agevolazione spetta anche a fronte di interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione che rientrano nella "ristrutturazione edilizia" ai sensi dell'art. 3 co.1 lett. d), d.P.R. n. 380/2001.

La qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune (o altro ente territoriale competente in materia di classificazioni urbanistiche).

Quanto alla fruibilità del Superbonus anche nel caso di demolizione e ricostruzione su immobili accatastati F/2, che solo al termine dei lavori diverrà edificio residenziale, l'Ufficio ricorda poi che se l'intervento di demolizione e ricostruzione rientra tra quelli di ristrutturazione edilizia di cui al detto art. 3, co. 1, lett. d), Testo Unico dell'Edilizia - ciò deve risultare dal titolo amministrativo che autorizza i lavori - e siano effettuati interventi antisismici rientranti nel Superbonus su immobili esistenti, iscritti nel Catasto Fabbricati, si potrà fruire delle citate agevolazioni, nel rispetto di ogni adempimento richiesto.

Edifici collabenti e supersismabonus

La detrazione del sismabonus aumenta al 110% per previsione del Decreto Rilancio (al co. 4 dell'art. 119): più precisamente la detrazione spettante ai sensi dell'art. 16, co. da 1-bis a 1-septies, D.L. n. 63/2013 (cd. sismabonus) è elevata al 110.

L'AdE inoltre ricorda che per effetto del rinvio, contenuto nel citato articolo 16 del D.L. n. 63/2013, all'art.16-bis co.1 lett. i) del TUIR, gli interventi ammessi al sismabonus sono quelli indicati nel medesimo articolo 16-bis, del TUIR che quindi va considerato come norma di riferimento generale.

In particolare, per effetto del predetto rinvio, gli interventi ammessi al sismabonus non possono fruire di un autonomo limite di spesa perché non rappresentano una nuova categoria di interventi agevolabili.

Pertanto, nel caso in cui si eseguano sullo stesso immobile sia interventi di recupero del patrimonio edilizio che interventi antisismici, il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione è pari a 96.000 euro.

Precisa chi scrive però che ai fini del supersismabonus, alle condizioni dell'art. 16 co. da 1-bis a 1-septies, D.L. n. 63/ 2013 dovrebbero aggiungersi alcune condizioni del Decreto Rilancio: ad es. quelle riguardanti i beneficiari.

L'AdE inoltre precisa che anche per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche vale il principio secondo cui l'intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore collegati o correlati (quindi il Superbonus si applica, ad esempio, nel limite complessivo di spesa previsto (nel caso specifico, 96.000 euro), anche alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie per completare l'intervento di demolizione e ricostruzione.

Concludendo, nel caso di specie, alle condizioni richieste, l'istante può fruire, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta, della detrazione del superbonus in relazione agli interventi relativi alla riduzione del rischio sismico.

Edifici collabenti e superbonus

L'istante non potrà invece fruire della detrazione del 110 per gli interventi di efficientamento energetico.

Ciò in quanto, come egli stesso afferma, gli immobili sono privi di impianto di riscaldamento; stessa conclusione vale con riferimento alle spese di efficientamento energetico sull'unità immobiliare autonoma definita "casottino", anch'essa sprovvista di impianto di riscaldamento.

Ricordiamo che già con la risposta n. 326 del 9 settembre 2020 l'AdE aveva ammesso al superbonus gli immobili collabenti alla condizione che questi fossero provvisti di un impianto di riscaldamento che avesse le caratteristiche tecniche richieste dalla normativa.

Questo, in virtù del richiamo alle norme dell'ecobonus, per il quale tale principio era ormai acquisito; concetto poi ribadito nella circolare 30 del 2020 (v. sopra).

=> Qui il link alla risposta 121 del 2021

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