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UNAI. Poveri amministratori di condominio...

UNAI si batte per avere l'Albo

Redazione Condominioweb 

In questi giorni abbiamo letto molte inesattezze in merito al fatto che in Italia non si possano istituire nuovi albi: il principio di deregolamentazione, cui forse fanno riferimento queste persone, è lo stesso che vorrebbe liberalizzare le licenze del commercio e le attività professionali.

In quel contesto anche l'istituzione di un "registro" non sarebbe consentita. Quindi, tanto vale puntare sull'Albo, invece di accontentarsi del Registro. Anche perché con l'Albo la sanatoria per quanti già esercitano sarebbe obbligatoria (in quanto non si possono cancellare i diritti acquisiti), con il Registro il legislatore può fare come gli pare.

Nei giorni scorsi avevamo inviato una circolare a tutte le associazioni di amministratori, per avvisare del nostro timore che qualche albo professionale si appropriasse dell'idea di un Registro degli amministratori, dal momento che, un "registro" per sua stessa natura e per come è stato pensato, è senza esclusiva, senza tutele, senza difese verso eventuali "aggressioni" da parte degli albi professionali già esistenti.

Riporto in estratto virgolettato quando comunicato in data 15.05.2019. "Fra i parlamentari sta girando una bozza di emendamento al cd. "Decreto crescita" che vorrebbe affidare all'Albo dei ragionieri e dottori Commercialisti la gestione del nostro registro, allo scopo, evidente, di rimpinguare la cassa professionale: se non stiamo attenti questo Registro sarà la tomba degli Amministratori e delle nostre Associazioni."

Si sta verificando esattamente quello che temevamo: la mattina del 21.05.2019 vari periodici sono usciti con la notizia che l'Albo dei ragionieri e dottori commercialisti ha presentato un emendamento che, se accettato, obbligherebbe gli amministratori a iscriversi alla cassa dei ragionieri.

Chi era presente all'incontro col sottosegretario Morone del giorno 9.05.2019 ricorderà senz'altro che, già in quella sede, l'Albo dei geometri, in persona di un consigliere nazionale, si candidò alla gestione del Registro degli amministratori: anche in quel caso con l'obiettivo di fare cassa, benché non fu detto apertamente.

Se non stiamo attenti alla fine ci ritroveremo senza riconoscimento, senza tutele, ma "spennati" e con una burla di registro che avrà come unico scopo quello di individuare gli amministratori per poterli tassare.

Sarà una magra consolazione poter dire "ve lo avevo detto".

Si sta verificando esattamente quello che accadde in occasione della proposta di modifica della normativa sul condominio che poi diede origine alla legge 220/12.

Anche in quell'occasione avevamo avvertito per tempo dei rischi che la categoria correva, ma i nostri allarmi rimasero inascoltati, soverchiati dal clamore di quanti, per un flash di notorietà, diedero il loro apporto al massacro di quel meccanismo perfetto che era l'istituto condominiale pensato e costruito dal legislatore del 1942.

Per mesi queste persone riempirono le sale dei loro convegni vantandosi di aver raggiunto una virgola o una parola alla legge, o rivendicando poi la paternità della 220/12. Oggi sono tutti unanimi nel ritenere che quella legge è un aborto e un disastro.

Quel climax convulso, se a qualcuno ha dato un flash di effimera notorietà, ha però determinato la rovina della categoria. Ha decretato l'invadenza del condomino nella vita del condominio e nello studio dell'amministratore; ha privato l'amministratore dei suoi privilegi e dei suoi poteri; lo ha ridotto alla stregua di un dipendente sotto il vigile e continuo controllo da parte dei condomini.

Questa idea bislacca del Registro così com'è stata pensata fa il paio con quella della modifica del condominio.

Da una parte c'è un'associazione, l'UNAI, che ha a cuore gli interessi della categoria; dall'altra ci sono presidenti che hanno a cuore il proprio interesse di iscritti in questo e in quell'Albo (ma per vivere fanno gli amministratori di condominio) mentre, a fare coro, ci sono i signori "presidenti" senza associazione che stanno facendo a gara per magnificare e invocare questo Registro nel quale sperano di ottenere visibilità con la citazione della sigla della loro associazione.

Ancora una volta un equivoco potrebbe esserci fatale. Se nel registro bisognerà inserire i requisiti di formazione (che sarebbe il minimo), vorrei ricordare a tutti che l'attestato è rilasciato dal Responsabile Scientifico non dall'associazione.

Negli incontri avuti questi presidenti hanno lamentato la concorrenza di ascensoristi, case di software, semplici professionisti che organizzano corsi per amministratori di condominio. Nonostante vedano i fatti evidentemente non ne capiscono il senso.

Le associazioni sono morte con l'articolo 71 bis del codice civile. Sono morte con l'articolo 9 co. 2 della legge 4/13 che, in relazione alla certificazione di qualità, dopo aver detto che le associazioni se ne fanno promotrici, in relazione agli standard e in collaborazione con gli enti di normazione, sancisce che il singolo può accedere alla certificazione anche senza iscriversi alle associazioni.

Le associazioni sono state "escluse dai giochi" con il DM 140/14, che ha privilegiato il responsabile scientifico, rispetto all'ente organizzatore.

Come fanno codesti presidenti a non capire che il Registro è pensato proprio in funzione anti associativa? Come fanno questi signori e signore a non capire che l'obiettivo è sfaldare la categoria per privarla del suo potere politico-aggregativo.

Come fanno a non capire che siamo un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro (albi e collegi)? Questa sciocchezza del Registro non avrebbe mai dovuto avere origine, oggi che il danno è fatto bisogna minimizzare i rischi e cercare di trasformarlo in una opportunità.

UNAI da sempre è per l'Albo. A suo tempo dicemmo che ci poteva andar bene anche un registro ma a condizione che fosse qualificante e selettivo e inoltre possedesse i requisiti dell'esclusiva. Il Registro cui si sta pensando invece è finalizzato a dare visibilità al singolo, a soli fini fiscali, senza sbarramenti, perché autoreferenziale. UNAI si batte per avere l'Albo.

Se dobbiamo versare i contributi in una cassa, perché andare a rimpinguare la cassa di qualcun altro?

Questi propugnatori del Registro in realtà sperano solo di poter conservare la loro carica all'interno delle associazioni che hanno creato o che sperano di creare dopo averne inventato la sigla.

Non c'è spazio oggi per gli interessi personali o di categoria. Ciò che è a rischio è l'esistenza stessa della categoria.

Il Registro trasformerebbe ciascuno di noi in una persona isolata priva di un'organizzazione alle spalle senza difese perché è solo l'unione che fa la forza e porterebbe alla cancellazione della storia delle associazioni che in questi anni, senza aiuto da parte dello Stato, si sono prodigate per rappresentare e tutelare gli amministratori di condominio.

Chi pensa che il Registro tutelerà e garantirà la sopravvivenza delle associazioni è vittima del gioco delle tre carte. I fatti di oggi dimostrano quello che io già sapevo (perché non era difficile da immaginare) ovvero che ci sono potentati politici e organizzazioni potenti che ancora una volta vogliono lucrare sulla nostra pelle.

Di converso noi, come categoria, non esistiamo perché non siamo ben rappresentati e perché non siamo in grado di coordinarci e confrontarci apertamente e sinceramente tra di noi.

Finiremo per fare la fine dell'agnello invitato a pranzo dai lupi.

Dott. Rosario Calabrese - Presidente nazionale UNAI

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