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Esiste una tutela sindacale per l'amministratore di condominio?
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Esiste una tutela sindacale per l'amministratore di condominio?

L'amministratore di condominio non può essere qualificato come un dipendete del condominio

Avv. Michele Orefice 

Nell'ambito dei rapporti di lavoro è noto che i sindacati da sempre difendono i diritti dei lavoratori, o quantomeno dovrebbero farlo, soprattutto attraverso le lotte sindacali ed i famosi contratti collettivi, cioè quegli accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei dipendenti e dei datori di lavoro, che vincolano le parti sociali al rispetto di determinate regole.

In origine l'unico scopo dei sindacati era quello di obbligare i datori di lavoro ad accogliere le istanze degli operai, mentre col passare del tempo gli stessi sindacati si sono trasformati nelle funzioni e negli obiettivi, fino ad occuparsi di assistenza, consulenza e formazione dei propri iscritti.

Tale evoluzione dei compiti, che per molti rappresenta una vera e propria crisi di identità del sindacato, di fatto ha determinato la nascita di molte associazioni sindacali intente a tutelare le categorie di lavoratori più impensate.

A tal proposito, basti pensare che anche i militari hanno diritto di costituire i propri sindacati, così come sancito dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 120 del 11/04/2018, e ciò nonostante l'art. 1475 comma 2 del Codice dell'ordinamento militare espressamente preveda che "I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali".

=> Le associazioni di categoria tra dialettica democratica e garanzie esterne

=> Amministratore di condominio: verso un sistema di qualificazione integrata.

Tanto basta per comprendere che il diritto di costituire associazioni di tipo sindacale, ahimè, spetta a chiunque ed in ogni categoria, al punto che anche in condominio si parla di sindacati.

Per esempio, nell'universo condominiale si registrano le associazioni sindacali dei piccoli proprietari immobiliari, che si occupano di tutelare il diritto alla casa, quelle degli inquilini, che lottano per il diritto all'alloggio, e poi quelle degli amministratori di condominio, che non è dato sapere, invece, quali forme di "lotte sindacali" portino avanti.

D'altronde, chi ha mai sentito parlare di sciopero degli amministratori di condominio o di tavoli di concertazione tra rappresentanze degli amministratori e dei piccoli proprietari.

Di certo l'amministratore non può essere qualificato come un dipendete del condominio, al pari del portiere, e quindi altro che contratto collettivo e salari minimi legali.

Piuttosto, l'amministratore di condominio può essere revocato in ogni tempo e senza aver diritto alla retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, di cui parla l'art. 36 della Costituzione.

Del resto, la nozione che riscontra i maggiori consensi in merito all'inquadramento del rapporto intercorrente tra amministratori e condòmini è quella che guarda all'amministratore come ad un mandatario con rappresentanza (Cass. SS.UU. n. 9148/08).

Tuttavia, malgrado i forti dubbi sulle funzioni pregnanti dei sindacati degli amministratori, sono numerose le associazioni no profit del settore che nei propri statuti dichiarano la loro prerogativa sindacale a rappresentare la categoria e soprattutto a tutelare gli interessi degli stessi amministratori iscritti, ovviamente dietro pagamento della quota associativa.

Addirittura, alcune associazioni di amministratori prevedendo, finanche, delle apposite deleghe sindacali, per trattenere una percentuale sui compensi lordi mensili degli stessi amministratori iscritti.

Forse, il delirio di alcune associazioni sindacali di amministratori è proprio quello di proporsi come organizzazioni "equivalenti" ai sindacati per i lavoratori autonomi. Ma d'altra parte è il legislatore ad acconsentire che le associazioni di categoria no profit degli amministratori di condomini si possano costituire in sindacati, a causa della mancata attuazione delle previsioni contenute nell'art. 39 comma 1 della Costituzione.

In altri termini, non si è mai concretizzato in legge l'obbligo di registrazione dei sindacati presso gli uffici locali o centrali.

=> Dieci regole pratiche per scegliere l'amministratore di condominio "perfetto"

La mancanza di una legge ad hoc, di fatto, ha impedito ed impedisce ancora il controllo, da parte dell'amministrazione dello Stato, dell'unica condizione per ottenere la registrazione è cioè che i sindacati adottino una organizzazione su base democratica.

Pertanto è inutile meravigliarsi se le associazioni sindacali, senza registrarsi mai, ossia senza ottenere mai la personalità giuridica, hanno potuto e possono ancora agire come enti di fatto, costituiti ai sensi degli artt. 36, 37 e 38 c.c., cioè come associazioni non riconosciute.

Invero non sono pochi gli statuti delle organizzazioni sindacali, comprese le associazioni di categoria degli amministratori di condominio, che dettano regole antidemocratiche, per superare un sistema legale e normativo rigido.

In ogni caso è bene ricordare che l'amministratore non ha l'obbligo di iscriversi ad alcuna associazione di categoria, nonostante molti lascino credere che gli amministratori, per accreditarsi sul mercato, è meglio se si iscrivano alle associazioni inserite nell'elenco tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, ex articolo 2 comma 7 Legge 4/2013, quasi fosse una sorta di pedigree della qualità.

In sintesi, per essere ambiti sul mercato non è necessario possedere alcun requisito ulteriore rispetto a quelli previsti dall'art. 71 bis disp. att. c.c., ma è essenziale, invece, essere sempre più competenti e professionali.

In conclusione, le organizzazioni sindacali che si occupano di condominio non possono far altro che fornire informazioni e consulenze ai condòmini ed agli amministratori.

Cerca: tutela sindacale amministratori condominio

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Togato
Togato giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 18:38

Se non erro l'amministratore è l'esercente d'una libera attività professionale senza l'iscrizione in un Albo apposito.In questa veste gli emolumenti sono quelli liberamente pattuiti con il mandante. Prendere o lasciare. Sotto tale profilo una certa tutela della 'categoria' pare intravvedersi nella recente normativa in tema di "equo compenso". Altro non mi risulta configurabile.

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