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Responsabilità penale del donatario per debiti fiscali del donante
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Responsabilità penale del donatario per debiti fiscali del donante

Sequestrata la casa donata alla moglie

 

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, III sez. penale n.36838 del 22 settembre 2009, ha avuto modo di sancire la responsabilità per il reato di fraudolenta evasione fiscale, della moglie che ha ricevuto in donazione dal marito contribuente.

La Corte ha ritenuto che l’atto di donazione fosse fittizio, dunque, finalizzato a sottrarre l’immobile de quo, dall’azione esecutiva erariale; pertanto ha ritenuto, che essendosi perpetrato il reato in capo al marito, anche la moglie avesse concorso alla simulazione ai danni del fisco.

Durante la fase delle indagini preliminari, il GIP aveva ritenuto di formulare il capo di imputazione di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 74/2000 “ è prevista la sanzione della reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi, Iva, interessi e sanzioni amministrative per un ammontare complessivo superiore a cento milioni delle vecchie lire, alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti su propri o altrui beni idonei a rendere, in tutto o in parte, inefficace la procedura di riscossione coattiva”, atteso che le notifiche delle cartelle esattoriali fossero state regolarmente notificate, appena due mesi prima dell’atto di donazione.

La difesa, tuttavia, sosteneva che le notifiche non fossero mai pervenute, tale per cui l’atto dispositivo nulla avesse a che fare con la presunta volontà di evadere fraudolentemente il fisco.

All’uopo si chiarisce che la notifica di una cartella esattoriale è valida se consegnata a mani del destinatario o di persona a lui convivente e /o incaricato, nonché in assenza di questo presso il deposito alla cosa comunale ai sensi dell’art 140 c.p.c..Alternativamente, in assenza di conoscenza della residenza, domicilio e/o dimora si procede con l’affissione alla cosa comunale ai sensi dell’art 143 c.p.c., così come confermato anche dalla sentenza della Cassazione n.17064/2006.

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