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Se si litiga sul diritto d'uso ed esce fuori una sentenza che riconosce una servitù: il giudice è andato oltre i propri poteri
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Se si litiga sul diritto d'uso ed esce fuori una sentenza che riconosce una servitù: il giudice è andato oltre i propri poteri

Quando la controversia non riguarda un diritto d’uso ma una servitù a vantaggio del del condomino

Avv. Alessandro Gallucci  

Esiste una regola processuale, che si esprime sinteticamente con la locuzione corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.

L'art. 112 c.p.c.. che si occupa di questo argomento, recita:

Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non puo' pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti.

La qualificazione giuridica del fatto è riservata al giudice chiamato a risolvere la controversia pur sempre nei limiti della norma appena citata.

Nel caso sotteso alla sentenza di Cassazione n. 16561, resa il 2 luglio 2013, le parti litigavano attorno all'esistenza del diritto d'uso, a favore di uno dei condomini, di un'intercapedine condominiale.

In breve: il condominio chiedeva la cessazione dell'uso illegittimo di quella parte comune mentre il condomino affermava l'esistenza del diritto d'uso ex art. 1021 c.c.

Cause riguardanti i diritti e le modalità l'uso delle parti comuni

Il giudice d'appello, investito di tale controversia a seguito dell'accoglimento della domanda del condominio, mutava la qualificazione giuridica del fatto e affermava che quella controversia non riguardava un diritto d'uso ma una servitù a vantaggio del fondo del condomino e gravante sul condominio.

La compagine non ci stava e proponeva ricorso per Cassazione: a suo dire, infatti, il giudice aveva sconfinato dai propri poteri violando quanto stabilito dall'art. 112 c.p.c.

Gli ermellini hanno accolto il ricorso e rimandato la causa al giudice d'appello.

Si legge in sentenza che "a fronte della delimitazione della controversia nell'ambito di tali contrapposte posizioni e pretese delle parti (esistenza o meno del diritto d'uso n.d.A.), il giudice di appello ha configurato il diritto vantato dalla società convenuta come servitù costituita in favore del magazzino della (…) ed a carico dell'intercapedine condominiale, incorrendo nella violazione del principio di correlazione fra il chiesto ed il pronunciato, ai sensi dell'art. 112 c.p.c..

È evidente, infatti, che riguardando la controversia fra le parti la sussistenza o meno di un diritto d'uso, non poteva il giudice di appello superare i limiti delle domanda di parte convenuta, riconoscendole un diritto reale diverso da quello domandato e non compreso neppure implicitamente nel "petitum", riservato al potere dispositivo delle parti.

In linea con quanto rilevato questa Corte ha affermato il principio secondo cui il potere- dovere del giudice di merito di interpretazione della domanda e di qualificazione giuridica dei rapporti dedotti in giudizio incontra, anche in appello, il limite nell'oggetto della contestazione, nel cui ambito la decisione deve essere mantenuta affinché sia rispettato il principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato di cui all'art. 112 c.p.c. nonché il principio fondamentale del contraddittorio (Cass. n. 21745/2006; n. 3366/2004; n. 13568/2008)" (Cass. 2 luglio 2013, n. 16561).

Per dirla con un detto: spetta al giudice affermare se una cosa è zuppa o pan bagnato ma se le parti chiedono di che tipo di zuppa si tratti, il giudice non può ignorare quella domanda dicendo che si tratta di pan bagnato.

Qual è il giudice competente per le cause condominiali?

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