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Distanze legali e barriere architettoniche: se l'opera non poggia su parti di proprietà comune e non rispetta le distanze legali dev'essere eliminata
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Distanze legali e barriere architettoniche: se l'opera non poggia su parti di proprietà comune e non rispetta le distanze legali dev'essere eliminata

Se l'ascensore non poggia su parti di proprietà comune e non rispetta le distanze legali dev'essere eliminata

Avv. Alessandro Gallucci 

La legge n. 13/89 è disciplina l’eliminazione delle barriere architettoniche in condominio, stabilendo che: “ Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare le barriere architettoniche di cui all'articolo 27, primo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118, ed all'articolo 1, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all'interno degli edifici privati, sono approvate dall'assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall'articolo 1136, secondo e terzo comma, del codice civile.

Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui al comma 1, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà di cui al titolo IX del libro primo del codice civile, possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l'ampiezza delle porte d'accesso, al fine di rendere più agevole l'accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.

Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile” (art. 2 l. n. 13/89).

Per evitare che determinate norme (ad esempio quelle sulle distanze) si frappongano all’eliminazione degli ostacoli per i portatori d’handicap, il successivo articolo 3 chiarisce che:

Le opere di cui all'articolo 2 possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati .

E' fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune”.

Proprio del caso previsto dal secondo comma dell’art. 3 appena citato s’è occupata la Corte d’appello di Firenze con una pronuncia dello scorso 14 settembre. Nel caso di specie un condomino aveva installato un ascensore appoggiandolo su un cortile che non era di proprietà comune ma esclusivamente d’uno dei suoi vicini.

In ossequio a quanto stabilito dalla norma testé citata la corte toscana ha affermato che “ le disposizioni volte a favorire il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati, del resto, tendono a facilitare, secondo un criterio di solidarietà sociale, l'adozione delle deliberazioni in materia nell'ambito delle proprietà comuni,ma non possono incidere sui diritti dei terzi, anzi il comma 2 dell'art. 3 espressamente stabilisce che "è fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze [...] nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune" (Corte di Appello di Firenze 14 settembre 2011).

Il fatto, poi, che nel caso di specie il condomino aveva agito senza nemmeno “passare per l’assemblea” ha chiuso il quadro di una situazione già di per sé illegittima.

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