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Condomino che si fa male per il portone difettoso, quando il condominio non ha responsabilità?
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Condomino che si fa male per il portone difettoso, quando il condominio non ha responsabilità?

Se il condomino conosce bene la difettosità del portone e si fa male non può chiedere i danni

Avv. Alessandro Gallucci 

In tema di responsabilità per danni da cose in custodia, nessun addebito può essere mosso al condominio quando a farsi male è un condòmino che conoscendo la situazione ed adottando le opportune cautele avrebbe potuto evitare di farsi male.

=> Il condominio è custode delle parti comuni. La responsabilità concorrente con il condomino

Questa, in breve sintesi, la conclusione cui è giunta la Suprema Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 30963 pubblicata mediante deposito in cancelleria il 27 dicembre 2017.

Una pronuncia che merita attenzione perché specifica, nel mai chiarissimo ambito del danno da cose in custodia, che cosa voglia dire caso fortuito anche in relazione alla conoscenza ed evitabilità di eventi dannosi.

Che cosa s'intende per cosa in custodia?

La risposta al quesito è centrale per comprendere quando possa considerarsi applicabile l'art. 2051 del codice civile, ossia la norma che disciplina il danno derivante da cose in custodia.

Per essere più precisi la domanda cui è necessario rispondere prima è la seguente: chi è il custode?

Sul punto la giurisprudenza non ha dubbi: è custode colui il quale ha il potere sulla cosa che si sostanzia nella potestà di fatto di escludere dal governo della cosa qualunque altro soggetto (si veda tra le tante Cass. 20 novembre 2009 n. 24530).

Così ci si è domandati: il custode è solamente il proprietario o ad esempio, può essere un altro soggetto, quale il conduttore, l'usufruttuario, ecc.?

Per la dottrina «Il "custode" è individuato non soltanto nel proprietario, ma anche nell'usufruttuario, nell'enfiteuta, nel conduttore, nel possessore, nel detentore e, in genere, in colui che esercita un effettivo e non occasionale potere materiale sulla cosa stessa, tale da implicare il governo e l'uso di qui, il dovere di vigilanza e di controllo, in modo da impedire che produca danni a terzi» (Pietro Perlingieri, Manuale di diritto civile, ESI, 1997).

Per cosa, si deve intendere, invece, qualunque bene mobile o immobile che sia in grado dal quale provenga il danno.

Si badi: per applicare l'art. 2051 c.c. non è necessario che la cosa in custodia sia pericolosa in sé, essendo invece sufficiente che i beni producano in ragione delle loro caratteristiche attuali la lesione antigiuridica (cioè il danno) in conseguenza della quale si domanda il risarcimento.

Un portone - per restare al caso di specie - non è pericoloso in sé, ma può esserlo in ragione di proprie caratteristiche anche solo occasionali, quali ad esempio un cattivo funzionamento o un altro difetto sopraggiunto.

Nel caso di beni in condominio il custode dev'essere considerato il condominio medesimo, ossia l'insieme dei condòmini che su quel bene sono comproprietari e quindi ne possono esercitare la custodia (Giovanna Visintini, Trattato breve della responsabilità civile, Cedam, 1999).

Chiaramente anche questa regola soffre delle eccezioni: mentre in relazione al portone non vi sono dubbi che i responsabili, ovvero i custodi, debbano essere considerati i condòmini, per altri particolari beni tale rapporto di custodia connesso alla comproprietà potrebbe non esservi.

Si supponga che il danno provenga da un locale comune dato in locazione (se ad un condòmino o ad un terzo, questo è indifferente) e più nello specifico da tubature così dette flessibili chiaramente visibili e sotto il governo del conduttore.

In tal caso non vi sono dubbi (Cass. 27 ottobre 2015 n. 21788) che la responsabilità per i danni debba essere addebitata a quest'ultimo e non al condominio

La responsabilità per danni da cose in custodia di cui all'art. 2051 c.c. è dai più considerata una ipotesi di responsabilità oggettiva. Ciò vuol dire che il custode risponde dei danni in quanto tale - ossia per la sua posizione - non essendo necessario che lo stesso sia incappato in colpa (lieve o grave) nella custodia medesima. Unica eccezione è quella del ricorrere del così detto caso fortuito.

Che cosa s'intende per caso fortuito?

Al riguardo è pacifico che il caso fortuito debba sostanziarsi in un evento imprevisto (Cass. 25 luglio 2008, n. 20427) cioè un evento non prevedibile nemmeno prestando la massima diligenza nella custodia; nel novero delle ipotesi riconducibili nel caso fortuito rientra senza dubbio il comportamento stesso della persona danneggiata.

=> Caduta provocata dalla chiusura improvvisa del portone: il condominio non risponde

Il portone condominiale non causa danni risarcibili al condòmino che lo conosce

Il fatto che sia occorso un danno non vuol dire che lo stesso sia risarcibile. Ci si potrebbe far male per colpa propria.

Questa regola di comune esperienza, trova applicazione anche in ambito giuridico e più nello specifico in relazione ai danni da cose in custodia.

Nel caso risolto dall'ordinanza n. 30963 una condòmina aveva chiesto il risarcimento dei danni che aveva subito in ragione della difettosità del portone condominiale; questo, chiudendosi all'improvviso, l'aveva fatta ruzzolare giù per le scale causandole lesioni.

Il Tribunale adito, in primo grado, aveva parzialmente accolto le richieste risarcitorie, ma la Corte d'appello aveva ribaltato l'esito del giudizio condannando la condòmina alla restituzione delle somme fin lì ricevute a titolo risarcitorio.

Motivo: lei conosceva bene il portone e la difettosità dello stesso, sicché usando più cautela avrebbe potuto non incorrere nei danni subiti. Come dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Detta in termini giuridici: il comportamento superficiale della persona consapevole della presenza di pericoli va considerato alla stregua di un caso fortuito.

Ciò, ha precisato la Corte d'appello, anche in ragione del fatto che dall'istruttoria non erano emersi altri elementi che potessero far propendere per una responsabilità del condominio.

La Corte di Cassazione, chiamata a mettere la parola fine alla querelle, ha confermato la sentenza impugnata: la condòmina scaraventata a terra dal portone difettoso per sua distrazione non aveva diritto ad alcun risarcimento.

  1. Condannato il condominio al risarcimento dei danni subiti dal minore
  2. Il condominio è responsabile dei danni causati dall'ascensore difettoso ex art. 2051 c.c.

Scarica Cass. civ. ord. 27 dicembre 2017 n. 30963

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Rita
Rita martedì 23 gennaio 2018 alle ore 17:32

Nel caso in cui il portone tranciasse di netto un'unghia del piede a un visitatore che va a trovare i genitori, (quindi non condomino), questo ha diritto al risarcimento? può sembrare una sciocchezza, ma essendo successo in piena estate, ha comportato molti disagi e limitazioni. Inoltre l'unghia cresce deforme a distanza di un anno e mezzo... insomma... non è proprio come spezzarsi un'unghia . tra l'altro nonostante la segnalazione non è stato eliminato il problema: le dita di un bambino ci si possono proprio incastrare sotto: non oso pensare alle conseguenze

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