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Rischio di rottamazione per gli apparecchi tv degli italiani
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Rischio di rottamazione per gli apparecchi tv degli italiani

Entro il 30 giugno 2020 famiglie e aziende dovranno rottamare le vecchie tv oppure a installare uno speciale decoder esterno

Redazione Condominioweb 

La Commissione europea prevede l'assegnazione di nuove frequenze televisive che potrebbe costringere i cittadini a cambiare televisore o a installare un decoder per continuare a ricevere il segnale del digitale terrestre.

Nuova tecnica di trasmissione per le emittenti tv. Entro il 30 giugno 2020 le famiglie e le aziende italiane saranno costrette a cambiare i loro televisori oppure a installare uno speciale decoder esterno se vorranno continuare a vedere i canali del digitale terrestre.

Infatti, due documenti parlamentari, delle Commissioni Telecomunicazioni di Senato e Camera, spiegano che le emittenti italiane dovranno cambiare la tecnica di trasmissione del loro segnale televisivo, adottando il digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2) e un software che comprime questo segnale (HEVC).

Per mettere ordine nell'etere, secondo un criterio di qualità, la Commissione europea vuole destinare la banda 700, finora utilizzata dalle emittenti tv, alle società di telecomunicazioni in modo da poter offrire collegamenti Internet ultraveloci da tablet e smartphone.

Scadenze brevi e alti costi. La realizzazione di questo progetto ha scadenze brevissime e costi pesanti. Infatti, la Commissione vuole anticipare la scadenza, precedentemente prevista per il 2022, al 2020.

Ciò significa che gli apparecchi di seconda generazione saranno gli unici a poter essere fabbricati a partire da luglio 2016 e gli unici a essere messi in vendita da gennaio 2017.

Se si considera che i costi dei piccoli televisori di 22 pollici si aggirano tra i 140 e i 165 euro e quelli di un decoder vanno dai 30 ai 450 euro, si comprende che non solo gli investimenti per gli editori saranno importanti, ma anche le spese che le famiglie dovranno sopportare non saranno di poco conto.

La reazione dell'Adoc. Tali previsioni risultano altamente sgradite all'Adoc, il cui presidente, Roberto Tascini, ha dichiarato: "Il Governo eviti in tutti i modi di far rivivere alle famiglie italiane l'incubo, economico e organizzativo, che ci fu con lo switch-off dal segnale analogico al digitale, hanno già pagato dazio una volta e continuano a pagarlo, dato che ancora ad anni di distanza il segnale del digitale terrestre risulta spesso basso o assente, con intere porzioni del Paese impossibilitate a vedere alcuni canali, siano essi Rai, Mediaset o altri.

Ora, con l'imposizione del nuovo formato DVBT-2 e la nuova assegnazione di frequenze c'è il rischio, concreto, che il "balletto delle televisioni" ricominci, con milioni di famiglie italiane obbligate di nuovo a mettere al mano al portafogli per aggiornare i propri apparecchi televisivi o ad installare un nuovo decoder".

Spese ulteriori e confusione. È ancora Tascini a spiegare che "Con lo switch-off la spesa media si attestò sui 120-150 euro, oggi la spesa minima per l'acquisto di almeno un televisore e di un decoder risulterebbe di 150 euro, ma ipotizziamo che la media più vicina alla realtà possa essere di circa 300-350 euro.

Le famiglie di consumatori sono già alle prese con la confusione legata al cambio di normativa del canone Rai, è assolutamente da evitare di caricarle di altre incombenze. Chiediamo pertanto a Governo e Agcom di prevedere soluzioni a basso impatto, come messe in atto nella vicina Francia, dove si è deciso di mantenere l'attuale formato DVBT e di modificare lo standard di trasmissione da Mpeg-2 a Mpeg-4, in modo da consentire alla quasi totalità delle famiglie di non spendere soldi per l'adeguamento delle proprie televisioni.

Oppure si prevedano forti incentivi per l'acquisto di nuovi televisori e decoder, che permettano ai consumatori di risparmiare almeno la metà delle spese ipotizzate".

Conti salati anche per lo Stato. Il conto arriverà anche allo Stato: oggi sulla banda 700 sono attive sei reti nazionali, i cui editori vantano una concessione fino al 2032. E prima di abbandonare la banda 700 chiederanno, oltre a nuove frequenze, un corposo risarcimento, costringendo lo Stato a mettere all'asta le frequenze.

In uno scenario così complesso, Michele Anzaldi, il deputato del Pd che sta scrivendo il parere alla Camera, chiede aiuto all'Europa perché sia rallentata la marcia di questo treno in corsa.

Ricorda che gli italiani hanno già comprato decoder e televisori al momento dell'arrivo del primo digitale terrestre e ora rischiano di sopportare una nuova spesa altrettanto forte. Prevede, poi, che anche i produttori farebbero fatica a rispondere alla domanda di nuovi apparecchi, mentre le emittenti tv si farebbero carico di investimenti ingenti per aggiornare i ripetitori. Insomma, per l'Italia si spera almeno che sia ripristinata la scadenza del 2022.

=> Il nuovo libretto impianto costerà molto di più alle famiglie.

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