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Ripartizione delle spese condominiali errata o in deroga? La differenza incide anche sul giudizio di opposizione
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Ripartizione delle spese condominiali errata o in deroga? La differenza incide anche sul giudizio di opposizione

Ripartizione errata delle spese condominiali e opposizione a decreto ingiuntivo

Avv. Alessandro Gallucci  

La ripartizione delle spese condominiali errata è cosa differente dalla ripartizione in deroga ai criteri legali o convenzionali?

La risposta è positiva e la giurisprudenza ha ribadito che tale differenza incide non solamente sul vizio della delibera ed i relativi termini d'impugnazione della medesima, ma altresì promana i suoi riflessi anche in relazione all'eventuale giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il Tribunale di Grosseto, con una sentenza del 26 maggio 2016 – la n. 425 – è tornato sull'argomento, aderendo all'orientamento – più recente ed attualmente maggioritario – espresso dalla Corte di Cassazione in merito alle irregolarità concernenti la ripartizione delle spese ed ai loro riflessi sul giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

In breve: un condomino si vede notificato un decreto ingiuntivo per mancato pagamento di oneri condominiali e decide di proporre opposizione, tra i vari motivi, anche perché a suo modo di vedere le delibere sulle quali è fondato il credito devono essere considerate nulle perché adottate in violazione dei criteri di riparto delle spese.

L'opposizione è stata rigettata perché, a dire del giudice toscano, quel motivo di doglianza non doveva essere fatto valere in quella sede (cioè in sede di opposizione a decreto), ma impugnando la delibera assembleare nei modi e nei termini di cui all'art. 1137 del codice civile.

Quanto alla ripartizione delle spese, il Tribunale di Grosseto non ha ritenuto che la delibera assembleare avesse contenuto derogatorio dei criteri di legge, ma che, al massimo, avrebbe dovuto essere considerata illegittima per erronea applicazione dei summenzionati criteri. (=> Scelta dei criteri di ripartizione delle spese)

Stando così le cose, si legge in sentenza, nel caso di specie trova applicazione il principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 6714 del 10 marzo 2010, secondo la quale: “In tema di condominio, sono affette da nullità, che può essere fatta valere anche da parte del condomino che le abbia votate, le delibere condominiali attraverso le quali, a maggioranza, siano stabiliti o modificati i criteri di ripartizione delle spese comuni in difformità da quanto previsto dall'art. 1123 cod. civ. o dal regolamento condominiale contrattuale, essendo necessario per esse il consenso unanime dei condomini, mentre sono annullabili e, come tali, impugnabili nel termine di cui all'art. 1137, ultimo comma, cod. civ., le delibere con cui l'assemblea, nell'esercizio delle attribuzioni previste dall'art. 1135, n. 2 e n. 3, cod. civ., determina in concreto la ripartizione delle spese medesime in difformità dai criteri di cui all'art. 1123 cod. civ..”.

Se la delibera dev'essere considerata (eventualmente) annullabile, la conseguenza – si legge in sentenza – è che tale vizio d'invalidità non poteva essere fatto valere in sede di opposizione al decreto ingiuntivo, ma avrebbe dovuto essere contestato a suo tempo con un'impugnazione ex art. 1137 c.c.

Nel caso di specie il giudice si è limitato a specificare che “le delibere non hanno compiuto alcuna determinazione in ordine ai criteri di riparto da adottare, ma si sono limitate a ripartire le spese sulla base delle tabelle millesimali nel presupposto – giusto o sbagliato in questa sede non rileva – che si trattasse di spese per servizi di cui tutti i condomini usufruivano, perchè relativi a beni di uso comune” (Trib. Grosseto 25 maggio 2016 n. 425).

=> Se la delibera resta efficace è inutile opporsi contro l'ingiunzione per i contributi condominiali

Come dire: nessuna deroga, nessuna nullità, e quindi in questo giudizio non possiamo fare altro che valutare l'esistenza del credito.

Scarica Trib. Grosseto 25 maggio 2016 n. 425

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