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Revocare l'amministratore in prorogatio imperii è possibile?

Il dibatto sull'ammissibilità o meno di revocare l'amministratore in prorogatio è stato nuovamente alimentato da una recente decisione del Tribunale di Catanzaro
Dott. Giuseppe Bordolli Giuseppe Bordolli Responsabile scientifico Condominioweb 

L'istituto della prorogatio imperii è stato "inventato" dalla giurisprudenza per ovviare a quelle situazioni di inaccettabile stallo di gestione, derivanti dalla cessazione della carica di un amministratore, senza che ci sia la repentina nomina di un nuovo amministratore da parte dell'assemblea.

Se è chiara la funzione della prorogatio imperii bisogna ammettere che sull'istituto in questione si registra a tutt'oggi un non sopito contrasto interpretativo in merito all'ammissibilità o meno di revocare l'amministratore in prorogatio.

La possibilità di revoca l'amministratore in prorogatio: tesi favorevole

Secondo una recente decisione del Tribunale di Catanzaro l'amministratore di condominio, il cui mandato sia scaduto e continui a gestire il caseggiato in regime di proroga, può benissimo essere revocato dai condomini.

Nel caso in questione alcuni condomini hanno agito ex artt. 1129 c.c. e 64 disp. att. c.c. al fine di ottenere la revoca dell'amministratore per la mancata esecuzione di alcune delibere assembleari, nonché per la mancata riscossione forzosa degli oneri dovuti dai condomini morosi, con gravi ripercussioni sull'esposizione debitoria del condominio tanto nei riguardi di terzi fornitori di beni e servizi quanto, in special misura, del Comune, il cui debito per canoni idrici non corrisposti era cresciuto in modo esponenziale. L'amministratore in prorogatio non ha addotto nessuna giustificazione per le sue condotte.

Alla luce di quanto sopra il Tribunale ha revocato l'incarico all'amministratore in prorogatio (Trib. Catanzaro 15 giugno 2022). Secondo questa tesi, quindi, sia pure in prorogatio, l'amministratore è tenuto a svolgere i propri compiti e all'osservanza dei propri doveri e deve pur sempre essere consentito un controllo giudiziale circa la sua attività.

In altre parole, ove la revoca giudiziale dell'amministratore in prorogatio non fosse ammessa, verrebbe meno la possibilità di qualsiasi controllo giudiziale sull'operato di questi, a discapito delle minoranze dell'assemblea condominiale o di singoli condomini dissenzienti, la cui tutela dovrebbe essere il perno della disciplina legislativa inerente alla funzione assembleare (App. Bari 12 giugno 2019).

Si ricorda che una decisione ha ritenuto incompatibile il ricorso alla revoca giudiziale dell'amministratore quando questi eserciti il mandato in regime di prorogatio imperii, eseguendo le sole attività urgenti; tuttavia ha affermato che tale principio non può trovare applicazione se l'amministratore decaduto dalla carica prosegue regolarmente negli anni successivi, redigendo più bilanci e continuando ad operare sul conto corrente condominiale (App. Firenze 21 aprile 2021).

La revoca dell'amministratore in prorogatio: orientamento non favorevole

Secondo questa tesi in mancanza di nomina o in presenza di conferma avvenuta con maggioranza insufficiente, l'amministratore rimane in carica con tutti i poteri; tale situazione si protrae fino ad una nuova nomina che può avvenire ad opera dell'assemblea, del giudice su ricorso anche di un solo condomino o anche su ricorso dello stesso amministratore. La giurisprudenza maggioritaria ha sottolineato che alla scadenza del termine prefissato per la carica di amministratore, il mandato si estingue per legge e, per ovviare ad una mancata nomina immediata di altro amministratore, quest'ultimo continua ad esercitare i suoi poteri provvisoriamente.

Da qui, la conseguenza inevitabile che non si può revocare giudizialmente un amministratore non più in carica.

Il mandato si estingue alla scadenza del termine, pertanto viene a mancare il presupposto in forza del quale può essere esercitata la domanda di revoca (si veda: Trib. Como 6 aprile 2022 n. 8). Il ricorso per la revoca, per questa opinione, viola il principio della sovranità dell'assemblea che ha il potere di decidere sulla revoca sottoponendo la stessa al voto, e quindi all'effettiva manifestazione di volontà, di tutti gli altri condomini.

Il singolo condomino può, invece, legittimamente richiedere all'autorità giudiziaria un provvedimento ex art. 1105 c.c. che disponga la nomina di un nuovo amministratore, previa dimostrazione che l'assemblea non abbia provveduto in tal senso (Trib. Teramo 29 giugno 2016); il ricorso, insomma, è inammissibile poiché rivolto nei confronti di un amministratore per il quale l'incarico è già scaduto (Trib. Catania 10 febbraio 2014).

Del resto si è recentemente osservato che le gravi irregolarità per la revoca giudiziale previste dall'articolo 1129 c.c., presuppongono l'individuazione da parte del giudicante di condotte che compromettano seriamente il rapporto fiduciario sotteso al contratto di mandato intercorrente fra amministratore e condomini.

Tale rapporto non può sussistere, secondo il giudicante, nei riguardi di un soggetto che opera senza essere stato nominato dall'assemblea, esercitando i poteri in virtù di una proroga di fatto, che in qualsiasi momento l'assemblea può revocare procedendo alla nomina di un nuovo amministratore (Trib. Massa 28 luglio 2020).

Sentenza
Scarica Trib. Catanzaro 15 giugno 2022

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