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Il brecciolino sugli spazi comuni non basta per i danni da caduta
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Il brecciolino sugli spazi comuni non basta per i danni da caduta

La responsabilità del condominio per danno cagionato da cosa in custodia è esclusa dall'imperizia del danneggiato nell'uso dello scooter.

Avv. Mariano Acquaviva  

Secondo il Codice civile (art. 2051), ognuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. In ambito condominiale, da questo principio deriva che su tutti i beni comuni è onere del condominio (nella persona dell'amministratore) provvedere alle riparazioni che si rendono necessarie e a ogni cosa che occorre per tutelare i diritti dei condòmini e dei terzi.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 14469 del 26 maggio 2021), il brecciolino sugli spazi comuni non basta per i danni da caduta.

Secondo gli ermellini, la ghiaia presente sulla strada condominiale non giustifica la richiesta del conducente che, a bordo del proprio veicolo a due ruote, rovina a terra riportando lesioni personali, a meno che il nesso di causalità non sia accuratamente dimostrato in giudizio dall'attore che ha interesse al risarcimento.

Insomma: pur trattandosi di una responsabilità oggettiva, è onere dell'interessato provare il legame tra la presenza del brecciolino sugli spazi comuni e la caduta. In assenza di tale elemento, sarà impossibile addebitare alcuna colpa al condominio.

Responsabilità da cose in custodia: un utile vademecum della Cassazione

Il danno cagionato da cose in custodia

Come ricordato in apertura, l'art. 2051 del codice civile stabilisce che «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito».

La norma configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva in capo a chi ha in custodia un determinato bene che provochi un danno a terzi. Il danneggiato è, dunque, unicamente gravato dell'onere di provare il nesso di causalità tra il bene custodito ed il danno subito (anch'esso, ovviamente, da dimostrare).

La funzione della responsabilità da danno cagionato da cose in custodia è quella di imputare la colpa del pregiudizio a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa; deve, pertanto, considerarsi custode chi di fatto ne controlla le modalità d'uso e di conservazione.

È possibile liberarsi della responsabilità soltanto provando il caso fortuito, cioè il fattore esterno caratterizzato da imprevedibilità e inevitabilità.

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Caduta negli spazi comuni: il caso

Il caso giunto all'attenzione della Suprema Corte nella sentenza in commento (n. 14469 del 26 maggio 2021) è presto illustrato.

L'attore aveva citato in giudizio il condominio al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti in occasione del sinistro occorsogli allorquando, messosi alla guida del suo ciclomotore, mentre stava uscendo dal proprio garage del condominio, era caduto rovinosamente a terra a causa della pavimentazione resa scivolosa dalla polvere, terra e sporcizia depositatasi nel tempo e non pulita.

Danni da cose in custodia. Responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c.

Sia in primo che in secondo grado la domanda veniva rigettata: a seguito di Ctu espletata innanzi al giudice di prime cure, infatti, era risultato non sufficientemente provato il nesso causale tra la caduta e lo stato dei luoghi ove questa era avvenuta.

Ricorreva dunque per Cassazione il danneggiato, ritenendo al contrario di aver correttamente adempiuto al proprio onus probandi, allegando peraltro (solamente in appello) una consulenza tecnica di parte, redatta successivamente alla conclusione del giudizio di primo grado, relativa alla inidoneità della pavimentazione del garage a garantire una adeguata aderenza dei veicoli al suolo.

Nel proprio ricorso il danneggiato si lagnava altresì del fatto che la Corte d'Appello avesse ritenuto inammissibile la consulenza prodotta solamente in secondo grado, documento in realtà molto importante perché avrebbe dimostrato senza ombra di dubbio il nesso tra il brecciolino presente sulla strada condominiale e la caduta.

Il Condominio risponde per i danni da i beni in custodia

Caduta dallo scooter, brecciolino e responsabilità del condominio: la decisione

La Corte di Cassazione, con la pronuncia in commento (sentenza n. 14469 del 26 maggio 2021), dichiara inammissibile il ricorso.

Innanzitutto, il giudice della nomofilachia ritiene che il ricorrente abbia ragione in merito all'ammissibilità della consulenza tecnica di parte: quest'ultima, infatti, costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio, la cui produzione, regolata dalle norme che disciplinano tali atti e perciò sottratta al divieto di cui all'art. 345 c.p.c., deve ritenersi consentita anche in appello.

Nonostante ciò, il ricorso è ugualmente inammissibile perché la sentenza censurata dimostra invece di essere priva di vizi. Il giudice di merito ha ritenuto, sulla base dell'interrogatorio formale reso dallo stesso ricorrente, che la caduta fosse da addebitarsi anche . causa dell'imperizia nell'utilizzo dello scooter.

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Lo stesso attore, infatti, aveva ammesso di non aver mai guidato uno scooter prima di quel momento. Sulla base delle stesse dichiarazioni dei testimoni il tribunale ha ritenuto anche che l'attore fosse a conoscenza dello stato dei luoghi, sia della particolare pavimentazione che della possibile presenza di detriti.

Tali ragioni non sono state impugnate dal ricorrente, rendendo così irrilevante la perizia di parte relativa alla strada ove si è verificata la caduta.

La Corte di Cassazione, dunque, dichiara inammissibile il ricorso sulla scorta del seguente principio: la responsabilità del danno cagionato da cose in custodia deve essere provata dimostrando il nesso di causalità tra il bene oggetto di custodia e l'evento dannoso. L'imperizia del danneggiato può essere causa idonea a spezzare il nesso eziologico che l'art. 2051 c.c. richiede.

Amministratore di condominio e custodia delle cose comuni

Sentenza
Scarica Cass. 26 maggio 2021 n. 14469

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