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Per svincolarti dall'associazione di amministratori di condominio devi consegnare tutto il materiale associativo

Le norme contenute nello statuto di un'associazione di amministratore di condominio possono ritenersi vessatorie?
Avv. Rosario Dolce Avv. Rosario Dolce del Foro di Palermo 

È legittimo esigere dall'amministratore di condominio, che intenda venir meno al vincolo sociale, i materiali associativi (timbro, tessera e attestato), pena l'invalidità della richiesta? Come evitare che lo stesso possa continuare a “spendere”, nei rapporti con i terzi, la veste di aderente? A queste domande ha cercato di dare risposta Il Tribunale di Roma con Sentenza del 23 gennaio 2017

Il concetto di associazioni di imprese

Elenco o albo degli amministratori di condominio

Il fatto. Tizio subisce un decreto ingiuntivo dall'associazione Beta - a cui faceva prima capo - perché non avrebbe pagato la quota relativa all'ultimo triennio e decide di impugnare il provvedimento.

A fondamento della propria azione giudiziale (giunta in tribunale come giudice di appello) offre in comunicazione una lettera raccomandata a.r., con la quale, secondo la tempistica stabilita dallo statuto associativo, dimostra di aver manifestato per tempo la volontà di recesso per il triennio successivo.In quanto tale censura la norma dello statuto dell'associazione Beta, laddove preveda la nullità del recesso e il rinnovo tacito del contratto associativo, qualora il socio dimissionario non riconsegni l'attestato, il timbro e il tesserino. Ad avviso di Tizio, tale norma concretizzerebbe uno squilibrio tra le parti:

  • da un lato, il dimissionario, illegittimamente considerato tale, si vede costretto a corrispondere un importo pari alla quota associativa per un ulteriore triennio, importo non irrisorio, e,
  • - dall'altra parte, l'associazione che, in virtù di questo “artifizio giuridico”, è in grado di vincolare l'associato ad un rapporto contrattuale dal quale appare complicato recedere, se non addirittura impossibile nella malaugurata ipotesi di smarrimento del materiale.

Dalla superiore premessa Tizio trae la conclusione della nullità della previsione contenuta nello statuto associativo in relazione agli articoli 33 e 36 del Codice del Consumo e/o con riferimento agli articoli 1341 e 1342 del Codice civile.

Il decidente di secondo grado, con la sentenza appena accennata, entra sul merito della questione, contestualizza i diritti e i doveri associativi e scredita la tesi dell'appellante (Tizio). Vediamo come.

Le associazioni degli amministratori non possono imporre un tariffario minimo!

La sentenza. Secondo il tribunale adito non appare condivisibile l'assunto di Tizio in merito all'applicabilità della disciplina consumeristica, di cui al decreto legislativo 206/2005 (Codice del Consumo), al rapporto associativo tra amministratori di condominio degli edifici e associazioni di essi.

Il credito in questione si origina dal rapporto associativo intercorrente tra l'Associazione “Beta” e Tizio, il quale ha aderito alla predetta compagine non come consumatore, ma proprio in relazione all'attività professionale svolta o da svolgere.La stessa associazione Beta non può, quindi, qualificarsi in alcun modo come “professionista” alla stregua delle previsioni di cui al codice del consumo.

 Continua [...]

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Sentenza inedita
Scarica Tribunale di Roma n. 17517 del16 settembre 2017.

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