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Bastano tre condòmini disturbati e scatta il reato per rumori molesti
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Bastano tre condòmini disturbati e scatta il reato per rumori molesti

Il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone in condominio: presupposti e condizioni secondo la Suprema Corte.

Avv. Mariano Acquaviva  

Vicinitas est mater discordiarum, ripetevano i saggi latini. Niente di più vero, soprattutto se si tratta di rapporti tra condòmini, persone costrette a condividere lo stesso edificio in cui sono collocate le singole unità immobiliari.

Causa dei maggiori contenziosi giuridici tra condòmini sono senza dubbio alcuno le immissioni rumorose provenienti dall'appartamento del vicino: televisione, radio, strumenti musicali, urla e strepiti. A prescindere dal tipo di sorgente sonora, il problema è sempre lo stesso: il vicino rumoroso rende intollerabile la prosecuzione di una pacifica e serena convivenza in condominio.

Come risolvere problemi di questo tipo? Nei casi più estremi è possibile sporgere denuncia/querela per disturbo della quiete pubblica. Secondo la Corte di Cassazione (sentenza del 9 ottobre 2020, n. 33708), bastano tre condòmini disturbati per far scattare il reato di rumori molesti.

=> Disturbo riposo delle persone

Insomma: non è necessario che tutto il vicinato percepisca le immissioni acustiche provenienti dall'appartamento del condomino per far integrare il reato. Questa interpretazione della norma rende senz'altro più semplice ottenere giustizia, quantomeno in ambito penale. Esaminiamo più nel dettaglio la pronuncia in commento.

Rumori molesti: il caso affrontato dalla Suprema Corte

Ricorreva in Corte di Cassazione una donna condannata a pagare un'ammenda di euro cento per la violazione dell'art. 659 cod. pen., a tenore del quale commette reato chi, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici.

Nello specifico, la ricorrente negava la sussistenza del reato, atteso che gli unici soggetti danneggiati dai rumori molesti erano risultati essere soltanto i tre condòmini abitanti nella palazzina, laddove i rumori erano rimasti circoscritti all'interno di detto stabile.

Inoltre, la ricorrente lamentava che non le fosse stato concesso il beneficio dell'esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen.

Rumori molesti: quando scatta il reato?

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 9 ottobre 2020, n. 33708, dichiara inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'imputata.

Dormire...dolce dormire. Urlare in piena notte lede il riposo delle persone. Scatta il reato.

Secondo il Giudice della nomofilachia, «ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all'art. 659 cod. pen. non sono necessarie né la vastità dell'area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio».

Nel caso di specie, era la stessa ricorrente ad ammettere che le immissioni rumorose provenienti dalla sua proprietà fossero udite dai tre condòmini in questione. Per la Corte di Cassazione, tanto basta per integrare il reato di cui all'art. 659 cod. pen.

Il disturbo della quiete in condominio

La sentenza in commento si pone nel solco di precedenti arresti giurisprudenziali in merito al disturbo della quiete in condominio.

Nello specifico, la Corte di Cassazione (sentenza n. 28670 del 2017) ha precisato che, affinché si integri il reato di disturbo della quiete pubblica, occorre che i rumori prodotti siano idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell'appartamento sovrastante o sottostante, essendo necessario che i rumori siano idonei a disturbare a tranquillità di un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare.

22 cani in casa. Proprietaria condannata per disturbo della quiete pubblica

Sempre secondo la Corte, per aversi questo reato in condominio può essere sufficiente anche una sola condotta rumorosa, laddove questa arrechi un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone.

Dunque, affinché si possano denunciare i rumori molesti prodotti in condominio occorre accertare che tali immissioni siano potenzialmente in grado di disturbare una molteplicità di persone, anche se poi è solamente una persona a denunciare il fatto alle autorità.

Da tanto deriva che la violazione delle fasce di silenzio in condominio non è fatto di per sé sufficiente a far scattare il reato; occorre al contrario che la condotta incriminata sia in grado di disturbare più persone (almeno tre, come specificato dalla pronuncia in commento).

Ecco cosa rischia chi, con i suoi comportamenti incivili, non smette di infastidire gli altri condomini.

Rumori molesti: si può escludere la punibilità?

Infine, la Corte di Cassazione si esprime anche a proposito dell'ulteriore motivo di doglianza: la mancata applicazione dell'esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis del codice penale.

A parere degli ermellini, «l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131-bis cod. pen. non può essere dichiarata rispetto al reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 cod. pen.) in caso - come accertato in specie, ed in proposito la sentenza ne ha dato espressamente atto - di reiterazione della condotta, in quanto si configura un'ipotesi di "comportamento abituale", ostativa al riconoscimento del beneficio».

Quando le emissioni sonore ad alto volume possono arrecare pregiudizio?

Insomma: al vicino rumoroso non può essere perdonata la propria condotta molesta se reiterata nel tempo; cosa che accade molto spesso, atteso che è difficile che si sporga denuncia per un unico episodio di disturbo della quiete (sebbene, come ricordato dalla pronuncia del 2017 sopra citata, tanto basterebbe per integrare il reato).

Condanna per il responsabile delle ripetute e fastidiose scampanellate alla porta

Scarica Cass. 30 novembre 2020 n. 33708

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