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La realizzazione di una scala poggiata sulla facciata laterale dell'edificio può alterare il decoro architettonico
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La realizzazione di una scala poggiata sulla facciata laterale dell'edificio può alterare il decoro architettonico

Realizzazione di una scala metallica esterna e lesione del decoro architettonico.

Avv. Alessandro Gallucci  

Un condomino – nell’ambito di interventi manutentivi della propria unità immobiliare – apponeva sulla facciata dell’edificio (una villa bifamiliare compresa in un più ben ampio complesso edilizio) una scala metallica utile all’appartamento di sua proprietà.

Un’altra condomina conveniva in giudizio la prima e, previo ottenimento di un provvedimento a lei favorevole a seguito di un ricorso per denuncia di danno temuto, chiedeva, tra le altre cose, la condanna alla rimozione delle opere già eseguite riservandosi d’agire per il risarcimento del danno.

Questa in estrema sintesi una parte della vicenda di cui s’è interessato il Tribunale de L’Aquila con la sentenza 24 maggio 2011 n. 360.

Tra i motivi posti alla base della richiesta di eliminazione delle opere realizzate v’era quello che puntava sulla lesività degli interventi edilizi in relazione al decoro architettonico dell’edificio. I giudici abruzzesi hanno dato ragione alla condomina attrice.

La sentenza succitata è particolarmente significativa in quanto conferma gli orientamenti giurisprudenziali maggioritari in materia di decoro dell’edificio e dà altresì dimostrazione del l’ampia discrezionalità da parte del giudice nella valutazione della lesione dell’estetica dello stabile.

In sostanza tale valutazione è operazione che sfugge da generalizzazioni e, pertanto, al di là della definizione (tra l’altro di matrice giurisprudenziale) non può essere soggetto ad esemplificazioni.

Così, ad esempio, mentre per valutare se sono rispettate le norme sulle distanze basta confrontare la norma con la realtà dei fatti e chiedere al giudice i provvedimenti conseguenti, per accertare la lesione del decoro dell’edificio bisognerà attendere l’apprezzamento del giudice in ordine ai rilievi formulati. In questo contesto diviene centrale il ruolo della CTU.

Così, come per prassi verrebbe da dire, è stato nel caso deciso dal Tribunale de L’Aquila.

In sentenza, con riferimento alla fattispecie descritta in principio si legge che “ sulla scorta delle risultanze della espletata CTU[…] deve ritenersi che l'immobile oggetto di causa successivamente alla realizzazione della scala esterna metallica ha subito una lesione del "decoro architettonico", in quanto ha subito mutamenti idonei ad apportare una disarmonia nell'insieme e che si risolvono in un deterioramento del suo carattere estetico, nonché dell'aspetto architettonico inteso come caratteristica principale insita nello stile architettonico del manufatto”.

Nel dire ciò la sentenza fa riferimento a quelle che sono le definizioni di decoro correntemente accettate. “ Si rammenta che, secondo l'orientamento interpretativo seguito dalla giurisprudenza di legittimità, per decoro di un edificio deve intendersi l'estetica del fabbricato data dall'insieme delle linee e dalle strutture che connotano la stabile stesso e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità (tra le altre Cass. 851/2007), mentre ai fini della tutela prevista dall'art. 1120 C.C. non occorre che il fabbricato abbia un particolare pregio artistico, essendo sufficiente che vengano alterate in modo visibile e significativo la particolare struttura e la complessiva armonia che conferiscono al fabbricato una propria specifica identità (Cass. 14455/2009)”.

Quanto al perché della determinazione a considerare l’intervento realizzato lesivo del decoro, il giudice lo motiva sulla scorta della CTU confermando come sul pregiudizio estetico la discrezionalità è amplissima rispetto ad altre fattispecie.

In questo contesto si legge in sentenza che si ritengono ” pienamente condivisibili appaiono le conclusioni del CTU il quale -previa accurata descrizione dei villini ed in particolare di quello oggetto di causa- ha evidenziato che il complesso immobiliare e l'unità immobiliare per cui è causa sono caratterizzati da linee armoniche che seppure estremamente semplici, ne determinano una specifica fisionomia ed identità anche in considerazione dei suoi elementi costruttivi (costituiti dagli infissi con ante a persiane in legno; rivestimento in pietra del piano seminterrato e parapetti della terrazza realizzati in legno; manto di copertura realizzato in lamiera zincata e torrette del camino in prefabbricato cementizio) che ben si inseriscono nel pieno rispetto del contesto circostante territoriale, ed ha concluso -anche sulla scorta della comparazione fotografica dell'immobile ante operam e post operam (vedi fotografie, allegate alla CTU)- nel senso che la realizzazione della scala ha modificato le linee armoniche dei prospetti originari creando un evidente corpo aggiunto (la scala metallica interessa sia il prospetto Nord Ovest che quello Nord Est ed è indiscutibilmente visibile ed appariscente da diversi punti di osservazione e di vista) peraltro sospeso ai piani superiori, che anche visivamente imprime una sensazione di instabilità e di insicurezza, ponendosi oltretutto in contrasto (essendo realizzata con materiale metallico anche se rivestita sulla ringhiera con materiale in legno) con i materiali già usati nel complesso residenziale e nel fabbricato quali gli infissi in legno, il rivestimento in pietra del piano seminterrato, le limitazioni delle aiuole in pietra, le staccionate in legno ecc.” (Trib. L’Aquila 24 maggio 2011 n. 360).

Ricordiamo infine che il giudizio espresso dal magistrato di merito, se non illogico o carentemente motivato, è insindacabile in sede di giudizio di Cassazione. Come dire: se il giudice decide bene le possibilità di ribaltamenti della decisione non esistono.

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