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Rapporto di vicinato: anche i teneri abbracci legittimano il reato di violenza sessuale
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Rapporto di vicinato: anche i teneri abbracci legittimano il reato di violenza sessuale

Non è necessario che venga consumato un atto sessuale completa perché possa configurarsi la fattispecie della violenza sessuale

Avv. Maurizio Tarantino  

La vicenda . Con l'impugnata sentenza, la Corte di appello di Milano confermava la decisione resa dal g.u.p. del Tribunale all'esito del giudizio abbreviato e appellata dall'imputato, che, riconosciuta l'attenuante di cui all'art. 609-bis, comma 3, cod. pen. con giudizio di prevalenza sulle contestate aggravanti, aveva condannato Tizio alla pena di giustizia, condizionalmente sospesa, per il delitto di cui agli artt. 81 cpv., 61 n. 5, 609-bis, commi 1 e 3, commesso in danno di una vicina di casa (l'uomo anziché porgere la mano in segno di saluto ha attirato a sé la vicina di casa per stringerla in un abbraccio).

=> Violenza domestica e omertà in condominio

Motivi di ricorso. Avverso l'indicata sentenza, l'imputato ha proposto ricorso per Cassazione eccependo la violazione di legge in relazione alla sussistenza del delitto di violenza sessuale.

In particolare, secondo il ricorrente, la Corte territoriale aveva erroneamente ravvisato gli elementi oggettivi e soggettivi del reato in esame.

Pur non contestando la natura "sessuale" degli atti, ad avviso del ricorrente, difetterebbero i requisiti della violenza e dell'assenza di consenso da parte della persona offesa; sotto altro profilo, sarebbe quantomeno carente la prova del dolo, che non emergerebbe dalla modalità del fatto come descritto dalla persona offesa nella querela sporta dalla persona offesa, nonché dalle sommarie informazioni rese dalla medesima.

Da tali atti emergerebbero gli errori in cui sono incorsi i giudici di merito, e cioè: a) la persona offesa afferma in querela che l'imputato la informò che la moglie non era in casa, e, quindi, non corrisponde al vero che l'imputato abbia indotto la donna ad entrare in casa propria con l'inganno; b) la persona offesa non fu costretta ad entrare nell'abitazione dell'imputato; c) la donna non avrebbe manifestato un chiaro dissenso a fronte degli approcci dell'imputato.

Legittima difesa e rapporti di vicinato

Il ragionamento della Cassazione. Nel caso in esame, i giudici di merito avevano accertato che a causa della repentinità degli atti realizzati dall'imputato, la persona offesa fu colta di sorpresa e non poté difendersi; in particolare,"la donna, mentre stava tendendo la mano per salutare l'imputato, fu improvvisamente afferrata per un braccio ed attirata in un abbraccio in cui vi fu il contatto fisico tra i due corpi, compresi i genitali, e il toccamento laterale del seno".

Dunque, secondo la S.C. ciò integrava la materialità del delitto di violenza sessuale, sia pure nella riconosciuta forma attenuata.

Difatti, in tema di violenza sessuale, l'elemento oggettivo consiste sia nella violenza fisica in senso stretto, sia nella intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, sia - ed è quanto rileva nella vicenda in esame - anche nel compimento di atti di libidine subdoli e repentini, compiuti senza accertarsi del consenso della persona destinataria, o comunque prevenendone la manifestazione di dissenso (Cass. pen. Sez. 3, n. 6945 del 27/01/2004 - dep. 19/02/2004).In altri termini, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 609-bis cod. pen., non è necessaria una violenza che ponga il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre una resistenza, essendo sufficiente che l'azione si compia in modo insidiosamente rapido, tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo (Cass. penSez. 3, n. 6340 del 01/02/2006), così ponendola nell'impossibilità di difendersi (Cass. pen. Sez. 3, n. 27273 del 15/06/2010).

In conclusione , il ricorso è stato rigettato.

TABELLA RIEPILOGATIVA

OGGETTO DELLA PRONUNCIA

VIOLENZA SESSUALE - ABBRACCI TRA I VICINI

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 609, comma 3, c.p.

PROBLEMA

Nel caso di specie, una donna aveva allungato la mano per salutare una persona, ma questa l'aveva afferrata e attirata in un abbraccio con un contatto fisico indesiderato.

LA SOLUZIONE

I giudici della Cassazione hanno confermato la condanna per l'uomo sotto processo di oltre 60 anni, colpevole di avere all'improvviso abbracciato la vicina di casa, provocando un imprevisto contatto tra i due corpi, con tanto di toccamento del seno. Decisivo per i giudici il fatto che la donna fu colta di sorpresa dal comportamento dell'uomo e non ebbe alcuna possibilità di difendersi.

RICHIAMI/PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Cass. pen. Sez. 3, n. 6945 del 27/01/2004 - dep. 19/02/2004; Cass. pen Sez. 3, n. 6340 del 01/02/2006; Cass. pen. Sez. 3, n. 27273 del 15/06/2010

LA MASSIMA

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 609-bis cod. pen., non è necessaria una violenza che ponga il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre una resistenza, essendo sufficiente che l'azione si compia in modo insidiosamente rapido, tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo, così ponendola nell'impossibilità di difendersi.

Cass. pen., sez. III, 9 gennaio 2020, n. 378

Scarica Corte di Cassazione, sez. III Penale, 30 ottobre 2019 - 9 gennaio 2020, n. 378

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