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Adolescenti in condominio e nuove tecnologie: quando il silenzio fa rumore.
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Adolescenti in condominio e nuove tecnologie: quando il silenzio fa rumore.

Scompare il fenomeno delle "comitive" in condominio.

 

Nell'epoca della comunicazione tecnologica, e delle relazioni mediate dal web, assistiamo sempre di più allo scomparire del fenomeno "comitive". In termini condominiali questa evoluzione sembra essere una manna piovuta dal cielo.

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Come tutti sappiamo, l'adolescente è un rumoroso problema a livello familiare ed a livello sociale. L'adolescente è un bambino, non più bambino e nemmeno adulto, che però all'occorrenza gioca a fare l'adulto e che si dimena nel suo compito evolutivo con comportamenti spesso incomprensibili, perché come minimo contraddittori.

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L'adolescente è insolente, rumoroso, provocatore, disubbidiente, avverso alle regole, idealista, sognatore per molti versi fastidioso, e poco importa che oramai sia entrato nella conoscenza comune che tutto questo è il frutto di un faticoso lavoro di crescita, poco importa sapere che nel tempo adolescenti scapestrati diventano adulti responsabili e capaci di empatia.

Tutto questo passa in secondo piano perché mentre l'adolescenza è presente costituisce un problema: per l'adolescente stesso, alle prese con i cambiamenti interni ed esterni della propria personalità (cambiamento corporeo e cambiamento di visione del mondo); per la famiglia alle prese con uno sconosciuto che fino a due ore prima era il perfetto bambino di mamma e papà e che adesso è qualcosa che non si capisce e quindi non si sa cosa potrà diventare; un problema per il condominio che si può ritrovare orde di ragazzi urlanti negli spazi condominiali a qualsiasi ora del giorno e della notte, o scritte e graffiti sui muri o inappropriate esplorazioni relazionali in luoghi diversi da contesti intimi, e chi più ne ha più ne metta.

Per tutti questi disagi, l'adolescente di oggi comodamente chino sul proprio telefono o ipad o pc e che per lo più non manifesta sfacciatamente le sue contraddizioni, in termini sociali, è un adolescente molto più apprezzato.

In termini condominiali i ragazzini di oggi non si danno più appuntamento per uscire o per conversare nell'androne delle scale o sul muretto alle spalle del parcheggio del comprensorio, quanto piuttosto si "organizzano" e comunicano su wathsapp, comodamente seduti nelle loro case, ognuno di essi solo e mutacico, ma in comunicazione potenziale con il mondo intero, per cui la quiete dilaga.

Difficilmente oggi si vedono palloni che invadono i balconi e che vengono rumorosamente bucati per ritorsione dalla malcapitata di turno, non ci sono più grossissimi schiamazzi, si sta più tranquilli.

Difficilmente nei condomini oggi si vedono ragazzi organizzarsi in urlanti giochi a squadre o dedicarsi ai primi approcci timidi che passavano attraverso gli sguardi o le prese in giro, perché c'erano anche quelle ragazzine che, piene di insicurezza, per manifestare il proprio interesse ad un ragazzino lo aggredivano mentre sognavano il primo bacio.

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Oggi proprio gli adolescenti sono i maggiori esperti delle regole relazionali del web: usano i mi piace su facebook per apprezzare qualcuno o farsi notare, o wathsapp per organizzare uscite gruppali, i filtri di instasgram per migliorare quegli aspetti del proprio corpo in evoluzione che li spaventano o non gli piacciono; appaiono e comunicano, ma contemporaneamente hanno la possibilità di nascondersi.

Mentre il web ha avuto la grande capacità di avvicinare persone lontane, ed è innegabile ed inestimabile il suo valore in tal senso, però il suo abuso rischia di allontanare le persone vicine.

Gli adolescenti di oggi raramente utilizzano lo strumento condominiale per eccellenza: Il citofono.

Il citofono era la tragedia di ogni famiglia soprattutto nel periodo estivo: amici che citofonavano a tutte le ore, figli che salivano e scendevano da casa e non avendo le chiavi citofonavano per qualsiasi motivo, e le povere madri esasperate ad un certo punto urlavano sempre dal gracchiante aggeggio "ora ti apro e risali ma se bussi di nuovo non ti apro più!" e poi aprivano ovviamente sempre e comunque, rassegnate alla maratona quotidiana tra le faccende di casa e il citofono.

Oggi gli adolescenti non salgono e scendono più le scale del palazzo: ora per bere, ora per andare in bagno, ora per prendere il pallone o i pattini. Adesso gli adolescenti possono parlare con i loro amici, anche vicini di ballatoio, comodamente seduti a casa loro, dando anche agli adulti di riferimento l'illusione di un controllo che un tempo, chiusa la porta di casa, i genitori non avevano, perché il cortile condominiale, a differenza della scuola o dell'oratorio, che comunque prevedevano e prevedono la guida di un adulto, era un contesto totalmente autogestito dai ragazzi che gettava i genitori nel panico più profondo:"cosa farà, con chi sarà, dove sarà mio figlio".

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Così partivano le regole della nuova epoca di vita, gli orari di rientro, le minacce di controllo improvviso ed inaspettato. Cominciava così quella lotta generazionale che era utile ad ambo le parti: ai genitori per iniziare a visualizzare ed assaporare un nido vuoto, per cominciare a gestire e consapevolizzare un figlio che esiste al di là di se stessi; e per i figli che dovevano cominciare a lottare per se stessi, per il proprio spazio individuale, per allungare un poco l'orario di rientro, per nascondere le prime trasgressioni, la prima sigaretta, il primo bacio.

Quei segreti nascosti sotto gli occhi di tutti, quell'osare con il timore dell'apparizione improvvisa del genitore forniva ai ragazzi un contenimento; un contenimento che non passava più dal vigile controllo dello sguardo ma da un controllo promesso o, diciamocela tutta, "minacciato" che faceva sì che l'adolescente avesse un adeguato limite direttamente dall'interno, fornendo contemporaneamente un confine alle trasgressioni ma concedendo anche lo spazio per sperimentare, per provare quanto di ciò che gli adulti dicevano ed insegnavano era fatto per lui o meno, era giusto o sbagliato e quanto potesse essere tenuto per sè e quanto invece andasse rigettato.

Lo spazio condominiale autogestito dai giovani era una persecuzione per gli adulti in cerca di tranquillità ma era una formidabile palestra per i ragazzi, un ponte tra il mondo ovattato della propria casa e la giungla che è fuori, uno spazio di mezzo che simboleggiava pienamente lo spazio di mezzo che definisce l'essenza stessa della adolescenza ovvero quella strada a metà tra infanzia ed età adulta e lo spazio di vita nel quale ancora si può oscillare tra le due posizioni, allo stesso modo il cortile condominiale era quel luogo fuori di casa ma abbastanza vicino a casa da poterci tornare con facilità, da poter entrare ed uscire a piacimento.

Oggi tutto questo è quasi svanito, e gli adolescenti fanno meno rumore eppure fanno più danni, hanno più conoscenti eppure sono più soli, e soprattutto sono paradossalmente esposti a nuovi e maggiori pericoli che un tempo in assenza del web non esistevano proprio e che si sommano a quelli che sono sempre esistiti.

Oggi gli adolescenti restano a casa e questo rasserena i genitori e rende più tranquillo il condominio, eppure il disagio giovanile è aumentato esponenzialmente, perché probabilmente vivere quella lotta che si configurava proprio nel passaggio dallo spazio della famiglia a quello del gruppo deipari era un importantissimo passaggio che oggi appare ridotto all'osso.

Un importante autore, Meltzer, ha evidenziato che un adolescente turbolento, che per questo preoccupa la famiglia, in realtà,è un adolescente che non evita il tormento che questa fase di vita porta con sé e vi entra tollerando tutta la dolorosa contraddizione della propria epoca di vita, per cui riteneva che questo tipo di adolescente fosse fonte di dolore e/o fastidio per se stesso e per gli adulti, ma che, di fatto, destasse scarsa preoccupazione in termini psicopatologici, perché in grado di affrontare lo sconvolgimento di questa fase di vita.

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Al contrario, Meltzer riteneva maggiormente preoccupanti quegli adolescenti che sembravano persistere nell'immagine di figlio perfetto e aderente l'immagine genitoriale o che divenivano subito piccoli adulti non destando minimamente preoccupazione nei genitori che al contrario ne apprezzavano la loro obbedienza ed il loro essere così "maturi".

Secondo Meltzer questa seconda tipologia di adolescenti era più esposto a pericolo psicopatologico perché la pseudoadultità che manifestavano testimoniava l'impossibilità del bambino in crescita di affrontare lo sconcerto profondo dei propri cambiamenti saltando a piè pari questa dolorosa fase aderendo totalmente ai dettami genitoriali senza sperimentare.

Adolescenti di questo tipo sarebbero più esposti al pericolo di una esplosione successiva, e fuori contesto, di tutte le pulsioni adolescenziali mai vissute, dando vita, nella peggiore delle ipotesi, a breakdown evolutivi nella prima età adulta; e nella migliore delle ipotesi, generando adulti con la sindrome di Peter Pan o comunque in enorme difficoltà nel compito successivo di sganciarsi dagli oggetti familiari interni ed esterni.

In pratica, secondo Meltzer un adolescente che non dà nessun tipo di preoccupazione o fastidio, è l'adolescente che maggiormente dovrebbe preoccupare.

Seguendo questo pensiero, il cortile condominiale vuoto e silenzioso, soprattutto per chi ha dei figli, al di là della quiete contingente, dovrebbe farci chiedere con una certa preoccupazione che tipo di generazione adulta si stia formando.

I figli che si relazionano comodamente seduti a casa propria sotto l'occhio sereno di genitori che possono spostare più in là nel tempo le preoccupazioni e la ferita legate al vedere un figlio andar via, dovrebbero farci chiedere che tipo di adulti ne scaturiranno se l'adolescenza passa tanto sottovoce.

Perché gli adolescenti di oggi chini sui propri strumenti tecnologici possono essere costantemente monitorati con lo sguardo ma di fatto sono più chiusi e comunicano molto di meno con i genitori rispetto agli adolescenti che magari con i genitori urlavano ma facevano sentire la loro voce.

Il cortile condominiale vuoto e silenzioso, quindi, in termini psichici, non deve rassicurarci quanto piuttosto farci porre qualche domanda sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.

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