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Quando i condomini e l'amministratore sono amici, seconda puntata
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Quando i condomini e l'amministratore sono amici, seconda puntata

Amministrate un condominio dove avete amici? Una fortuna o una sfortuna a seconda dei casi; certamente un'importante occasione di prova professionale e umana. Vediamo qualche "regolina" anche per voi.

Avv. Valentina Papanice  

Torna a grande richiesta il "decalogo dell'amicizia". Dopo esserci occupati delle principali "norme" che dovrebbe seguire il condomino amico dell'amministratore, ora cambiamo completamente punto di vista e passiamo a vedere le principali "norme" che deve seguire l'amministratore qualora sia amico di uno o più condomini.

Perché certamente le situazioni possono e devono vedersi da almeno due punti di vista e sotto questo aspetto la vita in condominio è un'ottima palestra: in un condominio avremo sempre almeno due punti di vista corrispondenti ai due condomini, il numero minimo a partire dal quale abbiamo un condominio, detto appunto condominio minimo.

E se ai condomini si chiede l'osservanza di determinati di canoni di buon senso e civiltà, dall'amministratore invece si può e deve pretendere un certo grado di professionalità.

Sì, perché mentre il condomino è un cittadino nell'esplicazione della sua vita privata, be' l'amministratore è un professionista nell'esercizio del suo incarico; dunque da lui ci si aspetta una determinata preparazione anche nel gestire quei rapporti che sono oppure divengono più intimi rispetto ali altri.

=> I rapporti tra amministratore e condomini: parti comuni e private

Sostanzialmente il fatto di avere con alcuni o anche con tutti un buono o addirittura ottimo rapporto personale non deve ripercuotersi negativamente sulla gestione del condominio. Questo è il principio generale, che possiamo nominare il principio n.1), di cui le norme che seguono non sono che specificazioni, in linea con quanto già fatto con l'articolo dedicato al condomino amico.

Secondo. Certamente egli non deve approfittare del rapporto di amicizia per prendersela comoda, diciamo così, e quindi tardare o addirittura mancare nell'adempimento dei propri compiti, o nel non riscontrare le richieste (salvo valide eccezioni) dei condomini.

Terzo. È bene controllare la propria emotività non solo quando le cose vanno a gonfie vele, ma anche quando, ahimè, il rapporto di amicizia si incrina e non cedere alla tentazione di trattare quel condomino una volta amico peggio di tutti gli altri, trascendendo anche in pettegolezzi, sceneggiate etc.

Quarto. L'amministratore non deve poi certamente adottare alcuni comportamenti che non sono permessi comunque, e qui siamo nella violazione della legge - si pensi ad esempio alla mancata attivazione dell'azione di recupero degli oneri condominiali - o anche nella violazione di quanto statuito nel regolamento condominiale o nella delibera assembleare.

Quinto. Certamente non trattare con disparità i condomini a seconda, appunto, del proprio rapporto.

Sesto. Ovviamente, no, non acconsentire a trattamenti particolari quali per dirne una, la nomina della ditta indicata dal tal condomino, se ciò non avviene alla luce del sole.

Si tratta di comportamenti che se alla lunga possono pregiudicare lo stesso rapporto di amicizia, nel brevissimo possono inimicare tutti gli altri condomini dando l'impressione come minimo, che l'amministratore non sia equo, e come massimo che sia attivo in chissà quale scambio di favori.

Non solo quindi è oltre che opportuno, in certi casi doveroso essere trasparenti ed equi, ma è certamente meglio, anche, ingenerare tale impressione, per cui anche se non obbligatorio, laddove la cosa possa prestarsi a sospetti, lasciare che sia l'assemblea a nominare ad es. la tal ditta indicata dal condomino.

=> Il conflitto di interessi dell'amministratore di condominio. Aspetti di diritto comparato

Settimo. Non lasciarsi andare in confidenza con l'amico circa fatti personali riguardanti questo o quel condomino, peraltro, data la sua posizione, in potenziale violazione delle norme sulla privacy.

Ottavo. Prima di tutto per il vostro bene, per la vostra salute mentale e fisica, cercate di "disciplinare" i condomini amici, e non permettetegli trattamenti che per loro sono naturali e che invece per voi sono una rottura, un supplizio: pensiamo alle chiamate alle ore più disparate o, se abitate nel condominio, alle citofonate alle ore più disparate.

Non si può sapere fin da subito (ma poi lo si scopre presto) se tali comportamenti siano dovuti a, diciamo, spensieratezza o a spacconeria etc. … fatto sta che solo voi potete "metterli in riga".

Nono. Se vi frequentate fuori dal lavoro, anche per il vostro bene ma non solo, tenete, per quanto possibile, separati i due ambiti.

Decimo. Impostate correttamente il rapporto sin da subito, meglio iniziare bene che dover "raddrizzare" dopo.

Come spesso si suol dire, è difficile coltivare un rapporto di amicizia quando sopraggiungono gli interessi; interessi che possono essere di vario tipo; difficile - su questo non c'è scuola che tenga, ma solo una buona esperienza - ma non impossibile; d'altronde l'aspetto umano dovrebbe essere sempre privilegiato, in tutti i rapporti; a maggior ragione se si amministra il posto dove le persone convivono, cioè il condominio; e, ancor di più, se vi è l'amicizia di mezzo.

Si tratta certamente di una prova professionale e umana per voi e per il vostro amico. Una prova che l'amicizia supererà solo se si sarà in due, mai da soli.

Quando i condomini e l'amministratore sono amici

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