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Il vigile urbano non può svolgere contemporaneamente l'attività di amministratore di condominio
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Il vigile urbano non può svolgere contemporaneamente l'attività di amministratore di condominio

Il pubblico dipendente può fare l'amministratore di condominio?

Avv. Rosario Dolce  

Un vigile urbano di Torino, investiva il tempo residuo dal proprio orario di lavoro al servizio ai condomini, amministrandone oltre trenta in città. I condomini, da questi amministrati, sono stati duramente multati con una sanzione di oltre diecimila euro.

Un recente fatto di cronaca ha rilanciato il dilemma. Un vigile urbano di Torino, a quanto pare, soleva investire il tempo residuo dal proprio orario di lavoro al servizio ai condomini, amministrandone oltre trenta in città.

Scoperto dal proprio datore di lavoro è stata avviata una procedura interna di rilievo disciplinare e, per di più, i condomini da questi amministrati sono stati duramente multati, con sanzioni per oltre dieci mila euro.

Il rischio che si corre è, dunque, duplice.Ci è stato, dunque, chiesto di svolgere un breve approfondimento sul tempo.

=> Incompatibilità. L'amministratore di condominio non può insegnare

=> L'agente immobiliare quali altre attività può svolgere?

Le fonti normative.La disciplina "delle incompatibilità, tra l'impiego pubblico ed altre attività e i casi di divieto di cumulo di impieghi ed incarichi pubblici" è materia sottratta alla contrattazione collettiva di comparto dall'articolo 2, comma 1, lettera c), numero 7 della legge 421/1992 e riservata alla legge speciale.

In tema di enti locali, la fattispecie della incompatibilità risulta ampiamente regolamentatadall'articolo 1, commi da 56 a 65 della Legge 23/12/1996 n. 662 e dall'articolo 53 del Decreto legislativo 30/3/2001 n. 165.

Ciò non toglie, tuttavia, che concorrono alla regolamentazione della materia sia le circolari interne emesse dalle amministrazioni di riferimento che la stessa contrattazione collettiva di comparto (a titolo integrativo).

L'articolo 2, comma 2 del codice di comportamento allegato al c.c.n.l. 22/1/2004, invero, prevede che. "il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi.

Egli non svolge alcuna attività che contrasti con il corretto adempimento dei compiti d'ufficio e si impegna ad evitare situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione".

I principi fondamentali.Iniziamo con il dire che i principi e le regole, spesso generici, esistenti in materia, devono essere applicati analizzando accuratamente il singolo "caso concreto", cioè verificando e valutando tutte le circostanze di fatto e di diritto caratterizzanti le singole attività svolte dal dipendente.

L'incompatibilità, dal punto di vista sostanziale, si riconnette ai doveri di esclusività delle prestazioni intestati al pubblico dipendente e può essere, a seconda dei casi, assoluta o relativa.

Ad informare la disciplina in disamina sono, in particolare, i principi di buon andamento della pubblica amministrazione e di esclusività della prestazione del pubblico dipendente, previsti, rispettivamente, dagli artt. 97, comma 1 e 98, comma 1 Costituzione.

=> C'era una volta l'avvocato con la toga, oggi fa anche l'amministratore di condominio

Le sanzioni. Il pubblico dipendente è obbligato - all'atto della stipulazione di contratto di lavoro individuale (a tempo indeterminato o determinato) con la P.A. e sotto la sua responsabilità - a dichiarare di non avere altri rapporti di impiego pubblico o privato e di non trovarsi in nessuna delle situazioni di incompatibilità ovvero, in caso contrario, a presentare dichiarazione di opzione per il nuovo rapporto di lavoro.L'inosservanza delle suddette prescrizioni comporta la mancata stipulazione del contratto o, per i rapporti già instaurati, l'immediata risoluzione dei medesimi. Non solo.

Le conseguenze per il dipendente pubblico scoperto nell'esercizio di un'attività lavorativa parallela, come quella di amministratore condominiale, si riflettono sotto il profilo disciplinare e patrimoniale (in tema di danno erariale,cfr, Corte dei conti - Sez. Umbria - con sentenza 11.03.1996, n. 152).

Il rapporto di lavoro con il condominio.Le responsabilità disciplinari e patrimoniali da porre in capo al pubblico dipendente che svolge attività di amministratore di condomini non sarebbero in grado di riflettersisulla validità del mandato conferito dai condòmini in sede assembleare.

Il divieto di svolgimento di altra attività lavorativa in capo al pubblico dipendente è posto esclusivamente nell'interesse della pubblica amministrazione di riferimento. La relativa violazione, pertanto, non determina la nullità del contratto concluso tra i privati (cfr, Cassazione civile 14 gennaio 1985, n. 58, 14 febbraio 1985, n. 1287, 22 maggio 1991, n. 5736).

In altri termini, il mandato conferito dai condòmini, in sede assembleare, in favore dell'amministratore "dipendente pubblico" non integra un contratto invalido di cui all'articolo 2126 codice civile (per simili fattispecie, cfr Cassazione civilenn. 63 del 1973, 2434 del 1981, 4681 del 1987, 8830 del 1987).

Sanzioni pecuniarie per il condominio. Il caso di "Torino" rilancia la responsabilità patrimoniale del Condominio degli edifici in tema di mandato conferito ad un amministratore che, al contempo, sia un amministratore pubblico.

Il riferimento normativo da richiamare, a tal proposito, sono i commi da 1 a 3 dell'art. 6 della legge n. 140/1997 (che modificano e integrano quanto già disposto dalla legge n. 662/1996), i quali stabiliscono, tra l'altro, che i soggetti pubblici o privati avvalentisi di prestazioni di lavoro autonomo o subordinato rese da dipendenti pubblici in violazione delle regole o senza l'autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza, oltre a sanzioni per eventuali violazioni tributarie e contributive, sono assoggettabili a sanzione pecuniaria pari al doppio degli emolumenti corrisposti sotto qualsiasi forma.

Conclusione.

Possiamo concludere affermando che:

  • il dipendente pubblico non è in grado di svolgere l'attività di amministratore di condominio, salvo date condizioni;
  • nel caso in cui un condominio affidi il mandato di amministratore ad un dipendente pubblico è tenuto a chiedere l'autorizzazione alla Pubblica amministrazione di riferimento, rischiando, altrimenti, una multa pari al doppio del compenso erogato al predetto mandatario.

=> Amministratore di condominio: il futuro della professione.

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Andrea R.
Andrea R. venerdì 14 aprile 2017 alle ore 17:52

nella asciutta trattazione della problematica, sfugge di dire che il dipendente pubblico PUO' esercitare una seconda attività lavorativa (anche libero professionale, quale l'amministratore di condominio) a condizione che sia ad orario ridotto, non superiore al 50% dell'orario, e quindi a 18 ore; in questo unico caso il dipendente pubblico può anche avere una partita iva.
Nel caso di Torino il problema è che la vigilessa era un dipendente full-time (36 ore) e quindi non avrebbe potuto (a prescindere dalle eventuali autorizzazioni che sono specifiche e non generiche, e peraltro limitate nell'anno, che la PA avrebbe potuto rilasciarle) svolgere una seconda attività lavorativa.

Andrea R.
Andrea R. venerdì 14 aprile 2017 alle ore 17:54

Quindi un condominio che intende affidare l'amministrazione ad un dipendente pubblico full-time non può neanche chiedendo l'autorizzazione alla PA, mentre può affidare l'amministrazione ad un dipendente part-time 50%, anche in assenza di autorizzazione da parte della PA (che peraltro non è prevista dalla norma).
Ultimo caso è il dipendente pubblico full-time che intende amministrare il condominio in cui abita; In questo caso specifico la possibilità è tollerata dalla norma.

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