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Case chiuse: una nuova proposta di legge. Alcune considerazioni sui riflessi in ambito condominiale
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Case chiuse: una nuova proposta di legge. Alcune considerazioni sui riflessi in ambito condominiale

L'obbiettivo è tassare i redditi derivanti da questa attività e l'eliminazione della prostituzione per strada.

Redazione Condominioweb 

Gli obbiettivi della proposta di legge. Il partito della Lega era su queste posizioni da molto tempo. Difatti, circa un anno fa, vi era stata la raccolte delle firme per poter presentare un referendum popolare utile al superamento della legge Merlin. Detto ciò, da quanto appreso dalle notizie degli organi di stampa specializzata, con tale proposta, ci vuole raggiungere una duplice finalità:

  • combattere l'esercizio della professione secondo le modalità vigenti, cioè vietare per legge la pratica all'interno dei "luoghi pubblici";
  • legalizzare un fenomeno che, nel caso venisse regolarizzato, potrebbe portare in dote nuove e cospicue entrate statali.

L'istituzione del registro. Viene prevista, poi, l'istituzione di un vero e proprio registro, che nella ratio della legge servirebbe a garantire tanto i clienti quanto coloro che, a questo punto, si troverebbero a svolgere un lavoro perfettamente a norma.

Dunque, con tale legge, chiunque esercita la prostituzione è tenuto a sottoporsi ad accertamenti sanitari ogni sei mesi e a esibire, a richiesta dell'autorità sanitaria o di polizia, l'ultima certificazione sanitaria ottenuta.

La proposta di legge, da quanto appreso, contiene anche le norme inerenti alle tasse e alle questioni sanitarie.

Secondo il senatore Gianfranco Rufa, durante un'intervista rilasciata agli organi di stampa, la proposta in esame rappresenta "un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada, per il decoro e l'immagine delle stesse strade".

=> Locare un appartamento ad una prostituta non integra favoreggiamento della prostituzione

I risvolti in ambito condominiale. E' pacifico che se la proposta di legge dovesse essere approvata, inevitabilmente ci saranno dei "contraccolpi" anche in ambito condominiale in quanto l'attività di prostituzione potrebbe svolgersi tranquillamente all'interno di appartamenti condominiali.

Un valido strumento di "difesa" potrebbe essere rappresentato dal regolamento di condominio mediante l'inserimento di precise clausole che vietano qualsiasi attività "contrarie al decoro". In proposito, la giurisprudenza ha evidenziato che si può vietare anche l'esercizio di una pensione "a ore" (nel caso di specie gli appartamenti venivano utilizzati per lo svolgimento di "convegni amorosi", con comportamenti che offendevano la morale e recavano disturbo a qualsiasi condomino- Cass. n. 11145/1990).

Pertanto, il condominio può far valere il suo "veto" richiamando le clausole contenute nel regolamento condominiale purché determinate attività rientrino nell'elenco dei divieti previsti dal medesimo regolamento.

=> Riaprono le "case chiuse"? Cosa succederà negli edifici condominiali?

Il ruolo dell'amministratore di condominio. In tale situazioni, in presenza di divieti posti dal regolamento, l'amministratore di condominio è legittimato a fare valere in giudizio, a norma degli art. 1130 n. 1 e 1131 c.c., le norme del regolamento condominiale, anche se si tratta di clausole che disciplinano l'uso delle parti del fabbricato di proprietà individuale, purché siano rivolte a tutelare l'interesse generale al decoro, alla tranquillità ed all'abitabilità dell'intero edificio.

=> Una riflessione psicologica in tema di prostituzione in condominio

Aspetti giurisprudenziali. Preliminarmente è doveroso precisare che la prostituzione in Italia è legale e consumare un rapporto sessuale con una prostituta non costituisce reato (a meno che non si consumi l'atto in un luogo pubblico nel qual caso si commette un illecito amministrativo).

Quello che, invece, è illegale nel nostro Paese è l'induzione alla prostituzione e lo sfruttamento della prostituzione. In argomento l'art. 3 n. 8 della c.d.

Legge Merlin 75/1958 prevede che "è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, salvo in ogni caso l'applicazione dell'art. 240 del codice penale… chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui". Premesso quanto innanzi esposto, quindi il reato di favoreggiamento della prostituzione si perfeziona favorendo in qualsiasi modo la prostituzione altrui, così che non si rende necessaria una condotta attiva, essendo sufficiente ogni forma di interposizione agevolativa quale quella di mettere in contatto il cliente con la prostituta (Cass. Pen., 20.03.2001, n. 10938).

=> Quando l'affitto alla prostituta integra gli estremi del favoreggiamento?

Da ciò consegue che per ravvisare una casa di prostituzione e quindi per integrare il reato è necessario che, all'interno della stessa casa "vi sia un minimo di stabile organizzazione della prostituzione, implicante una pluralità di persone esercenti contestualmente il meretricio negli stessi locali, e l'intervento di un soggetto che predisponga, sovrintenda e sfrutti l'attività delle persone che si prostituiscono, alla stregua di quanto avveniva prima della legge Merlin nelle c.d. "case di tolleranza" (Cass. Pen., 31.07.2013 n. 33160).

Diversamente, secondo altra giurisprudenza, non sarebbe ravvisabile il favoreggiamento della prostituzione nel fatto di chi conceda in locazione, a prezzo di mercato, un appartamento ad una prostituta, anche se sia consapevole che la conduttrice vi eserciterà la prostituzione (Cass. Pen. 29.09.2015 n. 39181; Cass. Pen. 04.02.2014 n. 7338).

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Carlo
Carlo martedì 12 febbraio 2019 alle ore 14:24

Per quanto riguarda il canone di locazione è un libero mercato e nessuno può sindacare, come quando avanza per la maggior parte le morosità dei canoni di locazione e spese condominiali non riscosse

Togato
Togato martedì 12 febbraio 2019 alle ore 17:26

Vecchia questione trita e ritrita prima ancora che dal dopoguerra; sulla quale le malelingue da allora cianciano e le buone danno...orgasmi.
Circa il disturbo della quiete in ambito condominiale spesso la giurisprudenza se l'è cavata riconoscendola farisaicamente anche solo nel continuativo ingresso di terzi (= clienti) nello stabile. Uno dei maggiori argomenti addotti, di mia memoria, dall'On.Merlin a sostegno della chiusura (o meglio apertura) delle case chiuse era dato dal fatto 'immorale' che lo Stato si locupletasse da quel mestiere. Altri tempi quelli in cui nel Parlamento si discuteva di moralità. Hai tempora, hai mores!

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