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Effetto Burian. Amministratori di condominio assaliti dalle telefonate dei residenti.
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Effetto Burian. Amministratori di condominio assaliti dalle telefonate dei residenti.

Il prolungamento della durata giornaliera di attivazione degli impianti termici può essere disposto solo con un'ordinanza del Sindaco

Redazione Condominioweb  

Il grande freddo, lungamente previsto e annunciato, è arrivato, con neve e temperature sottozero in molte parti d'Italia. Al calo delle temperature esterne è evidentemente seguito un brusco raffreddamento delle abitazioni, circostanza che può aver indotto a tenere l'impianto di riscaldamento acceso più a lungo di quanto normalmente avvenga e forse anche con temperature superiori.

=> Regolamenti e tipologie caldaie.

A Milano, ad esempio, gli amministratori di condominio sono stati assaliti dalle telefonate dei residenti, i quali chiedevano se fosse possibile aumentare le temperature dei termosifoni o prolungarne l'accensione.

In realtà, soprattutto nei grossi centri urbani, non si tratta solo di superare o meno il limite di temperatura o di ore, ma si deve anche considerare come un eventuale prolungamento impatti negativamente sull'inquinamento atmosferico - per non parlare dell'aumento dei costi economici connessi, come ha opportunamente rilevato l'ANACI Milano.

Tra l'altro, la medesima Associazione ha al riguardo chiarito che, se da un lato, occorre prestare la massima attenzione alle dispersioni di calore, dall'altro, il prolungamento della durata giornaliera di attivazione degli impianti termici oltre il numero delle ore giornaliere fissate dalla normativa può essere disposto solo con un'ordinanza emessa dal Sindaco.

=> Orario minimo di accensione del riscaldamento

Relativamente ai valori massimi della temperatura ambiente si ricorda che l'art. 3, comma 1, D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74 stabilisce che «Durante il funzionamento dell'impianto di climatizzazione invernale, la media ponderata delle temperature dell'aria, misurate nei singoli ambienti riscaldati di ciascuna unità immobiliare, non deve superare: a) 18°C + 2°C di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili;b) 20°C + 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici»;

In materia di limiti di esercizio degli impianti termici per la climatizzazione invernale, l'art. 4, comma 2, prevede a sua volta che «L'esercizio degli impianti termici per la climatizzazione invernale è consentito con i seguenti limiti relativi al periodo annuale e alla durata giornaliera di attivazione, articolata anche in due o più sezioni [1] .

Si rammenta che il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, all'art. 2, suddivide il territorio italiano in sei zone climatiche in funzione dei gradi-giorno, indipendentemente dalla ubicazione geografica [2] .

È tuttavia possibile che gli impianti termici siano attivati al di fuori dei periodi di cui all'art. 4, comma 2, D.P.R. n. 74/2013 - dunque anticipandone l'accensione o posticipandone lo spegnimento - quando vi siano condizioni climatiche che ne giustifichino l'esercizio: in tale ipotesi, l'impianto di riscaldamento potrà restare però acceso per un numero di ore non superiore alla metà di quella consentita in via ordinaria (art. 4, comma 3).

Il potere di deroga delle Amministrazioni. A fronte di comprovate esigenze è altresì possibile che, in deroga a quanto previsto dal citato art. 4, siano ampliati il periodo annuale di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici (art. 5): a differenza però della facoltà di cui all'art. 4, comma 3, il cui esercizio non richiede un provvedimento dell'Amministrazione, in tal caso il Sindaco dovrà emanare un'apposita ordinanza.In definitiva, nei Comuni e nelle città in cui le temperature sono calate molto al di sotto dei valori stagionali e per le quali si prevede una permanenza di questo insolito freddo polare, solo il Sindaco potrà stabilire se i termosifoni potranno restare accesi più a lungo del tempo massimo fissato dalla legge.

=> Rimettere in funzione gli impianti di riscaldamento, il ruolo dell'amministratore, dell'assemblea e le norme del regolamento


[1] a) Zona A: ore 6 giornaliere dal 1° dicembre al 15 marzo;

b) Zona B: ore 8 giornaliere dal 1° dicembre al 31 marzo;

c) Zona C: ore 10 giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo;

d) Zona D: ore 12 giornaliere dal 1° novembre al 15 aprile;

e) Zona E: ore 14 giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile;

f) Zona F: nessuna limitazione».

[2] Zona A: comuni che presentano un numero di gradi-giorno non superiore a 600;

Zona B: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 600 e non superiore a 900;

Zona C: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 900 e non superiore a 1.400;

Zona D: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 1.400 e non superiore a 2.100;

Zona E: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 2.100 e non superiore a 3.000;

Zona F: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 3.000, dove per «gradi-giorno» di una località si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20°C, e la temperatura media esterna giornaliera (art. 1, lett. z).

L'Allegato A contiene la Tabella che, ordinata per regioni e province, riporta per ciascun comune l'altitudine della casa comunale, i gradi-giorno e la zona climatica di appartenenza.)

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