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Faccio l'amministratore di condominio. Quando il lavoro che svolgiamo diventa un badge per uno status sociale
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Faccio l'amministratore di condominio. Quando il lavoro che svolgiamo diventa un badge per uno status sociale

Quando il lavoro che facciamo diventa ''chi noi siamo''

Dott.ssa Federica Riccardi 

Che lavoro fai? Sono medico. Sono psicologo. Sono avvocato. Sono casalinga.

Avete mai fatto caso a questa sfumatura? Una piccolissima differenza verbale che sembra non modificare il contenuto della risposta ma che ne caratterizza fortemente le sfumature psicologiche.

La domanda può essere posta anche in questo modo: di cosa ti occupi? La risposta quasi sicuramente sarà la stessa: Sono avvocato. Sono psicologo. Sono casalinga.

Perché diciamo sempre più spesso che " siamo" il lavoro che facciamo e non più semplicemente " faccio il medico", ad esempio?

Uno dei motivi principali è che nella nostra modernissima società il lavoro che svolgiamo tende sempre ad essere una sorta di badge per uno status sociale.
Chi fa il medico e ti dice " Sono Alberto e sono medico" in realtà ti sta dicendo: "Sono molto appassionato al mio lavoro.

Ho studiato per anni nelle scuole migliori ed ora il mio stipendio rientra nelle categorie più alte.

Ovviamente salvo vite o faccio del mio meglio per fare questo per cui sono anche una brava persona.

Mi reco ogni mattina in ospedale, indosso il camice, faccio visite, opero, chiacchiero coi colleghi e quando torno a casa mi godo la mia famiglia.

A volte faccio studio privato presso la mia seconda abitazione sulla Riviera di Chiaia a Mergellina, fronte mare.

Ricevo un sacco di regali di riconoscenza dai miei pazienti, auguri sinceri a Natale che spesso trascorro sulla neve con mia moglie e le mie due bellissime gemelle.

Sono una persona appagata, felice, inquadrata, stabile, benestante, colta, istruita, riconosciuta.
E tutte queste cose disegnano ciò che io SONO, la mia identità e come io mi sento nel mondo."
Il nostro Dott.

Alberto trae molta parte della sua identità dal lavoro che svolge e da come questo lavoro cambia la sua vita.

=> E se il condominio diventasse "pazzo"? Verso la formazione psicologica dell'amministratore.

Presentazioni a parte, facciamo un salto nel passato lontanissimo per capire l'importanza che ha sempre avuto il lavoro nelle nostre vite e nella costruzione della nostra identità psicologica.

Ai tempi di Elisa di Rivombrosa chi lavorava era considerato un poveraccio costretto a fatiche fisiche e a vendere il suo tempo in cambio di un pugno di dollari. Le donne nobili giravano con l'ombrellino sotto braccio dei galantuomini eriditieri.

Poi c'erano gli schiavi, gli inservienti e chi doveva lavorare perche non-nobile o non-ereditiero.
Nel tempo però dopo il '700 il lavoro è andato ''nobilitandosi'' .

Sempre più persone erano orientate all'obiettivo e nell'immaginario collettivo il lavoro iniziava a diventare uno status sociale.
Oggi chi non lavora è considerato un nullafacente o uno sfigato, se disoccupato non proveniente da famiglia ricca, un bamboccione se proveniente da famiglia benestante e dipendente dalle facoltà economiche dei genitori.
Una persona che nel 600 lavorava era complessata, probabilmente.

E vittima di pregiudizi e scherno.
Una persona nel 2019 che non lavora è complessato, sicuramente ed è vittima di altrettanti pregiudizi.

Esiste anche l'estremo opposto alla mancanza di occupazione, quello che oltreoceano chiamano "workhaolism", dipendenza da lavoro.

=> Dieci regole pratiche per scegliere l'amministratore di condominio "perfetto"

Ci sono degli indicatori più o meno precisi che ci possono portare ad intendere che una persona soffra di questa dipendenza:

  • Compulsione lavorativa, manifestata con persistente e ripetuto abuso lavorativo con dedizione abituale superiore alle 8 ore quotidiane, spesso anche nei fine settimana o nei periodi di vacanza.
  • Tendenza a non assentarsi mai dal lavoro, né per necessità e raramente anche per malattia.
  • Crisi di astinenza, con sensazione di vuoto, angoscia o irritazione quando si è lontani dal lavoro, come accade nei periodi festivi.
  • Manifestazioni o vissuti di paura di perdere il lavoro.
  • Preoccupazioni ricorrenti riferite a temi lavorativi.
  • Pensieri e fantasie costanti su nuovi modi di risolvere dei problemi sul lavoro o di ottenere successi in tale campo.
  • Incapacità di staccare, con rarefazione degli svaghi e degli hobbies e tendenza ad occupare i week-end e i momenti liberi con l'aggiornamento o con letture e piccoli lavori.

    Spesso questo atteggiamento è accompagnato da disprezzo nell'osservare gli altri divertirsi e dedicarsi ad attività di svago abituali.

  • Incubi relativi a errori o insuccessi sul lavoro.

Questa dipendenza può configurarsi in vari modi, in quanto non sempre una persona che lavora 20 ore al giorno lo fa perchè ne trae una soddisfazione, anche indiretta. Spesso lo fa perchè parte del suo lavoro è proprio lo stare continuamente in allerta.

Indovinate un pò quale categoria rientra in questo ultimo scenario? Esatto. Il nostro amministratore di condominio. Analizziamo però il lavoro di questo professionista.
Ha sicuramente delle attività da fare durante il giorno, che possiamo considerare attività di routine: assicurarsi che gli immobili siano in buono stato e che tutto funzioni, contattare I fornitori, pagare le fatture, rispondere alle istanze dei condomini, rispondere alle richieste dei professionisti che lavorano in condominio, redigere bilanci, preparare le quietanze di pagamento, ritirare le quote economiche del rateo condominale etc.
Oltre questo però ha anche un altro bel pò di cose da fare che non sempre rientrano nell'abito della formazione che lo ha preparato.
Deve sapere valutare un preventivo idraulico, elettrico, ingegneristico. Deve conoscere di legge. Deve Conoscere di contabilità, di bilanci, di automazione di cancelli.

Deve essere aggiornato con I movimenti di governo, al passo con le leggi e le delibere comunali, regionali, statali, deve capirne di edilizia ed altro ancora.

=> Mai più senza...parcella dignitosa. Analisi di alcune formule di marketing molto discutibili

Mettiamo caso che il nostro amministratore si chiami Mario.
Mario e Alberto, il fortunato medico di qualche riga sopra, non hanno condividono proprio lo stesso destino.
Alberto la mattina si sveglia e sa che dovrà andare in ospedale, dopo aver compitamente accorciato al barba, indossato pantaloni classici e polo, preso il suo bel caffè e sceso in garage a prendere la sua Twin Spark.
Mario la mattina si sveglia, probabilmente coadiuvato dalla terza telefonata della signora Ranieri, amareggiata perchè non riesce a sentire Radio Maria ed è sicura che sia dovuto all'antenna sul palazzo. (!).

Probabilmente Mario scenderà di corsa per recarsi su un cantiere problematico in un condominio, dove stanno smaltendo l'amianto.

Forse il caffè, se tutto va bene, lo prenderà alle 12.30 e scenderà di casa con lo scooter perchè appena dopo il cantiere dovrà correre in banca, poi presso un altro condominio, poi dal commercialista, poi a ritirare finalmente delle quote di alcuni morosi che chiccaccoome si sono decisi a pagare e poi ancora dall'avvocato per alcuni contenziosi.

Ovviamente, scenari fantozziani a parte, è più che chiaro che l'identità di Mario e il rimando di se stesso che il suo lavoro gli conferisce non è definita e lineare come quella di Alberto, il medico.

Qualcuno mi ha chiesto: è possibile che un amministratore soffra psicologicamente o emotivamente per la varietà di cose che deve fare? La mia risposta è: si, molto probabile.

Molto di ciò che siamo dipende dal lavoro che facciamo, come dimostrato dalle risposte che siamo soliti dare sul nostro lavoro, definendo di fatto noi stessi.
Il lavoro che facciamo ha vari versanti da valutare.
Primo tra tutti, è importante capire se ci fa sentire appagati come persone, se " ci piace" semplicemente.
Se le attività che svolgiamo ogni giorno sono in linea con il nostro carattere e la nostra indole nessun lavoro sarà molto pesante e non staremo certo a contare le ore di lavoro che facciamo.

Perchè quelle attività le faremmo volentieri anche se non fossero remunerate, per il solo fatto che ''ci piace fare quella cosa''.
Un amministratore può serenamente accettare e trovare nelle sue corde la dinamicità di muoversi da una parte all'altra della città un giorno, per tutto il giorno, così come trascorrere tutto il tempo in ufficio tra le carte per altri giorni.
C'è da valutare se a livello umano questo lavoro porta delle gratificazioni.

Ad esempio se le persone riconoscono che tu faccia un buon lavoro o non sono contente del tuo lavoro gioca un ruolo molto importante nel come tu ti senti.

Un amministratore continuamente sottoposto alle sfuriate dei condomini e mai riconosciuto come un buon professionista capace di risolvere problemi non trarrà un buon vantaggio da quel lavoro, che anche se economicamente gratificante sarà altamente demoralizzante sul piano psicologico.

Oltre questi due fattori da valutare ne abbiamo un altro. Importantissimo. Riguarda le competenze.
Un medico deve avere competenze in medicina. Deve conoscere a menadito il corpo umano e sapere come questo funzioni e come si muova. Opera sul corpo e tratta ciò che riguarda il corpo.

Studia dieci anni per sentirsi preparato abbastanza ed il percorso formativo pensato per lui lo mette abbastanza al sicuro dall'impreparazione o da errori.

Ha un albo di riferimento che ne garantisce la professionalità e lo tutela e lo segue e ne delinea le basi formative, i diritti e I doveri.

L'amministratore di condominio ha una formazione obbligatoria di poche ore. Le competenze richieste sono molteplici e cambiano I parametri davvero molto spesso.

Il margine di errore che può avere è direttamente proporzionale al numero di condominii gestiti ed è di fatto incalcolabile dato che le competenze richieste sfiorano addirittura il legale.

Lui opera sull'edile, il fiscale, il legale, il burocratico, il bancario, il tecnico e talvolta….l'ambito psicologico! Non ha un albo che ne tuteli la categoria, che ne definisca I limiti dei doveri e ne sancisca I diritti.

Questa condizione lo espone ad una instabilità ed una insicurezza che non solo sfumano I confini della sua identità professionale ma si riflettono anche sulla sua identità personale.

Anche se non è il mio campo, trovo importantissimo e doveroso sottolineare il pericolo fisico derivante dallo stress da lavoro, fatto salvo che lo stress da lavoro non è solo dovuto allo sbattimento logistico e alle ore di lavoro effettivamente vissute ma anche e soprattutto alla condizione emotiva derivante dal lavoro stesso, per tipologia e qualità.

In Giappone, è stato osservato un fenomeno medico definito "Karoshi", che è stato collegato allo stress da lavoro; si tratta della tendenza di numerose persone, sottoposte a condizioni lavorative eccessive o nocive, a sviluppare patologie cerebrovascolari o cardiache gravi; alcune di esse sono decedute anche in modo inaspettato per problematiche di ischemiche o infartuarie.

La medicina giapponese ha riconosciuto nell'eccesso di lavoro la causa fondamentale dello stress che ha generato o aggravato le patologie in questione.

La mancanza delle ore di sonno necessarie per il benessere psicofisico sembra un fattore strettamente connesso all'eccesso lavorativo, che innesca profonde modificazioni nella chimica cerebrale e nel funzionamento della regolazione neurologica di tutte le funzioni vitali, un fattore che dovrebbe fare riflettere sull'assunzione di farmaci o altre sostanze volte a diminuire il sano bisogno di dormire, pur di terminare il proprio lavoro.

E' vero che oggi noi viviamo del nostro lavoro e siamo il nostro lavoro. Ciò che però a volte ci sfugge è che siamo anche esseri umani.

Persone con una dignità umana che sconfina e trascende il lavoro.
Abbiamo bisogno di divertirci, di dormire, rilassarci, di godere di buoni amici e grasse risate, di trascorrere del tempo nella natura, di dare baci ai nostri figli e sorridere ai nostri partner.
Si parla di un albo, di cambiamento, di restituzione della dignità al lavoro di amministratore di condominio e alla sua professionalità.

Intanto che I piani alti decidono se prendere in esame queste opzioni cerchiamo di non dimenticarci mai che, come dicono molti vecchi detti, sempre saggi….

…" Prima la salute….."

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Paola
Paola giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 17:44

Mai stata così d'accordo, nell'attesa cerco di trovare modi per non perdere la mia professionalità e permettermi allo stesso tempo di dedicare del tempo alle mie passioni.

Giuseppe
Giuseppe giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 18:38

Probabilmente e'stato Alberto il medico senza problemi che deve conoscere solo il corpo umano con una vita lusingata ed appagante che soggiorna costantemente in vacanza a prescriverle questo lavoro....
Ma che super pippone lagnoso!!!...
Sveglia!!!un vero professionista del mestiere serio affidabile onesto e competente si riconosce da come reagisce a tutto questo che mi scusi tanto ma sono le problematiche generali di qualsiasi tipo di lavoro.
Cosa si aspetta una medaglia al valore civile.Faccia bene il suo lavoro Renda consapevoli i suoi clienti del bisogno che hanno quando le cose non girano....un medico e' famoso perché quando sei sul punto di morire ti salva il "culo".

Togato
Togato giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 20:01

La Costituzione afferma che la nostra repubblica è fondata sul lavoro,senza però dire quale e di chi.
Coll'intendere quindi che ogni lavoro è onorevole se svolto con serietà, scrupolo e abnegazione.
Comprensibile peraltro il tuo 'sfogo' per i più o meno apprezzamenti a seconda dei relativi aspetti tipologici.Ma tu hai fatto l'ipotesi del medico che mattiniero che sbarbato,coi pantaloni classici e polo inforca la Twin Spark e va al lavoro. Bene ti cito un caso reale. Vari anni fa dovetti, da esercente l'attività forense (non dico di 'avvocato' se no storci il naso), assistere un giovane ostetrico e ginecologo che per la nascita d'un bambino focomelico si beccò in 1°grado la condanna a 2 anni di sospensione della carriera e a un risarcimento danni di 382 milioni (c'erano ancora le lire).Fortunatamente in appello venne poi anni dopo scagionato per assenza di colpe. Ma nel frattempo altro che... Karoshi!
Ciò per dire che per chi è obbligato a tirare il quotidiano carretto, di qualunque levatura esso sia, di rose e fiori se ne trovano molto poche.

Federica Riccardi
Federica Riccardi giovedì 24 gennaio 2019 alle ore 23:15

Gentile "Togato", le rispondo con simpatia.
Ahimè il suo mestiere, che ammiro e che sarebbe stato anche il mio se avessi avuto tempo per approfondire questi studi, traspariva dal suo alias.
Certo, ogni mestiere ha le sue noie.
Così come ogni relazione.
O ogni amicizia ha i suoi difetti.
Per farla generica, tutto ha un lato positivo e uno negativo.
È di fondamentale importanza il peso che diamo alle cose e quale dei due aspetti vogliamo considerare.

Se così non facessimo, cambierebbe la nostra salute ed il nostro umore, facendoci sembrare inutilmente inaciditi e negativi
cambieremmo forse il nostro comportamento....
Mi viene da pensare a chi commenta aggressivamente e senza apparente linea logica senza apportare alla critica il minimo costruttivismo concettuale. Ovviamente non è il suo caso e la ringrazio per l'attenzione, oltre che per aver posto l'accento sul fatto che non solo l'amministratore ha noie e che tutti- perché tutti tiriamo la carretta- al di là della professione, abbiamo il dovere di preservare la salute.

Per inciso, non può esserci traccia di sfogo nel mio articolo,in quanto, non facendo l'amministratrice, in questo caso non ho frustrazioni da sublimare.
A presto e grazie.

Giuseppe
Giuseppe venerdì 25 gennaio 2019 alle ore 06:14

Se non c e frustrazione in quello che ha scritto o nel modo in cui risponde probabilmente dovrebbe lasciare scrivere e commentare il proprio lavoro a chi questo fa'.
L'aggressività Che in realtà chiamerei orgoglio umano e dignità lavorativa che lei ha percepito sono in giusta dose al pressappochismo di paragone che lei a descritto ,come se chi facesse il medico fosse in realtà un miracolato della societa' e l amministrazione fosse il baratro lavorativo.Tutto sta a come si equilibria la professionalità con la propria vita.

Giovanni
Giovanni venerdì 25 gennaio 2019 alle ore 18:03

Se non è amministratrice, l'autrice dell'articolo come può parlare, con cognizione di causa, dei caratteri di questa professione e del "sentire" di chi la esercita!

Togato
Togato venerdì 25 gennaio 2019 alle ore 18:25

Mi scuso anzitutto per il mio ricorso ai toni confidenziali - usando il 'tu'- a cui sono avvezzo per ragioni,haimé, d'età avanzata. Concordo con @Giuseppe; nessuno, qualsiasi ne sia l'attività, può ritenersene per questa un "miracolato". Può semmai sentirsi tale quando i risultati del suo lavoro sono conformi alle aspettative (come avvenuto a me in varie occasioni). Rispondo poi a @Federica: non ho alluso allo "sfogo" collegandolo alla specifica attività resa oggetto delle tue considerazioni, ma inteso come reazione d'umana tua comprensione verso un tipo di 'mestiere' (tale reputando pure il mio) di certo esposto a molti rischi e talora insoddisfazioni.Più propriamente, dunque, in senso diciamo 'cosmico'.

Federica Riccardi
Federica Riccardi venerdì 25 gennaio 2019 alle ore 18:46

@togato, si avvertiva la pacatezza di un uomo di altri tempi, con un pensiero un po' più superpartes.
@giuseppe, ringraziandola di avermi dedicato minuti preziosi alle 6.14 di questa mattina e notando una reazione da nervo scoperto sull argomento approfitto per rispondere anche a @giovanni.

Fenomeni e persone si studiano con metodi scientifici. E con ingegno, tentando di trovare soluzioni a problemi.
Insieme ad un team di 12 persone, stiamo studiando il fenomeno del conflitto in condominio e del benessere nei contesti lavorativi e abitativi condominiali da circa un anno e mezzo attraverso interviste, analisi dei dati, Focus group e altre metodologie.
Pertanto, parliamo a rigore dei vissuti che gli amministratori ed i condomini ci hanno portato.
Quindi, a ragion veduta
Mi pare ovvio che non sia questa la sede (ed il clima) per discuterne .

Mi pare anche ovvio che se non ci fosse un interscambio tra le professioni il mondo non andrebbe avanti.

Ma @giuseppe, lei può star ben certo che esiste gente che dalle 6.14 del mattino è impegnata a risolvere problematiche che esistono e che nessuno vede.
In maniera costruttiva, collaborativa, mai aggressiva.
Buon proseguimento e ancora grazie a tutti per la lettura

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