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Agevolazioni fiscali per mediazione civile
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Agevolazioni fiscali per mediazione civile

Non tutti coloro che fanno ricorso alla procedura di mediazione possono usufruire del credito d'imposta.

Avv. Alessandro Gallucci  

Quali sono i vantaggi, di natura fiscale, in relazione ai procedimenti di mediazione civile e commerciale?

La prima risposta, quella sottointesa al quesito, quindi, è che esistono dei vantaggi di natura fiscale: questi sono riconosciuti nella forma del credito d'imposta.

Mediazione civile e commerciale

Il procedimento di mediazione civile e commerciale è uno strumento di risoluzione alternativa delle controversie: uno e non lo strumento, dato che il nostro ordinamento (forse facendo confusione) prevede una serie di procedure dette ADR (alternative dispute resolution).

La mediazione civile e commerciale è disciplinata dal d.lgs n. 28/2010 e successive modificazioni ed integrazioni. Per alcune materie, il procedimento di mediazione, presso appositi organismi individuati dal decreto e dalla normativa di attuazione, è obbligatorio. Le materie sono:

  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Nelle altre materie la mediazione è facoltativa.

Credito d'imposta per la mediazione civile e commerciale

È un incentivo di natura fiscale che consente al suo titolare di inserirlo nella dichiarazione dei redditi.

Come specifica il decreto legislativo n. 28 del 2010, all'art. 20, le parti che corrispondono l'indennità di mediazione ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento presso gli organismi abilitati sono riconosciute titolari, in caso di successo della mediazione, d'un credito d'imposta commisurato all'indennità stessa e con un massimo di € 500,00.

Ove la mediazione non vada a buon fine, prosegue il primo comma della norma, il credito d'imposta è ridotto della metà, con un massimo, quindi, di € 250,00.

Non tutti coloro che fanno ricorso alla procedura di mediazione, perché obbligatoria o per scelta possono usufruire del credito d'imposta: l'accesso al beneficio dipende dalla sussistenza, al momento dell'attivazione e svolgimento della procedura, di fondi ancora disponibili.

=> Amministratore e mediazione condominiale: alcune considerazioni

Come specificato dal succitato art. 20 d.lgs n. 28/2010, il Ministero della giustizia, entro il 30 aprile di ogni anno, deve emanare un decreto con il quale viene determinato:

- l'ammontare delle risorse destinate alla copertura delle minori entrate derivanti dal credito d'imposta relativo alle mediazioni concluse nell'anno precedente;

- il credito d'imposta spettante in relazione all'importo di ciascuna mediazione in proporzione alle risorse stanziate e nei limiti previsti.

Come specifica la stessa norma, il credito d'imposta è utilizzato:

- in compensazione da soggetti titolari di partita IVA, così come previsto dall'art. 17 del d.lgs n. 241/1997;

- in diminuzione delle imposte sui redditi per persone fisiche non titolari di redditi d'impresa o di lavoro autonomo.

=> La "trappola" della mediazione nelle liti aventi ad oggetto le delibere assembleari

In nessun caso, specifica e chiosa la norma sul punto, il credito d'imposta non dà diritto a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi.

Nel caso in cui alla mediazione abbia preso parte un condominio, deve ritenersi che il credito d'imposta debba essere suddiviso tra tutti i condòmini (escluso l'eventuale condòmino controparte che sarà considerato soggetto autonomo), sulla base dei millesimi di proprietà, ovvero nella differente misura concordata, unanimemente, tra tutti i partecipanti al condominio. Ogni differente decisione dev'essere considerata insanabilmente nulla.

Ricordiamo, inoltre, che il credito d'imposta, nei casi di procedura di mediazione vale in relazione ai compensi pagati all'organismo, non per quelli corrisposti all'avvocato difensore, figura obbligatoria così come previsto dall'art. 5, comma 1-bis, d.lgs n. 28/2010.

È bene, infine, tener presente che la mediazione è gratuita per i soggetti che avrebbero beneficiato del gratuito patrocinio nel giudizio in tribunale; conseguentemente essi non maturano alcun credito d'imposta.

Altre agevolazioni fiscali per la mediazione civile e commerciale

Il decreto legislativo n. 28 del 2010 prevede, all'art. 17, altre misure incentivanti di carattere tributario. Il riferimento, in questo caso, è alle imposte di bollo e registro, rispetto alle quali sono previste esenzioni rispettivamente totale e parziale in relazione al valore della controversia.

In tal senso il testé citato art. 17, al terzo comma, specifica che non sono esenti da imposta di bollo, nonché da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione.

Quanto all'imposta di registro, il successivo quarto comma specifica che la stessa non è dovuta entro il limite di valore della controversia di 50.000 euro, altrimenti l'imposta è dovuta solamente per la parte eccedente questa cifra.

In ambito condominiale le spese per imposte e tasse sono ripartite tra tutti i condòmini (escluso l'eventuale condòmino controparte) sulla base dei millesimi di proprietà, salvo diverso accordo.

Cerca: mediazione e credito di imposta

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