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Pro soluto e pro solvendo: che cosa vuol dire?

Pro soluto e pro solvendo, significato e differenza, cessione del credito, assegno e cambiale, esempi concreti.
Avv. Laura Cecchini Avv. Laura Cecchini - Foro di Firenze 

In via preliminare, è utile rappresentare che primariamente, anche nella prassi, le espressioni pro soluto e pro solvendo interessano, principalmente, l'istituto della cessione del credito disciplinato agli art. 1260 Cod. Civ. e ss.

Tuttavia, non si tratta dell'unica operazione, come vedremo, in cui rilevano.

Per meglio comprendere l'argomento appare confacente mettere in luce l'esegesi del verbo latino solvere che nella declinazione al gerundio "solvendo" significa "da pagare" mentre con il participio passato, . soluto", si intende "pagato",

Tale distinzione è già esemplificativa della differenza tra le due nozioni da cui si desume la diversa portata e contenuto applicativo o meglio degli obblighi che intercorrono tra le parti.

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Cessione del credito

Guardando all'istituto di cessione del credito è opportuno illustrare che, qualora la stessa avvenga pro solvendo, colui che cede il credito, denominato cedente, oltre ad essere garante della esistenza dello stesso nei confronti di chi l'acquista, meglio noto come cessionario, è gravato anche dell'eventuale inadempimento del debitore ceduto.

In concreto, quale situazione si verifica?

Il Signor Rossi cede il proprio credito verso il Signor Bianchi al Signor Verdi, di consueto ad un prezzo inferiore al valore del credito per ottenere subito liquidità.

Nell'ipotesi in cui la cessione avvenga pro solvendo, il Signor Rossi, nella veste di cedente, è tenuto a rilevare indenne di quanto ricevuto il Signor Verdi, quale cessionario, se il debitore, nel nostro caso il Signor Bianchi, è inadempiente.

Sul punto è importante evidenziare che nella cessione del credito, quale contratto bilaterale traslativo ad effetti reali tra cedente e cessionario, la prestazione può avere ad oggetto un dare, quale il pagamento di una somma o un bene in senso lato come un diritto personale di godimento, oppure un facere o un non facere.

Inoltre, il debitore resta escluso dal negozio, in quanto non deve prestare alcun consenso essendo irrilevante adempiere verso uno od un altro creditore, ad eccezione del credito con carattere strettamente personale, come espressamente indicato all'art. 1260, comma I, Cod. Civ., per cui «Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente o il trasferimento non sia vietato dalla legge».

Posto ciò, per quanto riguarda, invece, la cessione pro soluto, il cedente è onerato dal garantire al cessionario unicamente la sussistenza del credito al momento della cessione e non, quindi, l'adempimento del debitore.

In sostanza, il cedente si libera da ogni responsabilità relativamente all'adempimento del debitore il cui rischio ricadrà unicamente sul cessionario.

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Factoring

Sempre rimanendo nel tema della cessione del credito, un esempio è costituito dal factoring ove una impresa cede un credito di natura commerciale ad una banca, denominata factor, la quale le eroga liquidità.

Dove risiede qui la differenza?

Ebbene, nel factoring pro soluto, proprio in quanto la impresa cedente non è responsabile del rischio di inadempimento del debitore, per cui l'alea della soddisfazione del credito è sopportata esclusivamente dalla banca, quest'ultima corrisponderà una somma certamente inferiore rispetto al valore del credito ceduto.

Diversamente, nel factoring pro solvendo, l'impresa resta obbligata, risultando responsabile della solvibilità del debitore e, proprio in ragione di tale maggiore garanzia, la liquidità versata dalla banca sarà chiaramente maggiore rispetto alla ipotesi sopra descritta in considerazione del minor rischio di insolvenza.

Assegno e cambiale

Venendo alla analisi di casi pratici, oltre alla cessione del credito, all'argomento in esame non possono certamente sfuggire gli assegni e le cambiali.

Nella prassi quando si esegue un pagamento tramite assegno lo stesso si intende "salvo buon fine", dizione sovente riportata negli atti di compravendita che equivale a scrivere pro solvendo poiché la consegna di detto titolo non è bastevole a estinguere il debito ma è necessario che la somma ivi portata sia effettivamente pagata dall'istituto emittente.

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A conferma, è appropriato riportare il principio stabilito in una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, in aderenza ad orientamento costante e consolidato, secondo cui <La dichiarazione che il creditore rilasci al debitore di avvenuta ricezione in pagamento di un assegno bancario non costituisce quietanza liberatoria in senso tecnico, a prescindere dal nomen che il dichiarante le abbia attribuito, trattandosi di una mera dichiarazione di scienza asseverativa del fatto della ricezione dell'assegno, ma non anche dell'effetto giuridico dell'adempimento dell'obbligazione, il quale consegue solo alla riscossione della somma portata dal titolo. (Nella specie, la S.C. ha negato la valenza di quietanza liberatoria alla dichiarazione, contenuta nel rogito notarile, di avvenuta dazione di un assegno bancario in corrispettivo della compravendita immobiliare, la quale doveva intendersi avvenuta, in mancanza di diversa volontà delle parti, pro solvendo e non pro soluto)> (Cassazione civile , sez. III , 22/01/2019 , n. 1572)

La medesima sorte e conclusione si ha per le cambiali in pagamento, la cui consegna al creditore non può certamente ritenersi equivalente alla soddisfazione del pagamento della pretesa, per cui laddove non sia diversamente convenuto, sia la cessione che la girata debbono ritenersi pro solvendo e non pro soluto (Tribunale , Trento , 25/09/2015 , n. 888).

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