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Il Pos in condominio: breve cronistoria dei controsensi
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Il Pos in condominio: breve cronistoria dei controsensi

Il terminale elettronico serve ai condòmini, banche e alle piattaforme multiconto, ma non agli amministratori. Chi pagherà i suoi costi di acquisto e di gestione?

Avv. Michele Zuppardi  

A partire del 1° luglio 2020, nei casi di mancata accettazione di un pagamento, di qualsiasi importo, effettuato con una carta di pagamento da parte di un soggetto obbligato, si applica nei confronti del medesimo soggetto una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l'accettazione del pagamento". Così recita l'articolo 23 del decreto legislativo 124/2019, di cui tanto si sta parlando in questi giorni, a proposto della coercizione che rende finalmente obbligatorio il tanto famigerato "pos" posto a carico del popolo delle partite iva, amministratori di condominio compresi.

La tracciabilità dei pagamenti in condominio. Analisi di alcune novità legislative

Già tutti sappiamo di che si tratta. Pos è l'acronimo di "point of sale", che tradotto dall'inglese significa "punto vendita". Leggo su wikipedia che "un pos, o terminale di pagamento, è un dispositivo che consente di effettuare pagamenti in moneta elettronica, ovvero carte di credito, di debito o prepagate".

Allora qualcosa non torna. Cosa devono comprare i condòmini dal condominio? Nulla. Cosa deve vendere il condominio ai condòmini? Nulla.

Eppure già intravediamo, ovviamente non ancora normata e salvo impedimenti per motivi di privacy, una "stanza dedicata" negli studi dei mandatari ove allocare in bella mostra tutti i terminali "pos" in ordine di importanza degli edifici amministrati, oppure - a seconda delle esigenze - in base alle più o meno petulanti richieste dei signori condòmini.

E intravediamo soprattutto il business delle banche e delle piattaforme informatiche per "andare incontro " agli amministratori attraverso la vendita di soluzioni tecnico-operative utili a far recuperare a questi ultimi tempo e danaro al costo di qualche "spicciolo", naturalmente in modo tale che l'applicazione della legge sia salva.

Utilizzo del pos in condominio. Spunti di riflessione

Ma scusate, non si era detto che la norma impone la dotazione del "pos" a coloro che effettuano attività commerciali e professionali? Non è che dovremmo o potremmo eventualmente pagare con il "pos" solo e soltanto le competenze dell'amministratore, in quanto professionista che svolge attività nei confronti del condominio? E dunque, per assurdo, non è che il decreto legislativo in oggetto, per come è stato concepito, autorizzerebbe al contempo qualche proprietario dispettoso a chiedere lo storno in bolletta delle somme dovute all'amministratore a titolo di suo personale compenso, e conseguentemente a pagare con le tesserine solo e semplicemente quella piccola specifica voce di spesa?

Il ragionamento è provocatorio, certo. Fatto sta che nel funzionamento della norma manca qualcosa.

Da un lato viene imposto il "pos", dall'altro si lascia libero il popolo degli amministrati di poter usare i contanti.

Nella puntata della mia rubrica sui vizi capitali degli amministratori, pubblicata ieri su Condominioweb, ho ricordato che dai tempi dell'introduzione del giusto obbligo dell'accensione del conto corrente condominiale non è mai seguita alcuna prescrizione al condòmino in ordine al versamento dei suoi oneri direttamente sul conto stesso.

Il conto corrente condominiale, se esiste…non basta

Allora ci chiediamo: ma la necessità di mettere a disposizione il "pos" non era scaturita dal programma di contrasto all'evasione fiscale? E per tale motivo, non sarebbe stato forse meglio riordinare la materia della gestione del conto condominiale? Invece no.

Il conto deve esistere, ma solo per pagare i fornitori: chi deve versare le proprie quote può sempre farlo in contanti, a mani, consentendo peraltro possibili rischi di sottrazione fraudolenta del denaro e sicuri sprechi di tempo negli studi di amministrazione condominiale.

Un controsenso? Probabilmente sì. Ma certamente, come dicevamo, anche un bel regalo a banche e società di gestione delle piattaforme informatiche multiconto. Non dimentichiamo la storia del costo dei bolli addebitati sui conti correnti condominiali, i quali - pur essendo stati concepiti a garanzia degli amministrati solo ai fini della "buona condotta" dei mandatari e non certamente per scopi di lucro - si attestano stranamente sugli stessi valori che lo Stato ha previsto per le società.

Tradotto nella pratica, si parla di cento euro a conto invece che trentasei, con la scusa che la denominazione anagrafica bancaria della tipologia contrattuale dell'ente condominiale non può classificarsi "persona fisica".

=> Riforma del condominio e conto correnti condominiali, per le banche un nuovo affare.

Un tema delicato, quest'ultimo, già anni orsono portato alla ribalta delle cronache in conseguenza del fatidico aggiornamento codicistico sulla obbligatorietà del conto corrente per gli enti condominiali.

Mai saputo il perché di tanta spesa addebitata alle compagini dei proprietari, e ciò addirittura nonostante l'excursus di una interrogazione parlamentare, che nell'ottobre 2013 portò l'agenzia delle entrate a dichiarare lapidariamente il condominio "soggetto diverso da persona fisica " lasciando tutto inalterato, nonostante le contrarie pronunce giurisprudenziali rese finanche dalla Corte di Cassazione.

Conto corrente senza costi… o quasi. Per i condomìni intanto resta il balzello del bollo da pagare

Lo stesso, presumibilmente, accadrà per la macchinetta elettronica. Senza contare che - a differenza del conto condominiale - almeno per il tempo di due o tre gradi di giudizio non sapremo mai con certezza a chi toccherà pagare l'installazione e l'utilizzo del "pos" per il versamento delle quote di condominio.

Un obbligo posto in capo all'amministratore? Si, ma per la tracciabilità dei suoi compensi professionali, mica per quanto i condòmini vogliono o devono versare sul loro conto comune.

E la funzione di "prestatore di servizi" prevista dal D.L. 179/2012 ? Come la mettiamo per questa particolare specificità, che è indissolubilmente collegata alle competenze professionali dell'amministratore-mandatario? Ricordiamo, infatti, che "a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito". Questo prevede la norma.

Il problema è che gli amministratori condominiali non sono soltanto singoli professionisti, ma sono anche e soprattutto singoli collettori di numerosi enti, ognuno dei quali deve avere il proprio conto ove far transitare le somme dei relativi amministrati.

Ed inoltre non va dimenticato che mentre una società può far girare migliaia euro su una sola posizione bancaria e su un solo terminale, l'amministratore che gestisce migliaia di conti dovrà sobbarcarsi il peso degli oneri relativi a migliaia di lettori "pos", o a piattaforme informatiche evolute e perciò ugualmente "salate", senza magari incassare nulla attraverso bancomat e carte di credito e debito.

=> Il terminale POS multi conto corrente entra negli studi di amministrazione condominiale

Ecco dunque, verosimilmente, un nuovo problema da discutere nelle assemblee, dove - in aggiunta all'esame dei più dettagliati preventivi degli amministratori in ordine al costo dei "pos" - staremo a vedere quale condòmino riuscirà a negare al collega comproprietario "bancomat-dipendente " il versamento delle sue quote attraverso la macchinetta elettronica, attesa peraltro la prevista "premiazione cashless " che lo Stato ha approntato in termini di risparmio del credito di imposta sulle transazioni.

Ne vedremo delle belle, questo è certo. Evasione fiscale o no, chi vorrà pagare in contanti potrà continuare a farlo, e così anche chi utilizza i bonifici online senza spese e chi preferisce staccare un assegno o chiederne l'emissione alla sua banca. Tutti plaudiranno alla comodità del "pos", salvo poi a usarla per davvero, ma nessuno ne vorrà pagare le spese di gestione.

E gli amministratori, come sempre, staranno nel mezzo, ammoniti dallo Stato e diffidati dagli amministrati. Con tanti ringraziamenti da parte di banche, uffici postali e società di consulenza varie.

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