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Perché i morosi possono votare?

L'assemblea non può escludere la partecipazione o il voto dei condomini morosi, neppure in caso di conflitto di interessi.
Avv. Maria Monteleone Avv. Maria Monteleone - Foro di Cosenza 

I condomini morosi, cioè inadempienti rispetto agli obblighi di pagamento dei confronti del condominio o di terzi soggetti per opere e servizi prestati a favore del condominio, possono partecipare all'assemblea e hanno il diritto di voto al pari dei condomini in regola.

Perché?

La risposta è semplice: non esiste alcuna disposizione normativa che deroghi alle regole di costituzione dell'assemblea e alle maggioranze di deliberazione, neppure quando all'ordine del giorno vi è una decisione che riguardi i medesimi condomini morosi.

Si pensi, per esempio, alla delibera di agire mediante decreto ingiuntivo nei confronti dei condomini in ritardo con i pagamenti. Trattasi, evidentemente, di questione rispetto alla quale i condomini morosi, per conflitto di interesse, non esprimeranno mai parere favorevole. Quale condomino autorizzerebbe un'azione di recupero crediti ed esecuzione forzata contro se stesso?

Tuttavia, né l'assemblea né l'amministratore di condominio hanno il potere di escludere i condomini morosi dalle assemblee o dalla votazione rispetto a tematiche che li riguardino direttamente.

Diritto di proprietà e diritto di usufrutto. Ripartizione spese

Differenza tra condomino moroso e socio moroso

Secondo la giurisprudenza, il conflitto di interesse del condomino moroso non può costituire motivo di deroga al principio delle maggioranze previsto in materia condominiale.

D'altronde, qualora il legislatore avesse voluto considerare il conflitto di interesse o, comunque, l'inadempimento dei debiti condominiali, quale causa di esclusione dal voto, lo avrebbe espressamente previsto, come ha fatto in materia societaria.

Per esempio, l'art. 2466, c. 4, c.c., in materia di società a responsabilità limitata, stabilisce che il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci. Una simile disposizione non si riscontra, invece, in materia condominiale e ciò per due ordini di ragioni:

a) a differenza di quanto avviene nelle società di capitali, nel condominio non esiste un fine gestorio autonomo: la gestione delle cose, degli impianti e dei servizi comuni non mira a conseguire uno scopo proprio del gruppo e diverso da quello dei singoli partecipanti.

La gestione delle cose, degli impianti e dei servizi comuni è strumentale alla loro utilizzazione e godimento individuali e, principalmente, al godimento individuale dei piani o delle porzioni di piano in proprietà esclusiva.

Di conseguenza, per il sorgere del conflitto tra il condominio ed il singolo condomino, occorre che questi sia portatore, allo stesso tempo, di un duplice interesse: uno come condomino ed uno come estraneo al condominio e che i due interessi non possano soddisfarsi contemporaneamente, ma che il soddisfacimento dell'uno comporti il sacrificio dell'altro.

La gestione delle cose comuni nell'interesse dei singoli condomini ed a vantaggio del godimento dei piani o delle porzioni di piano in proprietà esclusiva, si riflette anche sulle maggioranze assembleari. La disciplina del metodo collegiale e del principio di maggioranza risponde a criteri specifici; il che comporta che le maggioranze occorrenti per la validità delle delibere in tema di gestione in nessun caso possono modificarsi in meno;

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b) nell'assemblea condominiale, anche dopo la riforma del 2012, il quorum deliberativo - come quello costitutivo - è determinato con riferimento sia all'elemento personale (i condomini partecipanti all'assemblea), sia all'elemento reale (il valore di ciascun piano o porzione di piano rispetto all'intero edificio, espresso in millesimi).

Il condomino moroso ha sempre diritto al voto

Il diritto al voto del condomino moroso si spiega, dunque, come anticipato in premessa, con l'inderogabilità (siccome non prevista dal legislatore) delle maggioranze previste per la valida costituzione dell'assemblea e la valida deliberazione assembleare.

Come chiarito da una nota sentenza della Cassazione (Sezione 2 civile, sentenza 28 settembre 2015, n. 19131): "In nessuna norma si prevede che, ai fini della costituzione dell'assemblea o delle deliberazioni, non si tenga conto di alcuni dei partecipanti al condominio e dei relativi millesimi.

Il principio maggioritario, adottato dal codice per le deliberazioni assembleari con la regola della "doppia maggioranza" è un principio specifico dell'istituto condominiale, che vale a distinguerlo dalla disciplina della comunione e delle società, in quanto solo nel condominio è previsto che la maggioranza venga raggiunta dal punto di vista delle persone e del valore".

D'altronde, escludere i condomini morosi dal voto, secondo una decisione puramente discrezionale dell'assemblea, significherebbe attribuire potere alla minoranza, con alterazione di tutte le regole previste dal codice civile in materia condominiale.

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In sostanza, il principio da seguire secondo la Cassazione, nella sentenza citata, è il seguente: "in tema di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell'intero edificio, sia ai fini del conteggio del quorum costitutivo sia di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (non debbono) astenersi dall'esercitare il diritto di voto.

Pertanto, anche nell'ipotesi di conflitto d'interesse, la deliberazione deve essere presa con il voto favorevole di tanti condomini che rappresentino la maggioranza personale e reale fissata dalla legge e, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio, ciascun partecipante può ricorrere all'Autorità giudiziaria".

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