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Si rifiuta di spostare la propria auto che blocca l'accesso al cortile. Scatta la violenza privata. La Cassazione conferma la condanna
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Si rifiuta di spostare la propria auto che blocca l'accesso al cortile. Scatta la violenza privata. La Cassazione conferma la condanna

Chi parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio, può commettere un reato

Avv. Maurizio Tarantino 

La questione . In tal vicenda, la Corte di appello confermava la sentenza con la quale il Tribunale aveva dichiarato Tizio responsabile del reato di violenza privata 610 C.P. (perché si era rifiutato si rimuovere l'auto parcheggiata all'ingresso di un cortile in uso a Caio, così impedendo a quest'ultimo di accedervi e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà ivi depositati), condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile.

Avverso l'indicata sentenza della Corte di appello di Potenza, Tizio ha proposto ricorso per cassazione eccependo l'inosservanza della legge penale ed i vizi di motivazione in ordine all'inutilizzabilità della dichiarazioni auto-accusatorie rese dall'imputato alla polizia giudiziaria.

Con il secondo motivo, invece,il ricorrente denunciava l'inosservanza della legge penale, in quanto il rifiuto addebitabile all'imputato non era equiparabile alla violenza o alla minaccia richieste per l'integrazione del reato.

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Violenza privata. Ogniqualvolta un soggetto tiene una condotta idonea a costituire una forma di coazione della persona offesa che non costituisce un più grave reato, deve ritenersi integrato il reato di cui all'articolo 610 del codice penale. (Cass. pen. sentenza n. 24614/2005.

In tal vicenda, il conducente era stato condannato per aver parcheggiato in doppia fila , in maniera tale da bloccare un'auto altrui, e per essersi rifiutato di spostarla, nonostante le richieste della vittima).

Il ragionamento della Cassazione. Secondo i giudici di legittimità, il primo motivo era inammissibile in quanto in tema di ricorso per cassazione, è onere della parte che eccepisce l'inutilizzabilità di atti processuali indicare, pena l'inammissibilità del ricorso per genericità del motivo, gli atti specificamente affetti dal vizio e chiarirne altresì la incidenza sul complessivo compendio indiziario già valutato, sì da potersene inferire la decisività in riferimento al provvedimento impugnato (Cass. pen. Sez. U, n. 23868 del 23/04/2009,).

In proposito, il ricorrente si era sottratto a tale onere, tanto più che la sentenza impugnata, nel dar conto della conferma del giudizio di colpevolezza, aveva richiamato non solo la testimonianza dell'operante della polizia giudiziaria, ma anche la deposizione dibattimentale della persona offesa. Del pari inammissibile è il secondo motivo.

Difatti,quanto alla sussumibilità del fatto nella fattispecie incriminatrice di cui all'art. 610 c.p., del tutto consolidato è l'indirizzo della giurisprudenza di legittimità in forza del quale "integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l'accesso alla persona offesa, considerato che, ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l'offeso della libertà di determinazione e di azione" (Cass. pen. Sez. 5, n. 8425 del 20/11/2013; conf., ex plurimis , Sez. 5, n. 603 del 18/11/2011; Sez. 5, n. 1913 del 16/10/2017; Sez. 5, n. 48369 del 13/04/2017; Sez. 5, n. 29261 del 24/02/2017).

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Infine, del tutto generiche sono state le ulteriori doglianze, sostanzialmente carenti della necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione.

In conclusione , la condotta di chi ostruisca volontariamente il cortile per impedire ad altri di manovrare nella stessa si ritiene realizzare l'elemento materiale del reato in questione. Per le suesposte ragioni, il ricorso è stato rigettato.

TABELLA RIEPILOGATIVA

OGGETTO DELLA PRONUNCIA

VIOLENZA PRIVATA

RIFERIMENTI NORMATIVI

Art. 610 c.p.

PROBLEMA

L'imputato si era rifiutato di rimuovere la sua auto parcheggiata all'ingresso di un cortile in uso anche al suo vicino, al quale aveva impedito di accedervi e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà ivi depositati.

LA SOLUZIONE

La Suprema Corte conferma la condanna per violenza privata contro chi si rifiuta di spostare la propria auto che blocca l'accesso al cortile. Difatti, il prevalente indirizzo giurisprudenziale è nel senso di condannare coloro che bloccano il passaggio e impediscono l'accesso al cortile, al garage o, addirittura, parcheggiano selvaggiamente in doppia fila.

RICHIAMI/PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Cass. pen. Sez. 5, n. 8425 del 20/11/2013; Sez. 5, n. 603 del 18/11/2011; Sez. 5, n. 1913 del 16/10/2017; Sez. 5, n. 48369 del 13/04/2017; Sez. 5, n. 29261 del 24/02/2017

LA MASSIMA

Integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l'accesso alla persona offesa, considerato che, ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l'offeso della libertà di determinazione e di azione.

Cass. pen., sez. V, 19 dicembre 2019, n. 51236

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