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Opposizione a decreto ingiuntivo, come chiamare in causa un terzo?
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Opposizione a decreto ingiuntivo, come chiamare in causa un terzo?

In un giudizio riguardante il recupero di oneri condominiali, la Corte di Cassazione chiarisce alcuni aspetti importanti circa la chiamata in causa di terzo nell'opposizione a decreto ingiuntivo.

Avv. Valentina Papanice  

Chiamata in causa di terzo e opposizione a decreto ingiuntivo.

L'ingiunto che intende proporre opposizione al decreto ingiuntivo (d'ora in poi "d.i.") e chiamare in causa un terzo può provvedervi direttamente o deve chiedere al giudice l'autorizzazione? E cosa accade se l'istanza vi è stata, ma il giudice non si è pronunciato si di essa, decidendo però nel merito anche nei confronti del terzo?

Vediamo cosa risponde l'ordinanza della Corte di Cassazione n. 16336 pubblicata il 30 luglio 2020.

Il dubbio della prima domanda sorge (ma l'orientamento in giurisprudenza è costante) dalla necessità di conciliare le norme del codice di procedura civile relative alla chiamata di terzo con quelle relative all'opposizione a decreto ingiuntivo.

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Opposizione a decreto ingiuntivo, chiamata di terzo, le norme

La chiamata di terzo su iniziativa di parte è disciplinata dall'art. 269 c.p.c., il quale, per quel che qui interessa, prevede che: alla chiamata nel processo di un terzo (a cui la parte ritiene comune la causa o da cui pretende di essere garantita) la parte provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata dal giudice istruttore; il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini di legge. Il giudice provvede con decreto a fissare la data della nuova udienza.

Il cancelliere comunica alle parti costituite il decreto e la citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.

Quanto all'attore, la sua esigenza di chiamare un terzo può derivare solo dalle difese del convenuto, non prima, perché è lui ad attivare il giudizio e a fare i primi inviti, insomma, a decidere chi coinvolgere nel giudizio.

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Qualora dunque dalle difese del convenuto sorga per l'attore la necessità di chiamare in causa il terzo, egli provvederà chiedendo a sua volta l'autorizzazione nella prima udienza e la fissazione di nuova udienza nei termini di legge.

L'opposizione a decreto ingiuntivo, invece, sempre per quel che qui interessa, si propone mediante notifica dell'atto di citazione a colui che ha chiesto il decreto, che diviene così l'"opposto"; si apre così un ordinario giudizio di cognizione dove i termini sono ridotti alla metà.

Citazione diretta del terzo e in subordine richiesta di autorizzazione al giudice

Nella specie, il giudice dell'appello aveva accolto la contestazione del terzo chiamato, che aveva rilevato l'irritualità della chiamata, avvenuta in via diretta e senza l'autorizzazione del giudice di primo grado, e pertanto aveva dichiarato la parte decaduta dalla facoltà di chiamare il terzo.

Ricorrendo in Cassazione, la parte rileva che essa aveva sì citato direttamente il terzo in giudizio, ma che, essendovi dubbi sull'applicazione delle norme per incertezze espresse dalla giurisprudenza, aveva anche in subordine richiesto al giudice l'autorizzazione a notificare la predetta citazione.

Orientamento pacifico: la chiamata del terzo nell'opposizione a d.i. richiede l'autorizzazione

Ebbene, rileva la Corte, secondo un orientamento, pacifico anche al momento in cui la parte notificò la chiamata di terzo, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente non può direttamente citare il terzo, ma deve chiedere l'autorizzazione al giudice nell'atto in cui formula l'opposizione al decreto ingiuntivo.

Ciò si spiega in quanto nel giudizio che si instaura con l'opposizione a decreto ingiuntivo le due parti conservano le loro posizioni sostanziali, senza alcuna inversione: il creditore - ricorrente per d.i, nonché opposto, conserva la veste di attore, il debitore-opponente conserva la veste di convenuto e così dicendo si ripartiscono poteri e preclusioni stabilite dal codice di procedura civile.

L'art. 269 c.p.c., come la Corte ha qui e altrove affermato, "non si concilia con l'opposizione al decreto"; ciononostante, prosegue la Corte, l'opponente deve in ogni caso citare direttamente l'opposto e, quanto alla chiamata di terzo, deve chiedere al giudice l'autorizzazione alla chiamata sulla base dell'esposizione dei fatti e delle considerazioni giuridiche contenute del ricorso per decreto (i richiami ai precedenti sono molteplici: Cass. n. 21706/2019, n. 22113/2015, n. 10610/2014, n. 4800/2007; n. 13272/2004, n. 8718/2000).

Istanza di autorizzazione a chiamare il terzo senza pronuncia del giudice

Nella specie era successo che l'opponente aveva citato in giudizio un terzo e in subordine richiesto al giudice la chiamata di terzo; il giudice non si era mai espresso sulla richiesta, ma questa vi era stata, con la conseguenza che, afferma la Corte, la parte non era decaduta dalla facoltà predetta.

D'altra parte, il giudice aveva emesso la propria pronuncia anche in riferimento al terzo chiamato, considerando implicitamente autorizzata la chiamata di terzo (sul punto la Corte richiama la sentenza di Legittimità n. 7526/2012 riguardante un caso di mancata pronuncia sull'istanza di autorizzazione formulata dall'opponente nel diverso rito locatizio).

Viene quindi enunciato il principio di diritto secondo cui: "allorché l'opponente a decreto ingiuntivo, pur avendo citato direttamente un terzo che intenda chiamare in causa, richieda al giudice nell'atto di opposizione, in via subordinata, l'autorizzazione di cui all'art. 269 c.p.c., rimane impedita la decadenza della chiamata, dovendosi peraltro intendere implicitamente autorizzata tale chiamata ove il giudice pronunci nel merito nei confronti del terzo".

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